Smart building: il ruolo (necessario) delle istituzioni

«Va sottolineato come sia evidente che il quadro normativo delineato dal legislatore sin dal 2002, se non addirittura con i principi della Carta costituzionale, sia poco noto e quasi del tutto inattuato, anche da quei soggetti istituzionali (spesso locali) che dovrebbero essere deputati ad attuare e controllare la corretta attuazione di tali normative sul territorio, che per alcuni aspetti relativi all’uso dello spettro appaiono, tuttavia, ancora manchevoli». Occorre altro? Le parole che Donatella Proto, funzionario del MISE (nella foto), ha scritto la settimana scorsa per il sito agendadigitale.eu sull’applicazione delle norme relative allo smart building sono sufficientemente chiare. Siamo (ancora) all’anno zero, o quasi.

«A distanza di 2 anni del tutto disatteso appare l’obbligo introdotto con l’art. 135 bis del T.U dell’Edilizia», specifica, infatti, Proto. I perché di tale ritardo sono molteplici, per esempio di carattere fiscale. «Esiste la prassi diffusa presso molte amministrazioni locali di applicare tasse, canoni, fideiussioni, indennità e corrispettivi di vario genere agli operatori che istallano e forniscono reti di comunicazione elettronica».

Eppure, ricorda Donatella Proto, l’Agenzia delle Entrate si è espressa in merito l’8 giugno scorso, riprendendo quanto già indicato nel luglio 2016, sancendo che «gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione elettronica, nonché le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga effettuate all’interno degli edifici da chiunque posseduti non costituiscono unità immobiliari e non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale». E, quindi, non vanno tassate.

Inoltre, essendo assimilate alle opere di urbanizzazione primaria, le infrastrutture e gli impianti di comunicazione sono soggette all’IVA agevolata al 10%.

E poi, c’è anche un problema di prospettiva. Connettività, IoT e big data sono i driver della digital transformation che dallo smart building si estende alle smart city. Tuttavia, scrive ancora Proto, «le politiche di smart city appaiono molto (forse troppo) focalizzate sul settore della smart mobility, è necessario allora evitare che gli impianti verticali nei building diventino l’anello debole della catena ed un freno nello sviluppo dei servizi digitali, anche di quelli collegati alla mobilità. L’edificio può essere una sorta di hub in grado di incidere fortemente sulla qualità della vita – continua Proto – perciò è importante che si intervenga sin dalla fase della progettazione considerando i bisogni di connettività in building dei diversi utenti per evitare costi più alti e disagi in caso di interventi successivi».

Ci sono altre cose da considerare: la sicurezza ed il pericolo delle violazioni della privacy o il timore che l’ingresso dei giganti del settore come Google, Amazon ed Apple possano condizionare l’ecosistema dello smart building con pratiche da oligopolio. Anche per questi casi è «essenziale il ruolo delle istituzioni – spiega Donatella Proto – che da un lato devono favorire standardizzazione ed interoperabilità, garantendo sicurezza e protezione dei dati non lasciando l’iniziativa a consorzi e alleanze che tendono ad imporre i loro standard di riferimento. Dall’altro lato le istituzioni devono monitorare sulla corretta attuazione delle normative già esistenti da parte di tutti i soggetti interessati: dalle amministrazioni che rilasciano i permessi edilizi ed i certificati di agibilità delle abitazioni ai costruttori agli agenti di vendita che non dovrebbero poter mettere in vendita immobili non adeguatamente infrastrutturati».

La faccenda, insomma, è anche politica e/o amministrativa: leggi da far applicare, controlli da effettuare, linee guida da stabilire. Ricordando, conclude Proto, che «il futuro impone uno sguardo alla domanda più che all’offerta, a garanzia degli investimenti per l’espansione il mercato».

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Lindy
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Emme Esse