Data center e industria italiana: un’opportunità che vale decine di miliardi

18 Gennaio 2026 Ilaria Rebecchi


L’Italia si trova oggi di fronte ad un passaggio epocale nella propria strategia digitale: lo sviluppo delle infrastrutture dei data center, cuori tecnologici dell’economia digitale, è destinato a diventare uno dei nodi più importanti per competitività, innovazione e autonomia tecnologica nazionale.
Secondo la recente analisi promossa da TEHA Group, il comparto potrebbe generare un giro d’affari compreso tra 12 e 30 miliardi di euro entro il 2030, con prospettive di espansione ulteriori nel decennio successivo (fino a circa 165 miliardi di euro nel decennio 2031-2040).

La svolta infrastrutturale italiana

Negli ultimi anni la domanda di capacità di calcolo e servizi digitali è cresciuta in modo esponenziale: dall’adozione del cloud alle applicazioni di intelligenza artificiale, dall’e-commerce alle piattaforme di e-government. Questa domanda richiede non solo connettività ma spazi fisici ad alta affidabilità, con potenza elettrica, sistemi di raffreddamento e requisiti di sicurezza molto stringenti — ossia ciò che un data center moderno deve garantire.
Un recente rapporto dell’Associazione Italiana Data Center (IDA) fotografava nel 2024 una capacità complessiva installata di circa 287 MW, con una crescita stimata per gli anni successivi grazie all’entrata in funzione di nuovi progetti hyperscale e servizi cloud.
Gli investimenti privati e pubblici stanno accelerando: secondo IDA, nei prossimi 5 anni si prevedono investimenti per circa 21,8 miliardi di euro nel settore, con picchi annuali che potrebbero oltrepassare i 5 miliardi nel 2029.

Milano e il resto d’Italia: un sistema distribuito

Milano è stata il principale hub italiano per i data center, grazie alla concentrazione di aziende, connettività internazionale e disponibilità di connettività in fibra. Tuttavia, la crescita continua delle richieste sta portando a una saturazione virtuale della capacità locale, suggerendo la necessità di una maggiore distribuzione territoriale delle infrastrutture.
Di conseguenza, stanno emergendo nuovi poli regionali che puntano a decongestionare Milano e a creare un sistema infrastrutturale nazionale più resiliente e capillare. ì

Normative e autorizzazioni

L’assenza di un inquadramento normativo unificato è stata a lungo citata come uno dei principali freni allo sviluppo. Recenti iniziative normative — tra cui procedure autorizzative semplificate e tentativi di mettere i data center tra gli “energivori” agevolati — mirano a ridurre i tempi e i costi di realizzazione delle strutture.
Parallelamente, la filiera solleva l’importanza di strategie energetiche e di sostenibilità per contenere i costi operativi e per allinearsi agli obiettivi di transizione energetica, come l’integrazione di energia rinnovabile e l’uso di tecnologie ad alta efficienza.

L’impatto dei Data Center a 360°

Se guardiamo all’impatto economico generale, i data center sono molto altro: attivano filiere industriali, creano posti di lavoro diretti e indiretti e stimolano investimenti in settori connessi (energia, edilizia, telecomunicazioni).
La creazione e gestione delle nuove infrastrutture digitali richiederà competenze tecniche specializzate, contribuendo a dare impulso all’occupazione qualificata e alla formazione professionale.

Ilaria Rebecchi

Executive Editor della rivista e del portale Smart Building Italia, lavora come Giornalista e Senior Copywriter specializzata in settori come tecnologia e digitale, creatività e social media.