Data center: aumentano gli investimenti con un iter unico
L’Italia, si sa, sta provando a colmare il ritardo nella corsa europea ai data center con la misura chiave contenuta nel cosiddetto DL Bollette che introduce un procedimento autorizzativo unico per la realizzazione e l’ampliamento dei centri di elaborazione dati, con l’obiettivo di semplificare le procedure e rendere il Paese più competitivo nel settore digitale.
Il cuore della riforma è l’articolo 8 del decreto, che concentra in un’unica procedura tutte le autorizzazioni necessarie – ambientali, urbanistiche e paesaggistiche – superando il sistema frammentato basato su pareri multipli.
Il nuovo iter prevede tempi definiti: il procedimento dovrebbe concludersi entro circa dieci mesi, con eventuali proroghe solo in casi eccezionali. Questo rappresenta un cambiamento significativo rispetto al passato, dove la sovrapposizione di competenze poteva rallentare i progetti anche per anni.
Data center infrastrutture strategiche
La misura nasce dalla consapevolezza che i data center sono ormai infrastrutture critiche per lo sviluppo economico. Sono infatti alla base di tecnologie come cloud, intelligenza artificiale e servizi digitali, sempre più richiesti da imprese e pubbliche amministrazioni.
Il decreto riconosce implicitamente questo ruolo strategico, cercando di evitare che l’Italia perda terreno rispetto ad altri Paesi europei più rapidi nell’attrarre investimenti in questo ambito.
Un’unica autorità e più coordinamento
Il nuovo modello prevede che tutte le autorizzazioni vengano rilasciate nell’ambito di una conferenza di servizi coordinata dall’autorità competente per l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
In questo modo, le diverse amministrazioni coinvolte – ambiente, paesaggio, sicurezza – partecipano a un processo unitario, riducendo conflitti e duplicazioni. L’obiettivo è garantire una valutazione più efficiente, senza rinunciare ai controlli.
Le sfide ancora aperte
Nonostante le semplificazioni, restano alcune criticità. Tra queste, il rischio di sovraccarico amministrativo per gli enti competenti e la necessità di chiarire alcuni aspetti operativi, soprattutto per i progetti di dimensioni minori.
Inoltre, il successo della riforma dipenderà dalla capacità di coordinare le norme nazionali con quelle regionali e locali, evitando nuove frammentazioni.





