HOTEL 4.0: INNOVAZIONE TECNOLOGICA DELLE STRUTTURE ALBERGHIERE E RICETTIVE

Si è chiusa con successo BTM 2025, la fiera dedicata al turismo organizzata dal 26 al 28 febbraio alla Fiera del Levante a Bari. Circa 50.000 le presenze, 545 gli espositori tra aziende, comuni, associazioni di categoria, Tour Operator, Enti del Turismo e Agenzie di Viaggio. 80 i buyer nazionali e internazionali e oltre 400 i relatori che hanno animato i 200 incontri tra convegni, speech, panel e workshop delle 8 sale conferenza, generando engagement e partecipazione offline e online.

Ha suscitato molto interesse l’area Hotel 4.0, organizzata da Smart Building Italia e che ha proposto agli operatori dell’ospitalità alberghiera ed extra alberghiera quanto le nuove tecnologie possono offrire in termini di risparmio energetico, qualità dell’aria, sicurezza e connettività.

"È stato per noi un numero zero molto interessante – dichiara Luca Baldin, direttore di Smart Building Italia – durante il quale, grazie ai nostri partner industriali, abbiamo sperimentato l’approccio ad un mercato verticale come quello della ricettività turistica, potenzialmente estremamente interessante in un Paese come l’Italia in cui l’industria turistica produce circa il 12% dell’intero PIL e occupa il 15% dell’intera forza lavoro. C’è un grande tema di alfabetizzazione tecnologica e di condivisione di un linguaggio che ci dice che siamo solo all’inizio dell’opera, ma spiega anche perché è necessario presidiare manifestazioni come BTM, in grado potenzialmente di aprire nuovi mercati”

PROGRAMMA TALK

HOTEL 4.0: LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA COMPETITIVITA’

Conduce e modera: Luca Baldin, Direttore Smart Building Italia

Mercoledì 26 ore 14.40 – Sala Community
Scenari tecnologici e competenza per gli hotel del futuro

• La doppia transizione tecnologica per gli Hotel: un’opportunità da non perdere
Domenico Di Canosa, Presidente Smart Buildings Alliance
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La connettività diffusa: uno strumento indispensabile per il turista 4.0
Matteo Valeriani, Channel Sales AVM
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System integration e nuove frontiere dell’audiovideo per gli hotel
Michele Fucci, AV Engineer/Multimedia Architect
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Giovedì 27 ore 14.10 – Sala Community
L’hotel a qualità totale


• La sfida della qualità dell’aria
Antonio Capuzzolo, Consulente Tecnico Commerciale Puglia Airzone
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• Innovazione e Sicurezza: Proteggere Ospiti e Strutture con le Tecnologie più Avanzate
Virgilio Villatora, Pre-Sales Manager Italy Ajax
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• L’evoluzione del controllo accessi negli hotel e nelle strutture ricettive
Dario Massarenti, Business Development Manager ASSA ABLOY Group
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• Soluzioni innovative per l’utilizzo intelligente dell’energia solare
Antonio Capozzoli, Direttore Commerciale Italia Helios S.p.A.
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Venerdì 28 ore 14.50 – Sala Community
La rivoluzione digitale negli Hotel

• Connessione di qualità, ospitalità di eccellenza: il Wi-Fi che trasforma l’esperienza dei tuoi ospiti
Riccardo Bertoli, Technical Director Italy, Keenetic
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• Le potenzialità degli impianti in fibra ottica e GPON nel campo dell’hotellerie
Danilo Caloro, Titolare “Danilo Caloro Technology Integrators” – Sinergyca Lab
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• Transizione 5.0: le opportunità per le strutture ricettive
Antonello Ventre, CEO Vemar Sas
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Luca Baldin, Smart Building Italia

Domenico Di Canosa, Smart Buildings Alliance

Matteo Valeriani, AVM

Michele Fucci, AV Engineer/Multimedia Architect

Virgilio Villatora, Ajax

Dario Massarenti, ASSA ABLOY Group

Antonio Capuzzolo, Airzone

Riccardo Bertoli,Keenetic

Antonello Ventre,Vemar

Antonio Capozzoli, Helios

Danilo Caloro,Sinergyca Lab

NEWS DAI PARTNER DELL'AREA HOTEL 4.0

Airzone: Esperti del clima indoor per il benessere globale

Airzone è un’azienda spagnola con una missione chiara: offrire soluzioni per il controllo del clima indoor, dalle abitazioni private agli hotel di grandi dimensioni. Dopo la pandemia, la qualità dell’aria è diventata cruciale, ma Airzone crede che sia parte integrante del comfort da sempre. Racconta Antonio Capuzzolo, CTC Puglia

Helios Energia: 20 anni di esperienza e innovazione al servizio della transizione energetica

