EPBD: le incognite del recepimento nel nostro Paese

7 Luglio 2026 Ilaria Rebecchi


La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, EPBD, rappresenta uno dei pilastri della strategia climatica dell’Unione Europea. E l’obiettivo è sempre stato chiaro: arrivare entro il 2050 a un patrimonio edilizio completamente decarbonizzato. Ma tra i focus europei e la loro attuazione nazionale si è aperto un divario sempre più evidente.

La nuova direttiva (UE) 2024/1275, entrata in vigore nel maggio 2024, impone agli Stati membri una pianificazione strutturata attraverso il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, con tappe precise già a partire dal 2025.
Tuttavia, proprio su questo punto emergono le prime criticità: l’Italia non ha rispettato la scadenza del 31 dicembre 2025 per la presentazione del piano, entrando tra i Paesi oggetto di procedura di infrazione da parte della Commissione europea.

Un ritardo non solo formale

Il processo di recepimento della direttiva nell’ordinamento nazionale risulta in stallo, senza un quadro normativo chiaro né una strategia operativa definita.
Un segnale significativo è arrivato con la legge di delegazione europea 2025, che non include la EPBD tra le direttive da recepire, suscitando forti critiche da parte degli operatori del settore.
Le difficoltà sono in parte strutturali: il patrimonio edilizio italiano è tra i più vecchi d’Europa e richiede interventi profondi e costosi. La direttiva prevede, ad esempio, una riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e oltre il 20% entro il 2035, obiettivi che implicano interventi su larga scala.
A queste complessità si aggiungono criticità economiche e sociali. Ad esempio, il superamento delle politiche straordinarie come il Superbonus ha lasciato un vuoto di strumenti stabili, mentre famiglie e imprese si trovano di fronte a costi elevati e a una forte incertezza normativa. Il rischio è quello di rallentare ulteriormente gli investimenti proprio nella fase in cui sarebbe necessario accelerare.
Ultimo ma non in ordine di importanza, c’è un tema di governance: la EPBD richiede una pianificazione di lungo periodo, coordinando politiche energetiche, industriali e sociali. Senza un disegno strategico chiaro, il recepimento rischia di trasformarsi in un adempimento burocratico, invece che in una leva di trasformazione del sistema edilizio.

Ilaria Rebecchi

Executive Editor della rivista e del portale Smart Building Italia, lavora come Giornalista e Senior Copywriter specializzata in settori come tecnologia e digitale, creatività e social media.