Superbonus e Recovery Plan, per adesso non cambia nulla


L’agevolazione resta invariata nella versione definitiva del PNRR varata del governo ma il premier Draghi annuncia una proroga e delle semplificazioni

Cambiare tutto per non cambiare niente: la dotta citazione (da Il Gattopardo) si presta per commentare quanto appena successo con il Recovery Plan (noto anche come Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e la sua definitiva messa a punto da parte del governo. Peccato, però, che vada paradossalmente capovolta: non cambiare niente per cambiare tutto… È infatti proprio questa la morale, almeno in tema di Superbonus al 110%, che si trae dalla lettura del documento e, soprattutto, dalle parole spese dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella sua presentazione alle Camere.

La prima constatazione è che, per quanto riguarda il capitolo edilizia, il testo del Recovery Plan che si appresta ad essere sottoposto alla valutazione delle autorità europee è sostanzialmente analogo a quello elaborato quando a Palazzo Chigi sedeva ancora Giuseppe Conte. Restano, in particolare, i circa 18 miliardi destinati ad alimentare il Superbonus, anche se con una diversa ripartizione fra le risorse provenienti direttamente dal Recovery e quelle garantite dal ricorso ad altri Fondi. E il PNRR non cambia nemmeno i paletti regolamentari e temporali del provvedimento, destinato a scadere a fine 2022 per gli edifici residenziali privati (con almeno il 60% dei lavori ultimato a metà dell’anno prossimo). Il tutto ribadendo l’ambizioso obiettivo complessivo: “Gli investimenti consentiranno la ristrutturazione di circa 50.000 edifici/anno a regime, per una superficie totale di 20 milioni di mq/anno. Il risparmio energetico previsto permetterà di raggiungere circa 291,0 Ktep/anno, ovvero 0,93 MtonCO2/anno”.

Dunque, come detto in apertura, nel testo ultimo del Recovery non c’è alcun cambiamento rilevante per il Superbonus. Peccato, o per fortuna a seconda dei punti di vista, che il premier Draghi abbia parlato tutt’altra lingua in Parlamento… “Per il futuro – ha dichiarato il presidente del Consiglio illustrando il provvedimento alla Camera dei Deputati -, il Governo si impegna a inserire nel Disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell’Ecobonus (il Superbonus, ndr) per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e sicurezza degli edifici”. E all’impegno per la proroga del Superbonus ne è seguito, questa volta nell’intervento di replica alla Camera, un altro di non minore importanza: “Già con un decreto legge a maggio – ha annunciato Draghi -, interveniamo con delle importanti semplificazioni per agevolare la sua effettiva fruizione”.

Si tratta, quindi, di sostanziali cambiamenti temporali e normativi che si profilano all’orizzonte, anche se il rischio è il permanere per molte altre settimane del clima di incertezza che ha da subito caratterizzato il ricorso al Superbonus. Infatti, se è vero che già nel corso di questo mese il governo correggerà i criteri per l’accesso all’agevolazione nell’ottica della semplificazione delle procedure, è prevedibile che le nuove norme andranno interpretate e “digerite” dai vari soggetti che le recepiscono, a cominciare dalle banche che vengono chiamate in causa nel meccanismo della cessione del credito. Per quanto riguarda la proroga, invece, sarà possibile soltanto alla fine dell’anno, con il varo della Legge di bilancio, e solo al verificarsi di una serie di condizioni. Una situazione che di fatto rende improbabile un cambio di passo del Superbonus, che per ora non è arrivato a “movimentare” un miliardo di euro, nel corso di quest’anno. Piuttosto, molti degli interessati finiranno con il rinviare la scelta all’inizio del 2022, con la speranza che a quel punto non ci siano più dubbi su regole e tempi.