Dalla fornitura tradizionale di energia elettrica e gas alle soluzioni avanzate per le rinnovabili, Helios Energia guida il cambiamento con un approccio integrato, sostenendo clienti e comunità nel percorso verso un futuro più efficiente e sostenibile. Leggi l'intervista al dott. Giovanni Ferro, Ceo Helios Energia

Keenetic: Connettività wireless di qualità per il settore alberghiero

Marco Faraco, Distribution & B2B Channel Manager di Keenetic, racconta come l’azienda si distingua per innovazione, semplicità e affidabilità. Leggi

AVM e l'innovazione nel settore hospitality: il valore del Wi-Fi negli hotel secondo Matteo Valeriani

Matteo Valeriani, B2B Channel Sales Italy, racconta la partecipazione di AVM a BTM Hotel 4.0 e illustra come le soluzioni FRITZ! rivoluzionano la connettività nel settore alberghiero. Leggi

Vemar: Soluzioni innovative di building automation per un futuro sostenibile

Vemar S.A.S. rivoluziona l’automazione per ospitalità e residenziale con tecnologie sostenibili, intelligenza artificiale e domotica adattiva. Sulla partecipazione a BTM area Hotel4.0 ci racconta Antonello Ventre, CEO di Vemar Leggi

Sicurezza e automazione per Hotel: L’approccio integrato di Ajax

Ajax offre un sistema di sicurezza e automazione all-in-one pensato per le strutture ricettive moderne. Sulla partecipazione a BTM area Hotel4.0 interviene l'Ing. Villatora Virgilio, Pre-Sales Manager Italy - Ajax Systems. Leggi

Nasce Sinergyca Lab: Innovazione e connettività per le grandi strutture

Sinergyca Lab è il frutto della sinergia tra due realtà consolidate nel settore delle telecomunicazioni e dell’impiantistica avanzata. Leggi

Il ruolo chiave del controllo accessi nell’ospitalità secondo ASSA ABLOY

Il Gruppo ASSA ABLOY è leader globale nel mondo delle soluzioni di accesso, con un team di oltre 60.000 persone e con più di 150 marchi nel mondo. Della partecipazione a BTM area Hotel4.0 parla Valentina Caccavale, Director & Head of Sales & Marketing Italy and Greece. Leggi

I PARTNER

Assa Abloy

HOTEL 4.0 È UN'INIZIATIVA
CON IL PATROCINIO ANIE

L’ultimo incontro 2024 del Seminario PROSIEL, inerente al ciclo di eventi del Prosiel Tour 2024 “La via normativa al cambiamento: come le norme stanno interpretando la transizione ecologica ed energetica” si terrà a Pavia il 28.11.2024.

Il Seminario si apre con la presentazione del contesto normativo della nuova Guida CEI 64-53 per l’esercizio e la realizzazione degli impianti elettrici nelle abitazioni private, seguita da un focus sulle esigenze di efficientamento e decarbonizzazione degli edifici. Verranno poi introdotti gli impianti connessi alle ricariche dei veicoli elettrici (EV), approfonditi nel corso del secondo intervento. Il tema della mobilità elettrica è infatti il fulcro del dibattito legato alla transizione energetica, e la diffusione del mercato di auto elettriche in costante crescita influenza le scelte progettuali degli operatori influenzati dal trend. La seconda relazione riguarderà gli aspetti normativi ed il quadro delle policy maker per disegnare un contesto normativo favorevole al contributo degli acquirenti del mercato della Smart Mobility, con particolare riferimento alla Norma CEI 64-8 Parte 7 Sezione 722, che definisce le regole per la ricarica dei veicoli elettrici all’interno delle architetture impiantistiche

Per iscrizioni: https://myeventi.ceinorme.it/evento/la-via-normativa-al-cambiamento-come-le-norme-stanno-interpretando-la-transizione-energetica-ed-ecologica-8/.

Il progetto Made in Italy messo a punto da Enea tra meteorologia e intelligenza artificiale

Enea ha recentemente messo a punto un’innovativa metodologia in grado di abbinare i modelli meteorologici direttamente ad un algoritmo di apprendimento automatico con l’obiettivo di migliorare l’accuratezza delle previsioni. In questo modo, si va a cercare di prevedere, quindi, anche gli squilibri nella rete elettrica, ottimizzando il funzionamento delle risorse di generazione, il carico e lo stoccaggio e riducendo anche i costi operativi. In questo modo, si può prevedere anche la produzione di energia fotovoltaica: utilizzando i dati reali di produzione di un impianto fotovoltaico nei pressi del Centro Ricerche Enea di Portici (Napoli), si è dimostrato un netto miglioramento nella precisione delle previsioni di produzione fotovoltaica, come ha spiegato Amedeo Buonanno, tra gli autori dello studio nonché ricercatore del Laboratorio Enea Smart grid e reti energetiche presso il Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili: “Si tratta di un aspetto cruciale per limitare squilibri nella rete elettrica, per ottimizzare il funzionamento delle risorse di generazione, carico e stoccaggio e per ridurre i costi operativi”. Questa nuova metodologia targata Enea consente di raggiungere vantaggi in versatilità e applicabilità ed è progettata per adattarsi a una vasta gamma di scenari, persino in quei contesti che presentano una ridotta disponibilità di dati, ad esempio nel caso delle nuove installazioni. Un approccio che quindi si adatta efficacemente a impianti solari di diverse dimensioni, compresi quelli di piccola taglia installati nei condomini.  

