Il digitale non è più una promessa
Dai dati all’intelligenza artificiale, dal lavoro alla sostenibilità: la sintesi dei Report 2025 degli Osservatori del Politecnico di Milano racconta un’Italia che corre, ma non sempre nella stessa direzione
Nel racconto dell’innovazione italiana, il 2025 sembra quasi un capitolo di quelli che si leggono due volte: da un lato una crescita che accelera, dall’altro un sistema che fatica a reggere la propria stessa promessa.
La sintesi dei report annuali degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano — punto di riferimento ormai vicino ai 25 anni di storia nella produzione di conoscenza digitale — restituisce uno specchio complesso, sfaccettato, e a tratti affascinante della trasformazione tecnologica nel nostro paese.
La sintesi dei report parla di un’innovazione che non si ferma ai confini dell’hardware o del software. Parla di cultura, di regole, di comunità e di persone. Un ecosistema che, pur con tutte le sue discontinuità — tra eccellenze e ritardi strutturali — dimostra che il digitale in Italia è ormai irreversibile, e che la sfida più grande non è più introdurre la tecnologia, ma capire come viverla, governarla e condividerla.
Non più solo numeri
Parlano di una crescita solida del mercato dei dati e dell’intelligenza artificiale, che ha visto un balzo nel valore complessivo delle soluzioni (+20% nel mercato data economy) e un significativo incremento dell’impiego di tecnologie di data management e analytics. In molti segmenti — dalla generative AI alle architetture cloud — le imprese di grandi dimensioni guidano la metamorfosi digitale, mentre le PMI arrancano, spesso forzate a rincorrere trend di cui percepiscono l’urgenza senza però riuscire ad internalizzare capacità e competenze.
È interessante come il digitale smetta di essere un semplice strumento per diventare, sempre più, un linguaggio culturale. Non parliamo solo di investimenti IT — benché la fotografia del budget ICT e dei trend di spesa resti un tassello cruciale per comprendere le dinamiche delle organizzazioni italiane — ma anche di modelli di governance, competenze umane e responsabilità sociale. Un dato emerso con forza dalle ricerche è quello delle persone: nel 2025, dall’Osservatorio HR emerge con chiarezza un malessere diffuso nel mondo del lavoro, dove solo una minoranza di lavoratori sente un reale senso di benessere e coinvolgimento, l’altro lato di una trasformazione che richiede nuove skill e maggiore attenzione alla dimensione umana del cambiamento tecnologico.
Nei settori di nicchia ma strategici, come l’agrifood digitale, la fotografia scattata dagli Osservatori indica che la sostenibilità e l’intelligenza legate alle macchine non sono più slogan: sono metriche di performance e previsioni di sviluppo. Pur se gli investimenti in hardware si sono ridotti e la crescita si è temporaneamente rallentata, cresce l’adozione di sistemi intelligenti di monitoraggio e pianificazione, in un filone di innovazione che intreccia tecnologia, ambiente e competitività delle filiere produttive.
E poi c’è l’Europa
Con iniziative come European Digital Tech Watch, gli Osservatori del Politecnico lavorano per portare la prospettiva italiana nel contesto più ampio del Vecchio Continente, concentrandosi su temi di intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud e analisi dei dati a livello transnazionale. Questo slancio verso una visione pan-europea non è solo un desiderio accademico: è la chiave per interpretare la competizione globale in un mondo che non concede più tempo alle visioni isolate.





