Assinform: il mercato digitale italiano è cresciuto ancora (+2,8%)

Assinform, l’associazione nazionale delle aziende di Information Technology che aderisce Confindustria e che sta compiendo il passaggio per la fusione con Anitec, ha presentato ieri, 24 luglio, il suo rapporto “Il digitale in Italia 2017” in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue.

Ci sono buone notizie: nel 2016, il mercato digitale italiano è cresciuto dell’1,8% per 66,1 miliardi di euro, mentre nel primo trimestre 2017 la crescita ha accelerato, +2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È ripresa? Sì, per il secondo anno consecutivo, ma con juicio (prudente), spiega Assinform perché «non basta ancora a colmare il ritardo accumulato e a coinvolgere le tante PMI che animano il tessuto produttivo».

Comunque sia, la performance nei primi tre mesi del 2017 «avvalora le previsioni di crescita per il triennio 2017-2019: +2,3% a 67,6 miliardi nel 2017; + 2,6% a 69,4 miliardi nel 2018 e +2,9% a 71,4 miliardi nel 2019».

Agostino Santoni, presidente di Assinform, ha detto che «Sino a due anni fa per la carenza di investimenti in innovazione, l’Italia correva il rischio di rimanere ai margini dello sviluppo digitale. Oggi possiamo dire che questo scenario si sta sempre più allontanando grazie all’inversione di tendenza degli investimenti in tecnologia. Cloud, IoT, Big data, Mobile Business, Cybersecurity trainano il cambiamento dei modi di produzione, di interazione con clienti e fornitori in filiere sempre più integrate. Stanno cambiando i prodotti e lo scenario competitivo, che vede l’ingresso nei mercati di nuovi operatori e piattaforme digitali che abilitano nuovi servizi».

Ma c’è un’altra criticità che occorre rilevare, «il gap di specialisti digitali che rischia di condizionare gli investimenti delle aziende e l’effetto delle politiche di stimolo all’innovazione», spiega ancora Assinform. Cioè: la carenza di professionalità dedicate è un freno allo sviluppo.

Assinform stima infatti che per il periodo 2016-2018 manchino all’appello di «85.000 nuovi specialisti, 65.000 dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale».

Il mercato digitale italiano si è dunque rimesso in moto. Meno incoraggiante è però il contributo della PA. «La spesa pubblica in digitale è attesa calare con un tasso di crescita medio annuo di poco meno del 2%, ad eccezione della Sanità che invece promette un tasso medio annuo di crescita del 3% circa (dai 1,450 miliardi di euro, +1,6%, del 2016)», scrive Assinform.

Cantiere promettente è il programma Industria 4.0, che grazie all’iper e al super ammortamento «già ha cominciato a incidere considerevolmente su un mercato che a fine 2016 ha raggiunto 1,8 miliardi di euro (+18,2%). Secondo un’indagine condotta presso i fornitori ICT nel primo trimestre del 2017, la domanda di prodotti e soluzioni digitali 4.0 è cresciuta tra il 10% e il 20% e manterrà una dinamica sostenuta per l’intero anno».

«Industria 4.0 non è solo un’iniziative tecnologica – ha detto il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania intervenendo alla conferenza stampa – Stiamo ridisegnando l’economia italiana, la sua competitività, la sua capacità di crescere. Industria 4.0 è un grande progetto-paese, per il quale va dato atto alla collaborazione fra Governo e sistema delle imprese. La leggera ripresa degli investimenti nel digitale – ha aggiunto Catania – testimonia che le imprese hanno iniziato a capire l’importanza dell’innovazione e a muoversi. Per chiudere il gap d’innovazione accumulato rispetto agli altri paesi dobbiamo puntare a un raddoppio degli investimenti entro i prossimi cinque anni. Per questo abbiamo bisogno di un’amministrazione pubblica in grado di essere motore dell’innovazione, non freno. I piani di digitalizzazione della PA sono sul tappeto da tempo, ma la loro attuazione è troppo, troppo lenta. Il punto chiave su cui bisogna concentrarsi è la trasformazione dei processi, cruciale per una spending review efficace e per dare qualità ai servizi verso i cittadini e le imprese. Ci aspettiamo, perciò, che si dia vita a una mobilitazione politica e di leadership per la PA 4.0, al pari e con la stessa determinazione con cui Governo e sistema confindustriale stanno spingendo l’attuazione di Industria 4.0».

Quali sono, infine, i comparti che hanno tirato di più? Sostanzialmente tutti eccetto i servizi di rete tlc: i servizi ICT crescono del 2,5%a 10,6 miliardi, software e soluzioni ICT del  4,8% (6,2miliardi), i dispositivi e i sistemi dell’1,4% (17,2 miliardi), i contenuti digitali e il digital advertising del 7,2% (9,6 miliardi). E nelle previsioni future (fino al 2019) le voci più performanti saranno software e soluzioni ICT (+5,7%) e i contenuti digitali e digital advertising (+6,9%).

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Lindy
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