“Cose che pensano”, oggi un miliardo e ottocento milioni di possibilità

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La rivoluzione IoT, Internet of Things, l’internet delle cose, gira nella centrifuga della lavatrice di casa regolata dallo Smartphone esattamente come all’aeroporto di Fiumicino, dove da questa primavera il turista viene omaggiato di occhiali con cui, per “farsi un’idea”, può già compiere una visita virtuale della fontana di Trevi prima ancora di vederla di persona. “Cose che pensano e hanno di te sentimento” cantava una vita fa un profetico Lucio Battisti.

È una rivoluzione ormai in pieno corso, destinata a cambiare la faccia del mondo nel giro di pochi anni. Lo dice innanzitutto il business prodotto, sempre più continuo e copioso: un fatturato che solo in Italia nel 2018 è cresciuto del 35%, toccando la soglia dei cinque miliardi di euro, come rilevato dall’osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano. Con previsioni di ulteriori e massicci investimenti nel breve termine, secondo quanto appurato da un’indagine dell’istituto di ricerca internazionale IDC, concretizzatasi in una classifica dove, per quanto riguarda le risorse destinate all’IoT nel 2019, l’Italia è quarta in Europa con i suoi 19 miliardi di dollari, preceduta dai 35 miliardi della Germania e dai 25 di Francia e Gran Bretagna.

La grande novità è data dalla percezione dei cambiamenti in cui siamo tutti coinvolti, non più appresi dai media che ci raccontano di fabbriche e infrastrutture così connesse e automatizzate da funzionare quasi da sole, ma constatati di persona all’interno di abitazioni dove l'”intelligenza” di elettrodomestici, impianti di alimentazione e arredo domotico balza agli occhi in modo sempre più frequente. Sensazione confermata dai numeri, come i 500 miliardi di dollari in cui l’istituto di ricerca BI Intelligence stima il fatturato dell’indotto mondiale della Smart Home solo per l’anno in corso, alimentato dalla moltiplicazione incessante dei prodotti sul mercato, orientato a proporre entro il 2019 un miliardo e ottocento milioni di “articoli”, della più varia foggia e del più vario costo.

A proposito di prezzi, un boom diffuso e capillare come questo di Internet of Things non può tralasciare quelle opportunità low cost abitualmente esplorate da nicchie di “consumer” orientati per definizione inglese soprattutto ai beni voluttuari. Si fa strada in questo contesto il settore della sensoristica, dove il ricorso usuale alle frequenze radio libera dalla dipendenza da una qualsivoglia rete, con cavo o wireless: è il caso di quei dispositivi GPS che favoriscono la localizzazione (in caso di soccorso, ad esempio) dove internet non arriva, ma anche la gestione di servizi come l’irrigazione, erogata connettendo in tempo reale le pompe alle previsioni meteo o la raccolta rifiuti, tramite cestini monitorati in remoto per sapere quando sono pieni.