La transizione energetica avviata dalla Direttiva Europea sulle Case Green (EPBD4) spinge fortemente verso una massiccia elettrificazione degli impianti degli edifici sia residenziali che ad uso terziario. Ma siamo pronti per mettere a terra (è il caso di dirlo!)  questa rivoluzione epocale?

Lasciando perdere le sterili contrapposizioni tra chi mira a frenare e chi viceversa vorrebbe spingere per accelerare questo passaggio, ci sono alcuni dati oggettivi che devono entrare nell’agenda dei decisori e che non possono più essere sottaciuti. Il primo, ed è in buona parte noto, è che la rete elettrica nazionale, oltre a scontare una notevole obsolescenza, risulta di fatto non idonea a supportare un cambio di paradigma che mette assieme aumento tendenziale dei consumi e avvento di una nuova architettura di rete basata sull’autoproduzione e l’autoconsumo, anche su base collettiva (CER). Per questo serviranno investimenti importanti che competono ai gestori della rete e, in ultima analisi, allo Stato che detiene la maggioranza di Terna attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Ma c’è un altro aspetto che per ora sfugge ai più, e riguarda tutti noi, dal momento che riguarda le nostre abitazioni e i nostri uffici, ovvero l’inadeguatezza e la vetustà degli impianti di distribuzione interni; anch’essi del tutto inadatti a supportare questo cambiamento. Quest’ultimo aspetto è stato più volte sottolineato da Prosiel, l’Associazione che dal 2000 si propone di promuovere la sicurezza elettrica nel nostro Paese e che ha operato capillarmente sul territorio con il programma di sensibilizzazione “La Casa Si Cura”. A Prosiel si deve la realizzazione di un interessante libro bianco commissionato all’Istituto Piepoli, che evidenzia la scarsa consapevolezza degli italiani in materia di sicurezza elettrica. Dallo studio risulta, per esempio, che oltre i 2/3 del totale delle abitazioni non rispettano la legislazione sulla sicurezza elettrica; che il 13% delle abitazioni risulta esposto al rischio di incendio per motivi elettrici; che il 52% degli impianti elettrici è a rischio fulminazione per la presenza di componenti elettrici danneggiati o deteriorati; e, infine, che nel 18% dei casi non è installato l’interruttore differenziale. Questo allo stato delle cose, ma considerato l’inevitabile aumento di richiesta di energia, si tratta di un dato che non può che peggiorare. Cosa fare? Per rimanere alle cose semplici: da tempo ANIE-CSI promuove l’adozione volontaria del cosiddetto “Libretto d’impianto elettrico”, che costituisce un ausilio fondamentale per la manutenzione ordinaria, straordinaria ed evolutiva degli impianti; logica vorrebbe che in questa fase la sua adozione diventasse un obbligo per tutti i proprietari di immobili. La manutenzione degli impianti elettrici, infatti, è un aspetto cruciale per garantire la sicurezza, l'efficienza e la longevità delle infrastrutture elettriche. In Italia, come in altri paesi, una cattiva manutenzione può infatti comportare gravi rischi, non solo per la sicurezza degli utenti ma anche per l'integrità degli edifici e dell'ambiente. Uno dei rischi più gravi legati alla cattiva manutenzione degli impianti elettrici è il rischio di incendi. Cortocircuiti, surriscaldamenti e guasti possono scatenare incendi che, in caso di assenza di un sistema di rilevamento e di estinzione adeguati, possono propagarsi rapidamente. Secondo i dati dei Vigili del Fuoco, molti incendi in Italia hanno proprio origine elettrica. La manutenzione regolare e il rispetto delle normative vigenti possono ridurre significativamente questo rischio.

Un altro grave rischio è rappresentato dall'elettrocuzione. Installazioni obsolete o malfunzionanti possono esporre le persone a scariche elettriche, con esiti potenzialmente letali. La normativa italiana, attraverso il Decreto Legislativo 81/2008, stabilisce obblighi specifici per garantire la sicurezza degli impianti e la protezione dei lavoratori. Tuttavia, una mancanza di attenzione nella manutenzione può portare a situazioni di rischio a causa di dispositivi di sicurezza malfunzionanti.

