Digital Home, il futuro è iniziato


Su lo streaming, giù le pay-tv. Un gigabit per famiglia. E security sì, ma a patto che sia “cloud”. La pandemia dà slancio alle tecnologie più evolute di internet, i “Digital Enablers”, con effetti accentuati dagli stanziamenti del PNRR. Vedi in proposito i report di Anitec-Assinform ed EY.

“La spesa digitale del settore telecomunicazioni e media ha raggiunto nel 2020 la quota di 9miliardi e 75 milioni di euro, con una crescita pari allo 0,5% rispetto al 2019”.

Così si legge nel “Rapporto 2021 sul digitale in Italia” pubblicato da Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende italiane del settore ICT, ovvero tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Ora, considerando che l’anno di cui si parla è proprio quello “horribilis” della pandemia, motivo che rendeva quanto mai attesa questa cinquantaduesima edizione del report, siamo di fronte a una stasi da cui desumere motivi di conforto e speranza per quanto riguarda l’immediato presente-futuro. Anche in considerazione del fatto che il contesto attuale è fortemente condizionato dagli effetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato dal governo lo scorso giugno. “Un PNRR in cui sono stati stanziati 50 miliardi di euro per la digitalizzazione – rammenta il Presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay – con conseguenti prospettive di sviluppo per l’intero indotto”.

Questo intero comparto a cui Gay fa riferimento ha fatturato 71 miliardi nel 2020, con una perdita dello 0,6% che, secondo le previsioni, sarà ampiamente assorbita entro il 2024, anno per il quale si prevede di superare i 90 miliardi di euro. Tirando genericamente le somme, se il settore telecomunicazioni regge in tempi di magra, assestandosi attorno al 15% dell’intera spesa digitale nazionale, esso sembra destinato solamente a crescere sulla scia della ripresa, a patto ovviamente di rispettare e sviluppare determinati indicatori.

Sulla carta, il governo dimostra l’intenzione di fare la propria parte stanziando, all’interno del PNRR, 6 miliardi e 31 milioni di euro per il potenziamento delle reti ultraveloci su tutto il territorio nazionale, con l’obbiettivo dichiarato di garantire una connessione a 1 gigabit per famiglie, imprese e scuole entro il 2026. In tale modo si punta ad attuare un anticipo di quattro anni sulla strategia europea denominata Digital Compass. Quest’ultima è mirata a fornire entro il 2030 tutte le famiglie dell’Unione Europea di connettività in dimensioni di gigabit e di coprire adeguatamente tutte le aree popolate con internet 5G.

In concreto, il piano “Italia a 1 Giga” connesso a questo stanziamento, prevede connettività adeguata per 8 milioni e mezzo di destinatari tra famiglie, imprese ed enti dislocati nelle aree NGA (nuovi accessi di banda larga) definite come nere o grigie, ovvero a fallimento di mercato. Per giungere a questo risultato, di vitale importanza per lo sviluppo globale del Paese, il piano del governo mira ad adottare le migliori soluzioni tecnologiche disponibili, in termini di rete fissa oppure FWA (Fixed Wireless Access), con potenziale coinvolgimento di soggetti come Eolo, società di telecomunicazioni italiana da tempo impegnata a diffondere la propria offerta di wireless in tutto il Paese, a cominciare dalle zone più impervie e sconnesse.

Come il report di Anitec-Assinform rileva, tutti questi dati incoraggianti a proposito dell’Italia  che investe nel digitale vanno riferiti a una domanda crescente di qualità ed eccellenza tecnologica, sviluppatasi come reazione alla crisi stessa generata dal covid. Si stanno avverando previsioni come quelle dell’istituto di ricerche Netconsulting Cube, che lo scorso novembre già evidenziava in questa tenuta del sistema il ruolo trainante esercitato per tutto il 2020 dalle tecnologie più innovative, i cosiddetti Digital Enablers, ovvero Cloud, Big Data, Internet of Things, blockchain: una profezia che, all’interno del report, si sostanzia in un +7,1% di fatturato da accreditare per lo scorso anno a queste branchie “intelligenti” di internet.

