Mercato trasparente per un’agenda “davvero” digitale

«… il rapporto tra Telco e pubblico, ovvero la modalità di connessione offerta dagli operatori, è un argomento su cui sarà necessaria la massima vigilanza. Se è vero, infatti, che la pubblicità è l’anima del commercio, è anche vero che si debbano fissare alcuni paletti per evitare pubblicità mendace. Mi riferisco alle roboanti offerte e super offerte dei numerosi internet provider in tema di qualità della connettività, che sfruttando  ingenuità o ignoranza del pubblico hanno spacciato per anni connessioni “flat” che flat non sono, o connessioni con velocità in download e upload “fino a”, che alla prova risultavano ben lontane dalle prestazioni pubblicizzate. L’ultima moda in questo campo sono gli abbonamenti fibra, declinati di volta in volta come “super”, “iper” e quant’altro il mondo dei superlativi della lingua italiana e inglese consentono».

Lo ha scritto Luca Baldin, project manager di Smart Building, nell’articolo “Una nuova agenda davvero digitale” pubblicato nel numero di aprile dal Giornale dell’Installatore Elettrico (che ringraziamo per la concessione. Per leggere il Giornale in versione digitale occorre registrarsi a questo link). Per leggere l’articolo, scaricate il pdf qui.

Facile profeta? Fatto sta che ieri, 11 aprile, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, presieduta da Giovanni Pitruzella (nella foto), ha sanzionato per pratica commerciale scorretta Wind Tre. La multa di 4,25 milioni di euro è dovuta all’omissione e all’informazione ingannevole sui servizi di navigazione in mobilità a marchio 3 e i servizi internet con tecnologia in fibra ottica.

In pratica, gli slogan “Free Unlimited Plus” e “Naviga senza pensieri alla massima velocità con la rete 4G LTE di 3 relativi ai servizi mobili lasciano intendere che il traffico dati è illimitato ed invece nella comunicazione non sono indicati i costi del traffico supplementare una volta esauriti i giga inclusi nell’offerta.

Per quanto riguarda la connessione in fibra ottica, Wind Tre trascura di fornire informazioni «sulle caratteristiche dell’offerta, sui limiti geografici di copertura delle varie soluzioni di rete, sulle differenze di servizi disponibili e di performance (ad esempio tempi di attesa per la fruizione dei servizi medesimi), nonché sulle effettive condizioni economiche di fruizione dei suddetti servizi», spiega il comunicato dell’Autorità. Insomma, la società usa il termine fibra come una sorta di lasciapassare incondizionato, evitando cioè «di dare al consumatore gli elementi che distinguono le diverse tipologie di offerta ed impedendogli di prendere una decisione consapevole sull’acquisto dell’offerta in fibra».

«Servono regole chiare per un mercato libero, concorrenziale, ma non truffaldino, per promuovere la costruzione di un ecosistema favorevole allo sviluppo dello smart building e, di conseguenza, della smart city», ha scritto ancora Luca Baldin.

 

 

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