Infine, un dato quasi mai evidenziato, è che la manutenzione inadeguata non si traduce solo in rischi fisici, ma comporta anche costi economici elevati. Quando un impianto elettrico si guasta, le riparazioni possono essere costose e richiedere un lungo tempo di inattività. Le interruzioni di servizio, oltretutto, influiscono sull'attività economica e sulla vita quotidiana. Le aziende, in particolare, possono subire danni economici significativi a causa di interruzioni non programmate, oltre a veder compromessa la loro reputazione. Investire in una manutenzione preventiva, anche se comporta un costo iniziale, è quindi una strategia migliore nel lungo periodo, poiché evita spese maggiori e potenziali perdite legate a incidenti. Con uno scenario evolutivo che prevede nel medio lungo termine consumi di elettricità in forte aumento, investire sulle infrastrutture strategiche, ma anche su quelle d’edificio, diventa quindi una priorità e la sensibilizzazione a conoscere il proprio impianto di casa e a prevederne il controllo periodico dovrebbe entrare, senza dubbio, tra gli indirizzi delle norme attuative della EPBD IV che il Governo dovrà recepire entro il 2026.Fonroche Lighting è il leader mondiale nell'illuminazione pubblica solare. Con sede principale in Europa, l'azienda progetta, sviluppa, produce e installa lampioni solari autonomi in grado di illuminare qualsiasi tipo di infrastruttura, dalle piccole strade alle grandi autostrade, indipendentemente dal clima. Grazie a una tecnologia all'avanguardia, siamo in grado di garantire 365 notti di illuminazione all'anno. Offriamo una soluzione ecologica, affidabile e a basso consumo energetico, che non richiede costosi lavori di scavo o collegamento alla rete elettrica. Con una gamma di soluzioni adattabili a ogni tipo di progetto, i nostri sistemi combinano potenza, design e intelligenza, assicurando prestazioni elevate in qualsiasi contesto. Fonroche Lighting fornisce inoltre una garanzia di 8 anni sui propri prodotti, supportata da oltre 13 anni di esperienza nel settore e un centro di ricerca e sviluppo leader a livello mondiale. Progettiamo soluzioni personalizzate per soddisfare le esigenze specifiche di ogni cliente, garantendo un'illuminazione efficiente, sostenibile e a prova di ogni condizione climatica.

L’intervista ad Andrea Mortera.

