EPBD IV: un’assenza che pesa sul futuro del Paese

21 Aprile 2026 Luca Baldin


Direttiva EPBD IV e legge di delegazione europea 2025: perché l’assenza del recepimento preoccupa il settore dello smart building

C’è un’assenza che, più di molte presenze, racconta lo stato delle politiche energetiche italiane. La legge di delegazione europea 2025, approvata definitivamente nei giorni scorsi, non contiene alcun riferimento al recepimento della direttiva EPBD IV, il provvedimento europeo che ridisegna il percorso di decarbonizzazione del patrimonio edilizio.

Non si tratta di una dimenticanza tecnica.

La direttiva (UE) 2024/1275, in vigore dal maggio 2024, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro maggio 2026. Eppure, nel principale strumento legislativo annuale dedicato proprio all’allineamento dell’ordinamento italiano al diritto europeo, questa priorità strategica semplicemente non compare.

Il segnale è politico prima ancora che normativo

Come sottolineato da più parti, l’esclusione della EPBD IV indica una difficoltà, se non una reticenza, nell’assumere la riqualificazione energetica degli edifici come asse portante della transizione climatica nazionale. In un Paese caratterizzato da un patrimonio immobiliare tra i più energivori d’Europa, questo ritardo rischia di trasformarsi in un freno strutturale allo sviluppo.
Le conseguenze sono tutt’altro che teoriche. L’assenza di un quadro chiaro rallenta gli investimenti, alimenta l’incertezza tra operatori e cittadini e indebolisce una filiera industriale che negli ultimi anni aveva costruito competenze, occupazione e innovazione. Allo stesso tempo, si apre il rischio concreto di ulteriori procedure d’infrazione e di una perdita di credibilità dell’Italia nel contesto europeo.

Ma il punto più rilevante riguarda la visione. La direttiva EPBD IV non è solo un obbligo da recepire: è una leva per ripensare il sistema edificio-impianto in chiave digitale, efficiente e integrata. È, in altre parole, un pilastro naturale per il mondo dello smart building. Rimandarne l’attuazione significa rinviare anche l’innovazione, la qualità abitativa e la competitività del settore.
La legge di delegazione europea resta uno strumento centrale per l’adeguamento normativo. Ma proprio per questo, le sue omissioni pesano. E indicano la necessità urgente di un cambio di passo.
Il tempo tecnico per intervenire esiste ancora. Quello politico, molto meno.

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.