IPMX, il protocollo aperto che avvicina AV professionale e domotica
Se c’è un tema che ha attraversato in modo trasversale il dibattito tecnologico del 2025, è quello dell’interoperabilità. Nel mondo IoT, standard come Matter stanno progressivamente costruendo un linguaggio comune per dispositivi e automazione di base. Rimaneva però scoperto un nodo cruciale: la distribuzione di contenuti audio-video ad alta larghezza di banda, requisito ormai centrale sia negli edifici intelligenti sia nelle abitazioni di fascia alta.
In questo contesto si inserisce IPMX (Internet Protocol Media Experience), uno standard che, guardando al 2026, si candida a diventare un riferimento anche al di fuori del perimetro Pro AV. Nato come declinazione più accessibile dello standard broadcast SMPTE ST 2110, IPMX ne eredita l’impostazione IP-native, adattandola però alle esigenze operative di system integrator, progettisti smart building e domotica avanzata.
Il primo elemento di discontinuità riguarda il superamento dei tradizionali ecosistemi chiusi. Fino a oggi, progettare una distribuzione video 4K in un contesto residenziale o direzionale significava spesso vincolarsi a soluzioni proprietarie, con hardware dedicato e scarsa interoperabilità. IPMX introduce un modello aperto e privo di royalty, che consente di combinare encoder, decoder e software di controllo di produttori diversi all’interno della stessa infrastruttura. Dal punto di vista tecnico, il vantaggio è evidente: IPMX opera su reti IP standard, tipicamente a 1 o 10 GbE, permettendo di sfruttare la LAN dell’edificio come backbone per i flussi AV, senza ricorrere a cablaggi punto-punto o reti parallele. Un approccio che semplifica l’architettura e rende più sostenibile la scalabilità nel tempo.
Il protocollo risulta particolarmente interessante anche per la domotica evoluta, dove i requisiti vanno ben oltre il semplice controllo di carichi o sensori. Home cinema ad alta risoluzione, gaming a bassa latenza, distribuzione audio multiroom richiedono la gestione di flussi “pesanti”, ambito in cui IPMX colma un vuoto lasciato dagli standard IoT tradizionali. A questo si aggiungono funzionalità fondamentali per l’uso domestico, come il supporto nativo a HDCP per i contenuti protetti e i meccanismi di auto-discovery basati su NMOS, che permettono ai dispositivi di essere rilevati e configurati automaticamente dal sistema di controllo. L’adozione di IPMX accelera inoltre quella convergenza “resimercial” che da tempo caratterizza il mercato. Lo stesso protocollo può oggi gestire un videowall in una sala riunioni, un sistema di digital signage o la distribuzione AV in una residenza di lusso. Per progettisti e integratori questo si traduce in una maggiore continuità progettuale: un’unica infrastruttura IP, sicura e standardizzata, applicabile a contesti molto diversi tra loro.
Guardando ai prossimi anni, il messaggio è piuttosto chiaro. Per chi opera nella system integration, investire in competenze su reti IP e standard aperti come IPMX non è solo una scelta tecnologica, ma una decisione strategica. Significa progettare sistemi più flessibili, meno vincolati ai fornitori e, soprattutto, più pronti ad evolvere insieme all’edificio che li ospita.






