Agenda 2030: a che punto siamo?

15 Gennaio 2026 Ilaria Rebecchi


Nonostante progressi in alcuni ambiti, l’Italia è in ritardo su troppi fronti: povertà, disuguaglianze, sostenibilità ambientale e qualità della governance. Il digital divide resta uno degli ostacoli più pesanti.

Mancano 4 anni alla data fissata dalle Nazioni Unite per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, ma — come evidenzia l’analisi riportata da Corriere Comunicazioni — la distanza dalla meta è ancora ampia. Se non ci sarà un’accelerazione “forte e coordinata”, molti target rischiano di non essere centrati entro la scadenza.

Uno dei principali fattori frenanti è il digital divide, che continua a incidere in modo determinante su inclusione, istruzione, lavoro e partecipazione civica. Senza infrastrutture adeguate e competenze digitali diffuse, la transizione sostenibile rimane monca.

Governance debole, servizi carenti, disuguaglianze: i punti critici

Accanto alla tecnologia, pesa la fragilità delle istituzioni e la scarsa efficacia di molti servizi pubblici. Le analisi citate nell’articolo evidenziano come l’Italia abbia registrato arretramenti in aree cruciali dell’Agenda 2030:

  • lotta alla povertà e alle disuguaglianze;
  • qualità dei servizi idrici, sanitari e socio-assistenziali;
  • tutela degli ecosistemi terrestri;
  • efficienza della pubblica amministrazione e solidità della governance.

Un quadro che non solo rallenta i progressi complessivi, ma accentua le disparità territoriali: il divario Nord-Sud continua a essere profondo, con molte aree meridionali ben al di sotto della media nazionale nella maggior parte degli indicatori.

I segnali positivi: istruzione, innovazione e rinnovabili crescono

Non mancano, tuttavia, elementi di miglioramento. L’Italia mostra avanzamenti in settori come:

  • istruzione e competenze;
  • parità di genere;
  • energie rinnovabili;
  • lotta al cambiamento climatico;
  • innovazione e digitalizzazione;
  • città sostenibili.

Su questi fronti, il PNRR ha contribuito a imprimere una spinta importante, anche se ancora insufficiente per colmare i ritardi accumulati in altri ambiti.

La sfida dei prossimi anni: visione integrata e alleanze forti

Se c’è un punto su cui concordano esperti e osservatori citati nell’articolo, è questo: senza una strategia integrata e una reale cooperazione tra istituzioni, imprese e società civile, l’Italia non riuscirà a recuperare il tempo perduto.

Servono investimenti strutturali in infrastrutture, formazione, politiche sociali, innovazione green, insieme a un impegno concreto per ridurre le disparità economiche e territoriali.

Ilaria Rebecchi

Executive Editor della rivista e del portale Smart Building Italia, lavora come Giornalista e Senior Copywriter specializzata in settori come tecnologia e digitale, creatività e social media.