Data center green: l’esempio virtuoso e sostenibile direttamente dal Nord Europa
L’era digitale non è più solo questione di bit e infrastrutture: oggi misura anche in megawatt, emissioni e… calore da riutilizzare. 22
Il modello nordico è virtuoso
Nei Paesi scandinavi (Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca) l’espansione delle infrastrutture digitali è stata pianificata fin dall’inizio con l’obiettivo della sostenibilità ambientale. Il mix che funziona è fatto di:
- Ampia disponibilità di energia rinnovabile, soprattutto idroelettrica ed eolica, che permette di alimentare server e servizi senza ricorrere a combustibili fossili.
- Condizioni climatiche favorevoli, che riducono i costi energetici per il raffreddamento.
- Integrazione con le reti locali: il calore residuo dei server non viene disperso, ma riciclato e immesse nelle reti di teleriscaldamento urbano. In questo modo, i data center diventano una risorsa per le città, anziché un peso energetico. Secondo il report citato, il mercato dei data center nordici è cresciuto in modo costante senza compromettere gli obiettivi ambientali — un segnale che un’espansione responsabile non è solo possibile, ma anche sostenibile.
Una struttura equilibrata: hyperscale e colocation
Il Nord Europa non punta solo sui grandi “hyperscale data center”, ma favorisce un mix tra grandi impianti e soluzioni di colocation (data center condivisi o più piccoli), offrendo flessibilità e distribuzione del carico. Questo equilibrio contribuisce a evitare concentrazioni e sovraccarichi energetici, e a garantire un accesso più distribuito e sostenibile alle infrastrutture digitali.
In parallelo, le aziende investono in tecnologie di raffreddamento avanzato e sistemi di monitoraggio per ottimizzare consumi e prestazioni, senza sacrificare l’efficienza.
Il modello nordico non è un semplice caso isolato, ma un riferimento concreto per chi in Europa — e in Italia — deve affrontare l’esplosione della domanda di servizi cloud, streaming e intelligenza artificiale. Ecco le lezioni da raccogliere:
- Occorre integrare sostenibilità e progettazione fin dall’inizio: fonti rinnovabili, scelte di ubicazione, efficienza energetica e recupero del calore devono essere parte del disegno, non un’aggiunta.
- Utilizzare il calore prodotto come risorsa, ad esempio per il riscaldamento urbano, può trasformare un costo in un servizio per la comunità.
- Un mix bilanciato tra grandi hub e strutture più flessibili consente di distribuire meglio la domanda e ridurre l’impatto su rete e ambiente.
- Tecnologie moderne di raffreddamento e gestione consumi — e strumenti trasparenti di monitoraggio — sono fondamentali per validare il modello “green” e renderlo replicabile.
Per molti paesi europei, e per l’Italia in particolare, seguire questo modello significa non solo contenere l’impatto ambientale, ma anche valorizzare le infrastrutture digitali come parte integrante della transizione energetica e urbana.
La crescita dei data center in Europa è in piena accelerazione, spinta da domanda di cloud, AI e servizi digitali. Un approccio irresponsabile — basato su consumi energetici elevati e sprechi — rischia di far saltare la sostenibilità del sistema.
Al contrario, adottare un modello ispirato al Nord Europa significa guardare alla digitalizzazione come a un’opportunità per costruire infrastrutture resilienti, efficienti e compatibili con gli obiettivi climatici del continente.
In un momento in cui l’Unione Europea sta spingendo su decarbonizzazione, energia verde e infrastrutture smart, i data center sostenibili rappresentano una leva concreta — non più solo tecnica, ma strategica.