Qual è la vostra visione del concetto di smart city e come vi inserite come aziende in questo processo di cambiamento in atto? La nostra visione del concetto di smart city si basa su un approccio integrato, dove tecnologia e sostenibilità si uniscono per migliorare la qualità della vita urbana. Crediamo che una smart city debba essere progettata per rispondere ai bisogni reali dei cittadini e per garantire un uso efficiente e responsabile delle risorse. In questo contesto, i nostri lampioni fotovoltaici rappresentano un passo concreto verso città più sostenibili e autosufficienti dal punto di vista energetico. Grazie all’uso di energia rinnovabile, questi lampioni non solo riducono l’impatto ambientale, ma favoriscono anche una gestione più intelligente dell’illuminazione urbana, contribuendo alla riduzione dei costi operativi e alla creazione di spazi pubblici più sicuri. Ci inseriamo nel processo di cambiamento delle smart city offrendo una soluzione connessa che permette ai nostri lampioni di fornire dati  IoT, che permettono di raccogliere informazioni utili per monitorare la quantità di Co2 risparmiata e la produzione energetica dei nostri lampioni solari installati. Dal vostro punto di vista qual è un punto di debolezza e un punto di forza dei progetti italiani di smart city e che consiglio dareste ad un sindaco? Dal nostro punto di vista, un punto di forza dei progetti italiani di smart city è la crescente attenzione verso la sostenibilità e la qualità della vita urbana. Molte città italiane stanno investendo in soluzioni innovative che migliorano i servizi pubblici, promuovono l’efficienza energetica e incoraggiano un uso intelligente delle risorse, rispondendo a una domanda crescente di spazi più vivibili e meno impattanti. Tuttavia, uno dei punti di debolezza che osserviamo è la frammentazione delle iniziative e la mancanza di una visione unitaria a lungo termine. Spesso i progetti di smart city nascono come iniziative isolate, senza un’integrazione coerente all’interno di una strategia più ampia, che tenga conto della crescita futura e delle reali necessità della popolazione. Questa mancanza di coordinamento può limitare l’efficacia e l’impatto dei singoli progetti, creando potenziali difficoltà di interoperabilità tra le diverse tecnologie impiegate. Il nostro consiglio è quello di scegliere sempre le soluzioni più semplici che rispettino l’efficienza energetica legata al rispetto dell’ambiente. In questa ottica i lampioni fotovoltaici rappresentano una soluzione efficace ed efficiente. Non consumando energia ed essendo riciclabili al 95%, rendono gli ambienti urbani ed extraurbani più sicuri e vivibili.   REGISTRATI ALLA CONFERENCE  Pochi giorni fa ho avuto il piacere di partecipare ad una riunione della Community Smart Building di The European House Ambrosetti, svoltasi in occasione della manifestazione It’s Elettrica, promossa da Comoli Ferrari, dove mi era stato affidato il compito di identificare alcune delle criticità nell’introduzione di tecnologie smart nel patrimonio edilizio italiano. Avendo avuto la fortuna di parlare tra gli ultimi relatori, ho potuto cogliere dalla stessa discussione uno dei punti probabilmente più critici del sistema, ovvero, nel momento in cui ci si accinge a definire le strategie italiane per raggiungere gli obiettivi posti dall’EPBD4, avere ancora tra gli addetti ai lavori un approccio settoriale e un po’ partigiano, con una evidente contrapposizione tra chi suggerisce interventi sull’involucro e chi accampa le virtù dei nuovi impianti e dei sistemi di building automation, quasi ci si trovasse ancora ad avere a che fare con interventi trainanti e trainati. Nulla di più sbagliato, dal momento che l’argomento della transizione energetica di un patrimonio edilizio complesso ed articolato, quanto vetusto, come quello italiano, non può che avvenire in una logica di neutralità tecnologica, che costituisce anche la premessa per evitare inutili e dannose contrapposizioni tra chi opera sull’involucro e chi sulle soluzioni impiantistiche. Un obiettivo così ambizioso qual è quello della transizione energetica del patrimonio edilizio nazionale, che dovrà coinvolgere non meno di 9 milioni di edifici, non si può infatti cogliere se non con un’unitarietà di intenti da parte di tutti i soggetti coinvolti e da una conseguente capacità di fornire ai decisori politici informazioni e soluzioni univoche e non interpretabili. La prima cosa da fare, quindi, è condividere un concetto molto banale, ma non scontato, ovvero che l’edificio, allo stato dell’arte, non costituisce un manufatto industriale, ma artigianale. Non c’è, quindi, un edificio uguale ad un altro, conseguentemente non esiste una soluzione giusta ed una sbagliata, ma una molteplicità di soluzioni possibili, e spesso miscelabili, che danno il risultato migliore in termini di efficacia ed efficienza sulla base di numerose variabili, non ultima il comportamento degli occupanti. Bando quindi a qualsiasi atteggiamento manicheo o ideologico, e ben vengano tavoli come quelli di Ambrosetti, dove è possibile dirsi le cose con una certa franchezza e soprattutto verificare i punti di contatto tra le diverse posizioni, perché da questi e non dalle divisioni bisognerà partire. L’altro punto critico, che ho ritenuto di evidenziare, è che occorre passare da un approccio premiante per gli standard di dotazione (quello del Superbonus per intenderci, che ha premiato anche gli interventi oggettivamente inutili), ad uno in grado di premiare solo gli standard di prestazione. Cosa intendo con questa affermazione? Semplicemente che, nel momento in cui ci si accingerà a definire i nuovi benefit fiscali per chi si appresta a migliorare le prestazioni energetiche del proprio immobile (e questo momento sicuramente arriverà se si intende cogliere gli obiettivi dell’EPBD4 anche in Italia), si dovranno premiare non la realizzazione di interventi che solo teoricamente assicurano un miglioramento nelle prestazioni energetiche, ma il reale miglioramento prestazionale di un immobile, ovvero il suo upgrading, misurando in modo strumentale il punto di partenza e il punto di arrivo e il relativo delta, come insegnerebbe qualunque ingegnere, sulla base della raccolta ed elaborazione dei cosiddetti big data. Per fare questo si rende tuttavia necessario introdurre sistemi di monitoraggio che si basano su un’infrastruttura digitale d’edificio e su sensori, magari abbinata ad un edge computer in grado di raccogliere ed elaborare tutti i dati provenienti dall’edificio. Sembra molto complicato, in realtà pariamo di interventi prodromici assolutamente low cost, che potrebbero far risparmiare allo Stato e ai cittadini moltissimi quattrini, assicurando risultati di gran lunga migliori e con un ROI assolutamente sostenibile. Se abbandoniamo, infine, il tema solo energetico (assolutamente prioritario), e guardiamo all’edificio con un approccio olistico, scopriamo che un’infrastruttura digitale quale quella descritta, si rende utile anche per l’introduzione di tutti quei servizi innovativi che, ancora una volta, potrebbero costituire per lo Stato un enorme risparmio - e penso solo ai servizi sanitari a distanza, piuttosto che all’assistenza agli anziani - oltre che un indubbio vantaggio per i cittadini. Se immaginiamo, infatti, l’edificio come una piattaforma aperta, pronta per un mercato di sviluppatori che non tarderebbe a crescere esponenzialmente, così come si è sviluppato quello delle app degli smartphone, il risultato porterebbe essere, come si dice, win win. Detto ciò, sono cosciente che questo approccio, che personalmente caldeggio, può non essere sufficiente a raggiungere i risultati di carbon neutrality e il mix con un’arte del costruire che, anch’essa, sta evolvendo in modo importante, si renderà sicuramente necessario. Per questo è bene lasciare da parte le divisioni e tentare di andare avanti assieme.

