Sanità digitale, il piano di investimenti della Ue

sanità digitaleVasto programma. È quello che la Commissione europea intende promuovere per la sanità attraverso i vantaggi del digitale facendo in modo che buona parte dei 70 miliardi di euro destinati all’innovazione 4.0 sia investita appunto nella sanità digitale.

Lo ha scritto ieri, lunedì 12 giugno, Affari & Finanza: «la sanità digitale dovrebbe portare vantaggi al settore pubblico, alle imprese, ai ricercatori e ai giovanissimi delle startup. All’Italia consentirà inoltre di risparmiare fino al 15% di spesa sanitaria, un punto di Pil», si legge nell’articolo firmato da Francesca De Benedetti. Più o meno 20 miliardi l’anno.

Come intervenire? Principalmente in due modi: con la “smaterializzazione” della carta, puntando sulle ricette e sulle cartelle elettroniche, e con un rivoluzionario cambio di prospettiva: «dal “pianeta ospedale” al “pianeta paziente”: grazie alla telemedicina e al monitoraggio personalizzato si abbattono i costi degli esami a pioggia e si riducono i tempi di ospedalizzazione». In questo senso, un esempio virtuoso è offerto dall’Olanda che, con un programma di telemedicina dedicato alle persone con più di 75 anni ha dimezzato in soli due anni le spese per i consulti aumentando il senso di benessere percepito dalle persone.

La scommessa della sanità digitale è infatti quella di ottenere sostanziosi risparmi a fronte di una popolazione che tra una generazione sarà costituita per il 35% da ultrasessantenni senza dover rinunciare al patto sociale che caratterizza le democrazie europee e di conseguenza al welfare. Bruxelles ha deciso di destinare gli investimenti «Verso l’alta tecnologia, i big data, i supercalcolatori. Per i cittadini i primi effetti si potranno vedere già nel 2018».

Detto del ritardo italiano in materia, «nel 2016 solo l’1,1% della spesa per la sanità è stato dedicato alla digitalizzazione (1, 27 miliardi, in calo del 5% rispetto al 2015)», la partita sull’e-health è decisiva «per la miniera di dati che la filiera promette di mettere a profitto», permettendo a ricercatori e università di studiare profili e tendenze, e naturalmente anche per il business. Dai colossi della Silicon Valley ed anche per le startup made in Europe. È a tal proposito che «Bruxelles è pronta a scommetterci puntando sul progetto “Startup Europe“, e già qualcuno spera di diventare la fucina di questo “mondo nuovo”. Ma la strada da fare, soprattutto per l’Italia, è ancora lunga e gli scenari possibili sono tutti da costruire», conclude l’articolo.

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