Industria 4.0, gli incontri di IBM e Cisco

A dispetto del sentimento “declinista” (ora fortunatamente in declino), l’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa e quinto al mondo. Dove perciò parlare di Industria 4.0 se non da noi? Lo fanno Cisco e IBM, in collaborazione con Affari&Finanza, attraverso un ciclo di incontri partito a Padova lo scorso 7 giugno che proseguirà a Modena il 4 luglio e a Torino il 10 ottobre. Questi incontri prendono il titolo di “Il momento è adesso“.

«Perché proprio adesso? – è scritto sul white paper Industria 4.0 di IBM (per il download, cliccate qui) – Perché è adesso che si conquista un vantaggio. È adesso che potete intuire e capire meglio come far crescere la vostra impresa. È adesso che potete scegliere di investire per avere subito più efficienza e produrre più velocemente a costi inferiori. È sempre adesso che potete, prima dei vostri concorrenti, accelerare la realizzazione di nuovi prodotti, fare prototipi, testarli e portarli sul mercato trovando nuovi clienti o servendo, con maggior valore, quelli esistenti. È adesso che potete esplorare nuove forme di ingaggio con i clienti e nuovi modelli di business».

Il momento è adesso specie per il 90% degli imprenditori che ancora non sa cosa sia Industria 4.0, ovvero la rivoluzione che segue quella del vapore, dell’elettricità e dell’elettronica. Con Industria 4.0 si intende, infatti, «il processo di digitalizzazione del settore manifatturiero che si concretizza grazie alla presenza di sensori nei prodotti e negli strumenti di produzione e grazie a una nuova organizzazione della catena del valore, basata sull’analisi dei dati generati dai sensori e sulle nuove azioni che possono essere svolte».

Il ritardo della nostra imprenditoria risiede inoltre nel 54% delle aziende italiane che ancora non si è mosso sulla digitalizzazione, cioè il passo che precede Industria 4.0. «Se è vero che l’Italia sconta un ritardo nell’avvio di un Piano nazionale per l’Industria 4.0 – è scritto ancora nel documento di IBM – è anche vero che è nella condizione di affrontare questa sfida puntando da subito allo sviluppo di progetti che non si limitano alla sola produzione intelligente, ma che premiano una visione integrata su tutta la catena del valore… Lo “svantaggio” dell’Italia può essere un vantaggio se si affronta la digitalizzazione a 360 gradi, se si usa l’intelligenza con la creatività del made in Italy».

Occorre considerare naturalmente che il tessuto imprenditoriale italiano è costituito sostanzialmente dalle PMI, non da grandi e complesse realtà. Nel Veneto, per esempio, l’80% delle imprese ha dai 20 ai 50 dipendenti. Come adattare allora Industria 4.0 alle loro dimensioni ed esigenze? La risposta probabilmente sta nell’aggregazione orizzontale dei soggetti che si occupano di innovazione. Una sorta di alleanza di scopo che preveda la necessaria flessibilità delle soluzioni. Perché non bisogna dimenticare che Industria 4.0 deve fare i conti con il fatto che il capitale italiano è soprattutto artigianalità.

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