La net neutrality e lo smart building


net neutrality«Arriva un nuovo modo di commercializzare l’accesso, cambiano le regole in USA. Andare verso un mondo a due velocità non mi piace, conto che in Europa si proceda diversamente. Anzi il mio consiglio è di rimanere diversi in Europa. Nei Paesi, per esempio con pochi operatori gli utenti hanno sicuramente più problemi. Io ne so qualcosa in Canada». Derrick De Kerckhove, sociologo di fama internazionale, allievo di Marshall McLuhan, docente universitario, direttore scientifico di Media Duemila e dell’Osservatorio TuttiMedia (nella foto), si schiera apertamente contro la net neutrality.

La notizia, immaginiamo, la conoscete ormai tutti. La Federal Communications Commission americana, con il via libera dell’amministrazione Trump, ha deciso infatti che la rete internet non è più uguale per tutti. Ciò significa, banalizzando, che chi è disposto a pagare di più avrà una corsia preferenziale veloce, gli altri dovranno mettersi in fila.

Riccardo Luna , direttore dell’agenzia giornalistica AGI e osservatore di lungo corso dell’evoluzione digitale, spiega nel blog Stazione Futuro cos’ha permesso la net neutrality: «È un principio importante che sta alla base del fatto che in questi trenta anni siano nate dal nulla startup che poi sono potute diventare colossi globali anche perché non sono state discriminate quando erano “piccole”: mi riferisco a Google, Facebook, Amazon e Microsoft, ma anche a tutte le altre ovviamente».

Tim Berners-Lee, il fisico padre del world wide web, ha lanciato a sua volta un appello: «Voglio un internet in cui le aziende di contenuti crescano in base alla loro qualità, non alla loro capacità di pagare per correre nella corsia di sorpasso. Voglio un internet in cui le idee si diffondano perché sono stimolanti, non perché rispondono alle opinioni dei dirigenti delle tlc. Voglio un internet in cui i consumatori decidano cosa succede online e dove i provider si concentrano sulla fornitura della migliore connettività».

Benché qualche Stato in Europa (esempio, il Portogallo) abbia introdotto pacchetti che favoriscono determinati contenuti, per il nostro continente «non cambia nulla – ha scritto ancora Luna – ma è una opportunità per attrarre talenti visto che l’America ha deciso di perdere la leadership globale dell’innovazione».

È però lecito chiedersi, considerati i casi del passato, se la decisione americana possa in qualche modo far breccia e travasarsi anche in Europa. Ragionando in termini di edifici connessi cosa accadrebbe nel caso di rimozione della net neutrality? Con quali conseguenze per lo sviluppo di questo mercato ora allo stato nascente?

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