Il dado è tratto l’Italia sarà fotovoltaica


Mentre la guerra impone investimenti europei per 300 miliardi, il governo approva un Decreto che per i pannelli solari prevede l’ambito della manutenzione ordinaria. L’avvocato Romina Zanvettor (studio di consulenza RZLEX): “Finalmente si ampliano le aree idonee a installare nuovi impianti”

Fotovoltaico, l’Europa chiama e l’Italia tenta di rispondere con maggiore tempismo ed efficienza rispetto al passato, lanciando un apposito Decreto Energia divenuto legge del parlamento il 29 aprile scorso. E’ un provvedimento che introduce numerose misure di semplificazione mirate all’installazione di impianti a fonti rinnovabili, istituendo, fra l’altro, un Fondo Rinnovabili per le piccole e medie imprese. Da segnalare, inoltre, la possibilità di applicazione del modello unico semplificato anche per gli impianti fotovoltaici e termici di potenza superiore a 50 kW e fino a 200 kW, realizzati in edilizia libera. L’utilizzazione di questo stesso modello era già previsto per la comunicazione dell’installazione di piccoli impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici fino a 50 kW.

Come si intuisce anche da un semplice Decreto legislativo infarcito di utili disposizioni pratiche, la variante guerra, comparsa nelle nostre vite con l’invasione russa dell’Ucraina, non ammette tentennamenti e dilazioni.

A chi è in cerca di una ventata di ottimismo può giovare una gita a Poggio Renatico, paese in provincia di Ferrara, dove presto si rischierà di inciampare sui pannelli fotovoltaici, tanti ne stanno spuntando. A una parte consistente provvede una società privata attiva da anni sul territorio, mentre altri vanno riferiti alla politica di “crowdfunding” promossa da Enel Green Power per fidelizzare utenti al progetto “Scelta Rinnovabile”. Tanta virtuosità di Poggio Renatico si spiega soprattutto con due elementi, che peraltro dovrebbero sussistere, o essere al più presto “esportati” su tutto il territorio nazionale: emancipazione culturale del territorio, a cominciare dalle istituzioni, e diffusa accessibilità della rete elettrica a cui collegare impianti di tale portata.

D’altra parte, la situazione del comune emiliano dovrebbe essere norma, e non eccezione, mentre il potente default energetico provocato dalla guerra in Ucraina spinge Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ad annunciare un nuovo piano energetico continentale, il RePowerEu, fondato sulla transizione all’energia pulita. Sul piatto compaiono così i quasi 300 miliardi di euro – 225 sotto forma di prestiti e 72 in modalità sovvenzione – erogati con il fine di imporre i pannelli solari entro il 2025 su tutti gli edifici pubblici e commerciali e, a partire dal 2029, nei progetti di ogni cantiere privato. I numeri e le voci sono quelli di una rivoluzione senza ritorno, fatidica anche per l’Italia e destinata a realizzarsi fra innumerevoli problematiche, non ultime quelle legate alle formidabili impennate dei costi delle materie prime generate sempre dalla guerra in corso.

A suffragare sensazioni del genere concorrono per prime le voci “dal campo”, che meritano autorevolezza in virtù della loro natura. Una appartiene senz’altro all’avvocato Romina Zanvettor, titolare dello studio legale RZLEX che, dalle sue sedi di Conegliano e Brescia, fornisce consulenza legale e amministrativa a gruppi e imprese operative nel settore della costruzione di centrali fotovoltaiche, funzionanti a pannelli solari.

“Tre sono le principali problematiche con cui ci si misura in questo ambito – spiega l’avvocato Zanvettor – e riguardano l’individuazione delle aree, la connessione alla rete e i tempi di realizzazione, che devono necessariamente essere rapidi”.

“Ora, in Italia, la grande novità è costituita dal Decreto Legge 17 del primo marzo scorso, convertito in Legge il 29 aprile – rivela la consulente legale e amministrativa – perché, finalmente, sono state individuate nuove aree idonee ope legis per la costruzione di impianti fotovoltaici, quali ad esempio le aree classificate agricole i cui punti distino non più di trecento metri da zone a destinazione industriale, o adiacenti alle autostrade. Spetta ora alle amministrazioni locali, soprattutto ai Comuni, recepire il senso virtuoso di questa novità, attivando gli uffici preposti e applicando le nuove procedure previste”.

“Queste aree – continua l’avvocato Zanvettor – implicano certamente una situazione sulla carta favorevole, ma nella realtà resta da verificare sul campo quanto concerne la loro accessibilità alla rete elettrica. Che deve trovarsi a una distanza compatibile con i risultati che ci si propone di ottenere effettuando determinati investimenti. Certo, se progetto un meraviglioso impianto, ma la cabina elettrica più vicina si trova a quaranta chilometri di distanza, è meglio non avviare nessun cantiere”.

“Attualmente viviamo in condizioni di emergenza energetica impensabili solo un anno fa – chiarisce Romina Zanvettor – e se sul fronte legislativo ciò comporta un’accelerazione di tutto quanto può favorire alternative concrete e strutturali alla dipendenza del mercato italiano dal gas, nello stesso tempo occorre fare i conti con un quadro condizionato da altre e non secondarie variabili, a cominciare dagli aumenti vertiginosi dei costi delle materie prime, o anche dai blocchi a cui le stesse sono soggette in mercati di esportazione come la Cina”.

“La cognizione di queste premesse di fondo – continua la legale – aiuta a comprendere quanto sta accadendo in un comune modello come Poggio Renatico, dove la vicinanza geografica a gradi snodi delle reti elettriche del Paese ha favorito la nascita di ben due poli fotovoltaici: uno è l’impianto realizzato dalla società privata per cui lo studio legale RZLEX ha prestato l’assistenza legale, e l’altro è il progetto lanciato da Enel”.

“Ma anche dietro la bella facciata di casi virtuosi come questo – conclude l’avvocato Zanvettor – si nascondono storia annose e complesse. Basti pensare ad altri progetti che hanno avuto inizio nel 2019 e, nemmeno un anno dopo, sono incappati nella variante totalmente imprevista della pandemia. Oggi, è vero, dobbiamo fare i conti con la guerra, ma avendo sulle spalle anni di emergenze e difficoltà continue, compresi importanti contratti firmati all’aperto, in un parcheggio, a causa delle limitazioni di ogni genere provocate dal Covid”.

Alla fine, pur mettendo in preventivo un imprecisabile tot di inevitabili ritardi, il dado del fotovoltaico è definitivamente tratto. Lo fa concretamente pensare lo stesso Decreto Energia che finalmente annovera l’installazione dei pannelli solari fra gli interventi di manutenzione ordinaria, con considerevoli benefici in termini di permessi e procedure. Lo si coglie nel determinante articolo 9, dove così è dato leggere: “L’installazione, con qualunque modalità, di impianti solari fotovoltaici e termici sugli edifici, o su strutture e manufatti fuori terra diversi dagli edifici e la realizzazione delle opere funzionali alla connessione alla rete elettrica nei predetti edifici o strutture e manufatti, nonché nelle relative pertinenze, è considerata intervento di manutenzione ordinaria e non è subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso comunque denominati, ivi inclusi quelli previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”.

Continuano a fare eccezione gli immobili appositamente tutelati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, ma questa limitazione non è necessariamente un male per un Paese come l’Italia, dove la Bellezza deve continuare a esercitare i suoi diritti.