Dichiarato “il preminente interesse strategico” del progetto proposto dalla Silicon Box di Singapore per creare una grande fabbrica italiana

È una delle tante notizie che ci sono ma non si vedono, nel senso che le inesauribili polemiche che ruotano intorno alla politica italiana fanno spesso passare sottotraccia le leggi o i provvedimenti del governo destinati ad avere un impatto concreto sull’economia. Si pone proprio in quest’ambito quanto recentemente deliberato dal Consiglio dei ministri per la creazione di una filiera dei semiconduttori. Ma prima di entrare nel merito della notizia, è opportuno ricordare che quando si parla di semiconduttori si fa riferimento a quei materiali speciali che si utilizzano per realizzare gli elementi di base dei chip, ovvero i transistor, ma anche quasi tutte le altre componenti fondamentali dell’elettronica. Si chiamano semiconduttori perché si tratta di materiali – come il silicio e il germanio – la cui conducibilità elettrica si attesta su valori che si collocano nel mezzo tra quelli dei buoni conduttori (come il rame) e quelli dei materiali isolanti (come il quarzo).

Importanza strategica

Componenti fondamentali del progresso tecnologico, i semiconduttori hanno acquisito negli anni un’importante valenza politica, poiché le nazioni che debbono esclusivamente procurarseli da soggetti esterni si trovano in un’evidente posizione di vulnerabilità. Ciò premesso, il recente comunicato stampa di Palazzo Chigi informa che “il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha deliberato la dichiarazione di preminente interesse strategico, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, del programma d’investimento estero sul territorio italiano Vulcan Project”. Una decisione che rappresenta il primo caso di applicazione delle nuove norme relative a “grandi programmi d’investimento esteri”, con cui si vogliono attrarre e sviluppare iniziative dal valore complessivo non inferiore all’importo di un miliardo di euro. Nello specifico il Vulcan Project - proposto dalla Silicon Box Ltd, con sede a Singapore con la lettera di intenti sottoscritta il 28 giugno 2024 insieme al ministro Urso, al presidente della Regione Piemonte e al sindaco di Novara -, consiste nella creazione di una fonderia avanzata per il packaging e il test di semiconduttori per consentire l’integrazione di chiplet, quest’ultimi i componenti dei processori.