“Sono proprio  i Digital Enablers – conferma Marco Gay – a esercitare un ruolo trainante in tutto il mercato italiano del digitale. È quanto meno ovvio che, per effetto dei lockdown e delle restrizioni imposte dalla pandemia, l’utilizzo diffuso e necessario delle piattaforme, per la didattica a distanza come per lo smart working, ha comportato un’autentica esplosione della domanda di servizi in cloud”.

Se ora proviamo a declinare concretamente questi trend di mercato in innovazione “smart” applicata alla nostra vita quotidiana, è ovvio che uno dei grandi “ganci” fra l’universo dei Digital Enablers e il settore dell’installazione sia costituito dalla Digital Home, ovvero quel deciso passo avanti costituito, rispetto alla “domotica” e alla sue soluzioni di comfort sostenibile, da un’idea compiuta di Casa Intelligente in grado di interagire a più livelli con chi la abita. In tal senso si fa leggere un recente report svolto Ernst & Young (EY) sulla digitalizzazione sviluppatasi nel nostro Paese per effetto della pandemia. Con un primo dato sensibile relativo al nuovo rapporto che si sta instaurando con la televisione. “L’aumento della digitalizzazione all’interno delle mura domestiche sta trasformando il consumo mediale dei cittadini – si apprende da questa ricerca. – Le famiglie sono sempre più attratte dalle piattaforme di streaming e le preferiscono ai canali più tradizionali. La maggioranza degli intervistati (60%) ritiene infatti che un abbonamento ad un servizio di streaming abbia un valore maggiore rispetto a quello ad una Pay TV. Una convinzione che nel nostro Paese è più forte rispetto a Germania (46%) e Francia (41%)”.

Sono anche questi indicatori di una tendenza che è stata rilevata dalla medesima ricerca di EY, ed è relativa al bisogno diffuso di connettività domestica. A tal fine, il 25% degli intervistati si dichiara disposto ad aumentare la propria spesa, anche se va sottolineata nello stesso tempo una persistente diffidenza di fondo nei confronti degli effetti psicofisici generati da un uso intensivo di internet, oggetto di maggiori attenzioni salutistiche da parte del 50% del campione.

Di sicuro, una Digital Home soggetta a queste trasformazioni, ma anche a questi timori di fondo, prevede al proprio interno una security evoluta, in grado di interagire a ogni livello con il sistema di riferimento. Non a caso si parla sempre più di Cloud Security, ovvero di una sicurezza innestata nei Digital Enablers dell’abitazione. D’altra parte, una sempre più diffusa adozione del cloud comporta l’aumento dei rischi per la cloud security, secondo scenari da applicare anche a un mondo post-pandemico, che sarà caratterizzato con ogni probabilità da cloud computing accelerato, forza lavoro sempre più distribuita, accessi dinamici alla rete e molteplici vettori di attacco in-cloud. Di fronte a un modello di sviluppo del genere, le organizzazioni di tutto il mondo devono garantire la protezione del loro business in-cloud preparandosi giocoforza a una nuova, diffusa cyber-pandemia.

Uscendo di casa, la trasformazione digitale risulta una delle chiavi più importanti per la sopravvivenza di tante imprese. A patto, naturalmente, di trasformare un modello di business tradizionalmente fisico in un modello di business digitale, sviluppando un secondo canale di monetizzazione attraverso il web. L’esempio più immediato da fare in proposito riguarda proprio il ristorante fisico dove vendere tramite Delivery, secondo quella trasformazione digitale che riguarda numeri crescenti di prodotti fisici.

Secondo Jing Daily, il portale cinese del lusso, nei primi sei mesi della pandemia, molti negozi sono stati costretti a fare un balzo in avanti in termini di innovazione digitale. E una buona percentuale lo ha fatto approdando su quelle piattaforme social dove ancora non erano arrivati. D’altra parte è noto che, prima del covid, molti pensavano che il live streaming non fosse un canale adatto alle loro esigenze, dopodiché hanno dovuto ricredersi. E più o meno in un lampo.