VMC ed EPBD IV: la qualità dell’aria interna come requisito, non come opzione

25 Settembre 2026 La redazione


Ing. Clara Peretti, libera professionista

Il 2026 è un anno importante per la qualità dell’aria in Italia. L’Italia sta lavorando al recepimento della Direttiva (UE) 2024/2881: oltre ad abbassare i limiti per alcuni inquinanti outdoor, il testo introduce valori di riferimento per gli ambienti indoor, ampliando il perimetro di una direttiva nata per l’aria esterna. Sul fronte edilizio, invece, la Direttiva (UE) 2024/1275 (EPBD IV) non è stata recepita entro il 29 maggio e il 15 luglio la Commissione ha aperto la procedura d’infrazione verso tutti i 27 Stati membri. Due cantieri aperti che dovrebbero parlarsi: l’aria indoor è il loro punto di contatto.

È la tesi del position paper del Gruppo di Lavoro Qvent, che riunisce produttori e distributori di sistemi VMC. L’EPBD IV definisce la qualità ambientale interna (IEQ) chiedono di affrontarla nei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni importanti; l’art. 13 impone requisiti per un clima interno salubre e, negli edifici non residenziali a zero emissioni, sistemi di monitoraggio e regolazione dell’IEQ.

Il nodo tecnico è noto

Un involucro più ermetico riduce le perdite per infiltrazione ma, senza un ricambio controllato, fa crescere CO₂, VOC, formaldeide, umidità e, ai piani a contatto con il terreno, radon.

Il Superbonus, con incentivi a cappotti e serramenti non vincolati a un sistema di ventilazione, ne è la versione italiana. Il recuperatore di calore, con efficienze che nelle unità di qualità superano l’80%, rende il ricambio compatibile con gli obiettivi energetici: la VMC non è un costo accessorio del cappotto, ma la condizione perché gli interventi sull’involucro funzioni davvero.

Il quadro nazionale però si muove: il DM CAM Edilizia del 24/11/2025 rende obbligatoria la VMC negli appalti pubblici con portate calcolate secondo UNI EN 16798-1; il DM Requisiti Minimi del 28/10/2025 lega efficienza, benessere termoigrometrico e IAQ; la UNI 11976:2025 individua gli inquinanti chiave e assume la CO₂ come indicatore dell’efficacia della ventilazione.

Le proposte Qvent sono cinque:

  • requisiti IAQ vincolanti anche per il residenziale privato
  • incentivi alla riqualificazione legati alla presenza della VMC
  • progettazione e installazione di sistemi di qualità
  • allineamento del recepimento al CAM e alla UNI EN 16798-1
  • formazione degli installatori e piani di manutenzione

Resta la questione della coerenza tra i due decreti. Attualmente lo schema sulla qualità dell’aria fissa per la CO₂ un valore di 1000 ppm che non coincide con l’approccio per categorie della UNI EN 16798-1: se il recepimento dell’EPBD adotterà quest’ultima, il progettista si troverà con due riferimenti per lo stesso ambiente. Indicatori, soglie e norme tecniche vanno armonizzati fin d’ora, prima che i due testi arrivino in Gazzetta. Decarbonizzare senza ventilare significa spostare il costo dalla bolletta alla salute.

La missione di Qvent è la valorizzazione, la promozione e lo sviluppo dell’applicazione dei Sistemi VMC con finalità di miglioramento della qualità dell’aria e del comfort indoor, applicati in tutte le destinazioni d’uso, ottimizzando l’efficienza energetica dell’abitazione. Il position paper nasce dalla convinzione che il recepimento italiano della Direttiva EPBD IV rappresenti un’opportunità normativa decisiva – forse irripetibile – per inserire la VMC di qualità nel quadro regolatorio nazionale in modo strutturale, superando l’attuale frammentazione e garantendo che gli obiettivi di decarbonizzazione non vengano perseguiti a scapito della salute degli occupanti.