Oltre 2.500 posti di lavoro

L’impatto economico dell’iniziativa si annuncia consistente, poiché Silicon Box vuole investire in Vulcan Project fino a 3,2 miliardi di euro in conto capitale (Capex), più 4 miliardi di euro in spese operative (Opex), il tutto nel corso di 15 anni. Vengono poi evidenziate le ricadute sul mondo del lavoro. Infatti, si stima che la realizzazione del progetto “potrà portare a un incremento dell’occupazione diretta, mediante la creazione di 1.600 posti di lavoro, e indiretta, mediante la creazione di mille posti di lavoro durante la fase di realizzazione degli impianti”. Una volta a regime, l’impianto potrà raggiungere una quota di mercato del cinque per cento del mercato globale. Inoltre, nel comunicato stampa si sottolinea che il Vulcan Project “fornirà, tra l’altro, un importante contributo alla promozione della sicurezza dell’approvvigionamento di semiconduttori nell’Unione Europea e al raggiungimento dell’obiettivo di autonomia strategica promosso dal “Chips act” di cui al Regolamento (Ue) 2023/1781, che istituisce un quadro di misure per rafforzare l’ecosistema europeo dei semiconduttori”.Solarelit Spa, ora Solarelit powered by Greenvolt, è un'azienda con una vasta esperienza nei settori del fotovoltaico e dell'efficienza energetica. È stata fondata nel 2005 come una divisione di Microelit Spa e diventata indipendente nel 2007. Dal 2010, l'azienda si è concentrata sul fotovoltaico e sulla bonifica dell'amianto. Con la fine del Conto Energia nel 2013, Solarelit ha diversificato le sue attività includendo l'energia geotermica, l'illuminazione a LED, l'efficienza edilizia, le batterie e i caricatori per veicoli elettrici. Nel 2023, Solarelit è entrata a far parte del Gruppo Greenvolt, diventando "Solarelit powered by Greenvolt". Greenvolt è un gruppo multinazionale e leader europeo nel settore delle energie rinnovabili, attivo in diversi ambiti come biomassa, energia eolica, solare e impianti di accumulo, nonché generazione distribuita di energia, attraverso soluzioni di autoconsumo e autoconsumo collettivo (energy sharing), con una missione fortemente orientata alla sostenibilità e all'innovazione. Il Gruppo Greenvolt, con oltre 927 dipendenti in circa 18 paesi, sta rapidamente espandendo il proprio business tramite l'acquisizione e lo sviluppo di aziende consolidate con competenze nei diversi mercati locali. Uno dei pilastri del gruppo è la generazione distribuita, con filiali strategicamente presenti a livello paneuropeo per offrire tecnologie come impianti fotovoltaici per tetti, parcheggi e soluzioni a terra, combinati con sistemi di accumulo, mobilità elettrica, pompe di calore e energy sharing. Solarelit, ora parte di Greenvolt, si concentra sulla generazione distribuita, promossa da Greenvolt Next. I nostri servizi: Offriamo soluzioni B2B per la progettazione, implementazione, manutenzione e finanziamento di impianti solari fotovoltaici per autoconsumo sia individuale che collettivo. Solarelit powered by Greenvolt è organizzata in quattro divisioni: EPC (impianti fotovoltaici chiavi in mano), PPA (impianti fotovoltaici finanziati al 100%) e Autoconsumo Distribuito. Inoltre, forniamo servizi complementari di efficienza energetica e sicurezza degli edifici. Con la Divisione EPC, il cliente investe nel proprio impianto e beneficia dell'energia solare prodotta. Offriamo un prodotto “chiavi in mano”, gestendo l'intero processo dalla progettazione all'implementazione, inclusi test finali e connessione alla rete elettrica. Creiamo soluzioni personalizzate basate sui consumi del cliente per ottenere il perfetto equilibrio tra investimento e risparmio. Attraverso la Divisione PPA, offriamo ai clienti una fornitura di elettricità a lungo termine a prezzi stabili e competitivi, consentendo di accedere ai benefici economici e ambientali di un impianto fotovoltaico senza richiedere alcun investimento iniziale o costi di gestione successivi. Questa offerta è rivolta alle aziende che cercano di ridurre significativamente i costi energetici utilizzando – a costo zero – i tetti dei loro edifici o superfici vicine. Poi la Divisione Autoconsumo Distribuito supporta cittadini, imprese e amministrazioni locali nella progettazione, implementazione e gestione della Configurazione di Autoconsumo Distribuito incentivata più vantaggiosa per il loro caso specifico, permettendo di accedere agli incentivi statali per l'energia rinnovabile prodotta e condivisa localmente, forniti dal GSE per un periodo di vent'anni. La Divisione Autoconsumo Distribuito aggiunge valore alle soluzioni di generazione di energia rinnovabile e può completare i servizi offerti dalle altre due divisioni. Integrando una soluzione EPC o PPA in una configurazione di autoconsumo distribuito, è possibile massimizzare il ritorno economico e il valore complessivo del sistema, sfruttando al massimo tutta l'energia prodotta e consumata localmente. Infine, la Divisione Efficienza Energetica supporta le aziende nel migliorare la classificazione energetica dei loro edifici, rendendoli sicuri e intelligenti dal punto di vista energetico. Il team offre un'ampia esperienza nel comprendere le esigenze individuali e fornire soluzioni su misura, collaborando con altre divisioni secondo necessità per offrire al cliente un unico punto di contatto. I nostri esperti gestiscono l'illuminazione a LED, le facciate e i rivestimenti, la bonifica dell'amianto, la sicurezza sismica e i progetti di Disaster Recovery. Parla Ivo Gattulli, Managing Director BU Autoconsumo Diffuso, Solarelit powered by Greenvolt.

Che visione avete del concetto di smart city e come vi inserite come azienda in questo processo di cambiamento in atto?

