Avremo davvero dei data center al Sud?
Il Sud Italia è rimasto finora ai margini della crescita dei data center europei, trainata dalla domanda cloud nei grandi hub. L’AI e gli edge potrebbero cambiare questa traiettoria. Una panoramica critica delle opportunità e degli ostacoli per il Sud Italia e l’area mediterranea.
L’approfondimento a cura di Lombardini22
I data center sono l’infrastruttura fisica su cui poggia la nostra economia digitale. Il loro sviluppo segue la crescita della domanda di servizi cloud e, oggi, anche dell’intelligenza artificiale. In Europa, questo mercato è storicamente concentrato nei mercati FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino).
La saturazione di questi hub ha recentemente spinto la crescita di nuovi mercati. L’area di Milano è il caso di maggior successo, ormai nodo cruciale per le nuove region degli hyperscaler, ma ancora in forte crescita e in espansione geografica, comprendendo sempre più città e comuni limitrofi (Milano aveva 234MW attivi nel 2025, contro i 1228MW di Londra[1]).
Fino ad oggi, invece, il Sud Italia ha avuto un ruolo più marginale
Città come Bari e Catania sono strategici snodi di approdo per i cavi sottomarini che collegano l’Europa all’Africa e al Medio Oriente, ma i dati attualmente si limitano a risalire la penisola per essere processati a Milano o Francoforte.
Questo scenario potrebbe cambiare grazie all’AI e agli sviluppi edge. L’AI non richiede infatti la bassa latenza del cloud tradizionale e la vera priorità diventa la disponibilità energetica, sia in termini di potenza che di velocità di connessione. Gli operatori cercano terreni power-ready, siti con accesso immediato all’alta tensione. Come Lombardini22, lavoriamo quotidianamente all’analisi, progettazione e costruzione di data center, e constatiamo come il vero ostacolo siano infatti i tempi di connessione alla rete.
L’AI non richiede la bassa latenza del cloud tradizionale e la vera priorità diventa la disponibilità energetica, sia in termini di potenza che di velocità di connessione.
In questo contesto, l’AI può effettivamente sbarcare al Sud. Il Meridione deve sfruttare la grande disponibilità di energia solare ed eolica per attrarre gli operatori, insieme ai fondamentali incentivi e alle semplificazioni delle aree ZES (Zone Economiche Speciali). Le ZES possono infatti rendere prioritari i permessi necessari e l’accesso alla rete, accorciando notevolmente i tempi per la realizzazione delle infrastrutture.
Questo diventa essenziale soprattutto in un contesto allargato in cui gli operatori possono orientarsi verso i paesi nordici, che offrono ampia disponibilità di energia rinnovabile a basso costo e tempi molto rapidi sia per i permessi sia per l’accesso alla rete energetica.
Dal nostro punto di vista, quindi, vediamo improbabile assistere a breve all’arrivo di massicci data center cloud nel Meridione per la difficoltà di creare delle region alternative.
Ciò che vedremo con più probabilità oltre alla possibilità AI è lo sviluppo dei data center edge. Nei prossimi anni assisteremo alla nascita di strutture di taglia inferiore (intorno ai 10MW), localizzate vicino a Bari o ai poli siciliani. Strategicamente vicini ai cavi sottomarini, questi impianti potranno anche servire da ponte verso l’Africa e il Medio Oriente, offrendo un contesto geopolitico più sicuro.
[1] EUDCA, STATE OF EUROPEAN DATA CENTRES, 2026





