DDL Architettura: per il CNI la qualità nasce dall’integrazione delle competenze
DDL Architettura, qualità del progetto e governance urbana: il Consiglio Nazionale degli Ingegneri chiede un approccio multidisciplinare che integri architettura, ingegneria e competenze tecniche per città più sostenibili, resilienti e smart.
Un approccio realmente multidisciplinare, fondato sulla collaborazione tra architetti, ingegneri e professioni tecniche, è la chiave per promuovere la qualità dell’architettura e dell’ambiente costruito. È questo il messaggio centrale emerso dall’audizione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) presso la settima Commissione del Senato, dedicata all’esame dei Disegni di Legge AS 1112 e AS 1711 sulla promozione e valorizzazione dell’architettura.
Il CNI ha espresso apprezzamento per le finalità generali dei provvedimenti, orientati alla rigenerazione urbana, al miglioramento della qualità della vita e al rafforzamento del valore pubblico del progetto. Allo stesso tempo, ha evidenziato alcune criticità che, se non affrontate, rischiano di indebolire proprio gli obiettivi dichiarati della riforma.
In primo luogo, la qualità del progetto non può essere ridotta alla sola dimensione formale o estetica
Essa deriva dall’equilibrio tra qualità architettonica, sicurezza strutturale, efficienza energetica, sostenibilità ambientale, durabilità delle opere e capacità di rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico. Per questo, secondo il CNI, è indispensabile riconoscere esplicitamente il carattere multidisciplinare del processo progettuale, evitando attribuzioni di centralità esclusiva a una sola figura professionale anche in ambiti ad alto contenuto tecnico e ingegneristico. In quest’ottica, è stata proposta anche la sostituzione dell’espressione “Architetto della Città” con “Progettista della Città”.
Un secondo nodo riguarda la governance
L’attribuzione della regia del Piano per l’architettura al solo Ministero della Cultura, senza un raccordo strutturale con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, potrebbe generare sovrapposizioni di competenze e rallentamenti procedurali. Il CNI propone invece una regia affidata al MIT, di concerto con il Ministero della Cultura, garantendo coerenza con il Codice dei Contratti Pubblici.
Particolare attenzione è stata posta anche agli aspetti prestazionali degli edifici e degli spazi urbani. Parametri come qualità dell’aria, comfort climatico e acustico, microclima e accessibilità universale sono grandezze misurabili, regolate da norme tecniche, che richiedono competenze specialistiche e protocolli di valutazione oggettivi. Da qui la richiesta di un esplicito coinvolgimento di ingegneri esperti in fisica tecnica e ambientale.
Infine, pur riconoscendo il valore dei concorsi di progettazione, il CNI mette in guardia da un loro utilizzo obbligatorio e generalizzato, che rischierebbe di paralizzare le stazioni appaltanti, soprattutto per opere infrastrutturali. Il principio di proporzionalità deve restare centrale, così come la valorizzazione dell’esperienza professionale e dei curricula, evitando approcci discriminatori tra le diverse professioni tecniche.
Il messaggio conclusivo che emerge dalle osservazioni del CNI è chiaro e condivisibile: i progetti di qualità nascono dall’integrazione delle competenze e dalla collaborazione tra saperi diversi. Solo così architettura, ingegneria e tecnologia possono contribuire in modo efficace a città più sostenibili, inclusive e resilienti.