Solarelit powered by Greenvolt può fornire le fondamenta energetiche sostenibili e resilienti, essenziali per il funzionamento di una smart city, promuovendo l'uso di energie rinnovabili, l'efficienza energetica e la mobilità sostenibile. Una smart city è una città che utilizza tecnologie avanzate come IoT, AI e big data per migliorare la qualità della vita, l'efficienza dei servizi pubblici e la sostenibilità ambientale. Integra infrastrutture intelligenti, incoraggia la partecipazione dei cittadini e favorisce un'economia digitale. L'obiettivo è creare un ambiente urbano connesso, sostenibile e inclusivo, dove tecnologia e innovazione migliorano il benessere di tutti i cittadini, senza lasciare nessuno indietro. Come azienda specializzata in soluzioni energetiche sostenibili, Solarelit powered by Greenvolt può svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo e nel funzionamento di una smart city. Attraverso l'installazione di sistemi fotovoltaici su edifici pubblici, privati e industriali, possiamo contribuire alla generazione di energia pulita, riducendo la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali. Questo aiuta a creare una rete elettrica più resiliente e a ridurre le emissioni di CO2. Possiamo anche sviluppare microreti locali che integrano impianti solari con sistemi di accumulo dell'energia. Questi sistemi possono rendere le smart city più resilienti, garantendo una fornitura energetica stabile e continua anche in caso di disastri naturali o sovraccarichi della rete principale. Con la nostra esperienza nell'Autoconsumo Distribuito, possiamo garantire la resilienza della rete, la sicurezza dell'approvvigionamento e l'indipendenza energetica, riducendo drasticamente le emissioni che contribuiscono ai cambiamenti climatici. Solarelit powered by Greenvolt può collaborare con le amministrazioni comunali per implementare progetti di efficienza energetica, come l'illuminazione pubblica intelligente, la ristrutturazione energetica degli edifici e l'ottimizzazione dell'uso dell'energia nei trasporti pubblici. Possiamo svolgere un ruolo centrale nella promozione della mobilità sostenibile. L'azienda può supportare l'infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici sviluppando partnership strategiche, contribuendo alla diffusione della mobilità elettrica all'interno della smart city. Questo include la creazione di stazioni di ricarica alimentate da energia solare. Collaborando con altre aziende tecnologiche, Solarelit powered by Greenvolt può integrare i suoi sistemi di generazione e gestione dell'energia con le piattaforme digitali della smart city, aiutando a creare un sistema energetico urbano interconnesso e ottimizzato. Infine, Solarelit powered by Greenvolt può offrire servizi di consulenza per educare cittadini e aziende  sui  benefici  delle  energie  rinnovabili  e  dell'efficienza  energetica,  promuovendo comportamenti sostenibili e l'adozione di tecnologie verdi. Attraverso il coinvolgimento in progetti pilota, possiamo testare nuove tecnologie e modelli di gestione energetica all'interno della smart city, contribuendo all'innovazione e allo sviluppo di soluzioni all'avanguardia.

Dal vostro punto di vista quali sono un punto di debolezza e un punto di forza dei progetti italiani di smart city e che consiglio dareste ad un Sindaco?

Un punto di forza è sicuramente l'innovazione e la crescita sostenibile che questi progetti garantiscono. I progetti italiani di smart city spesso si distinguono per l'integrazione di tecnologie innovative con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione del patrimonio culturale. L'Italia ha dimostrato una capacità di adattare le tecnologie smart per migliorare la qualità della vita urbana, preservando al contempo la bellezza storica e architettonica delle sue città. Questo approccio olistico è un punto di forza che consente soluzioni su misura, rispondendo alle specificità locali e mantenendo un equilibrio tra progresso e tradizione. Una debolezza, tuttavia, potrebbe essere la frammentazione e la mancanza di coordinamento. I progetti sono spesso sviluppati a livello locale senza una visione nazionale unificata, portando a inefficienze, duplicazione degli sforzi e ridotta scalabilità delle soluzioni. La mancanza di standard condivisi e una forte governance centrale può limitare l'efficacia complessiva dei progetti, riducendo l'impatto delle innovazioni. Un'altra debolezza è la difficoltà di “finanziare” questi tipi di interventi, poiché sono per loro natura difficilmente bancabili e generalmente gravano esclusivamente sui bilanci dei governi locali. Attraverso strumenti come le Partnership Pubblico-Private, Solarelit powered by Greenvolt può invece attrarre risorse finanziarie private e renderle disponibili ai governi locali per realizzare interventi che spesso affrontano sfide finanziarie, come le Comunità Energetiche Rinnovabili e altre configurazioni incentivanti per l'autoconsumo. Il consiglio per un Sindaco che intende sviluppare una smart city è quello di concentrarsi sulla pianificazione a lungo termine e promuovere la collaborazione tra città, governi locali, università e imprese, coinvolgendo anche operatori privati capaci di mobilitare le risorse finanziarie necessarie. Creare un ecosistema collaborativo, magari aderendo a reti nazionali o internazionali di smart city, può aiutare a superare la frammentazione. È inoltre importante fissare obiettivi chiari e misurabili con una roadmap definita, assicurando che ogni passo avanti non sia solo orientato a soluzioni immediate, ma anche alla costruzione di una città resiliente e sostenibile, pronta per le sfide future. Infine, coinvolgere i cittadini nel processo decisionale e nella valutazione dei progetti può contribuire a un'adozione più ampia e consapevole delle nuove tecnologie, progettando una sostenibilità aperta e inclusiva che non lasci indietro nessun gruppo sociale.

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