Qualità dell’aria nelle scuole: con la UNI 12016:2026 cambia il modo di progettare le aule

7 Settembre 2026 La redazione


Con l’avvio del nuovo anno scolastico entra nel vivo una piccola rivoluzione culturale: la qualità dell’aria indoor diventa un parametro da progettare, controllare e gestire. Ventilazione, sensoristica e automazione entrano a pieno titolo nel concetto di scuola efficiente e salubre

Mentre milioni di studenti italiani si preparano a tornare sui banchi, c’è un aspetto della qualità degli edifici scolastici che merita quest’anno un’attenzione particolare: l’aria che si respira nelle aule.

Dal 14 maggio è infatti in vigore la UNI 12016:2026 “Ventilazione degli edifici – Requisiti degli impianti di ventilazione meccanica negli edifici per l’istruzione”, primo riferimento tecnico nazionale specificamente dedicato alla ventilazione meccanica negli edifici scolastici. La norma interessa gli edifici per l’istruzione di ogni ordine e grado e considera non soltanto le aule, ma anche laboratori, palestre, aule magne e gli altri ambienti utilizzati da studenti e personale.

Una novità che arriva al momento giusto. Per anni abbiamo misurato la qualità delle scuole soprattutto in termini di sicurezza strutturale ed efficienza energetica. Parametri fondamentali, certamente, ma non sufficienti. Una scuola è innanzitutto un luogo abitato per molte ore consecutive da un numero elevato di persone e la qualità dell’ambiente interno incide direttamente sul loro benessere.

La UNI 12016 introduce quindi un principio importante: la qualità dell’aria non può più essere affidata semplicemente all’apertura occasionale delle finestre, ma deve entrare nella progettazione e nella gestione dell’edificio. Ventilazione meccanica, controllo dei parametri ambientali, manutenzione e verifica delle prestazioni diventano parti di una medesima strategia. AiCARR evidenzia, tra gli aspetti considerati, il monitoraggio di CO₂, radon e formaldeide e la valutazione del rischio microbiologico, oltre alla verifica periodica delle prestazioni.

È qui che il tema diventa particolarmente interessante anche per la filiera dello smart building. Sensori, sistemi di controllo e automazione consentono infatti di conoscere le condizioni reali degli ambienti e di modulare la ventilazione in funzione dell’occupazione e delle effettive necessità, conciliando salubrità e contenimento dei consumi.

Non è un aspetto secondario. La stessa EPBD4 amplia la prospettiva dalla sola prestazione energetica alla qualità degli ambienti interni, mettendo in relazione temperatura, umidità, ventilazione e presenza di contaminanti.

La campanella che nelle prossime settimane tornerà a suonare nelle scuole italiane può essere allora anche un promemoria per progettisti, amministrazioni e gestori: riqualificare una scuola non significa soltanto consumare meno energia, ma creare ambienti migliori per chi li vive. E oggi abbiamo finalmente anche uno strumento tecnico in più per farlo.