Industria 4.0 dà la spinta al rimpatrio delle produzioni

Reshoring. Fenomeno economico che consiste nel rientro a casa delle aziende o delle attività produttive in precedenza portate all’estero per evidenti motivi di contenimento dei costi. Occorrerà prendere confidenza con questo ennesimo termine anglosassone che indica un’inversione di tendenza alla delocalizzazione, per quanto timida al momento. Industria 4.0 c’entra qualcosa.

Infatti, i fattori principali del rimpatrio – costi e tempi logistici, effetto “made in”, servizio al cliente – «sono oggi amplificati esponenzialmente dall’avvento di Industria 4.0 e diventano valori cui il consumatore non è disposto a rinunciare: prodotto su misura, alta qualità e consegna immediata impongono lavorazioni “in casa” con flessibilità estrema e lotti minimi. Impensabile soddisfare questa domanda con container che arrivano dalla Cina in sei settimane, che si tratti di macchinari o di abbigliamento». Lo ha scritto Il Sole 24 Ore citando gli ultimi i dati dell’Osservatorio Uni-Club MoRe Back-reshoring (team interuniversitario di lavoro tra Modena, Catania, L’Aquila, Udine e Bologna).

«Stiamo completando in questi giorni l’analisi dei dati 2016 e i numeri sono ancora bassi e statisticamente non certi (sono infatti  121 casi registrati in Italia, ndr) – ha spiegato Luciano Fratocchi, professore di ingegneria economico-gestionale dell’Università dell’Aquila – Sono complesse le dinamiche competitive a determinare le decisioni di localizzare le lavorazioni dentro o fuori i confini e più che le politiche protezionistiche e le incertezze geopolitiche mondiali saranno le esigenze della produzione 4.0 a dare una forte accelerazione al fenomeno reshoring nei prossimi anni».

Insomma, la fabbrica automatizzata e connessa appare essere un fattore chiave per il rientro delle produzioni molto più degli interventi pubblici, «rivelatisi fin qui uno strumento poco efficace per convincere gli imprenditori italiani a rivedere le scelte di delocalizzazione».

Lo stesso Fratocchi si è dichiarato convinto che «sarà Industria 4.0 a ripopolare le casistiche del reshoring anche nel tessile-abbigliamento perché il vantaggio si sposta ora dal costo alla filiera. Il fast fashion di alta qualità può essere garantito solo da una produzione di prossimità, dentro la fabbrica o in una filiera a chilometro zero».

«Il reshoring è un fenomeno strettamente correlato alla forza di filiere e distretti che concentrano competenze e flessibilità – sottolinea Paolo Barbieri, professore di scienze aziendali dell’Università di Bologna – e che garantiscono quei plus di qualità, ricerca, innovazione, controllo, autenticità e vicinanza al cliente che non si possono assicurare demandando i processi a stabilimenti in Asia (46% dei rientri sui 121 casi nazionali) o in Est Europa (24% dei rientri)».

Il Sole 24 Ore ricorda alla fine dell’articolo il caso Adidas come esempio che sta facendo scuola: «dopo vent’anni è tornata a produrre in Germania in fabbriche green ad alta robotizzazione». Se la tendenza si amplificherà stando alle previsioni, le opportunità di lavoro per aziende ICT, installatori e system integrator sono perciò evidenti.

 

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Lindy
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