Lombardo-Veneto “regno del fotovoltaico”


Nella top ten pubblicata dal quinto report “Barometro Fotovoltaico” otto province su dieci appartengono alle due regioni che due secoli fa erano un unico territorio. Con conseguenti buone pratiche in tema di comunità energetiche espresse da amministrazioni come il Comune di Brescia

 

Ogni giorno che passa l’Italia si scopre sempre più fotovoltaica. Secondo una tendenza verso un’energia solare che, pur manifestandosi a due velocità, con una netta accelerazione al nord e un passo molto più lento nel centro-sud, appare ormai come una (salutare) via di non ritorno. Peraltro, questa contraddizione genera un primato territoriale schiacciante del “Lombardo-Veneto”, come si chiamava, durante l’800, il regno dominato nell’Italia settentrionale dall’impero austro-asburgico.

A dare conferma di questo è l’annuale Barometro del Fotovoltaico, report sui pannelli solari nel Belpaese giunto alla quinta edizione e pubblicato da Elmec Solar, società di progettazione fotovoltaica con sede a Varese.

Nel report si parla innanzitutto di una crescita rilevante su scala nazionale, dove scopriamo che  il totale degli impianti collocati in Italia nel 2021 ammonta a 1milione 16mila83, contro i 935mila961 dell’anno precedente, con una percentuale di aumento pari a +13% registrato in un solo anno.

Gli 80mila impianti in più installati durante il 2021, oltre a far superare la fatidica soglia del milione, consentono di aggiornare la classifica delle dieci province più fotovoltaiche d’Italia.  Guida questa top ten Roma (40mila559 impianti), davanti a Brescia (33mila330), Treviso (32mila773), Padova (30mila939), Vicenza (26mila949), Torino (25.838), Bergamo (23mila371), Verona (23mila331), Venezia (23mila7) e Milano (22mila340). E’ una graduatoria che basta da sola ad avvalorare il trionfo dell’ex Lombardo-Veneto, le cui due regioni occupano ben otto posizioni su dieci, lasciando a Roma e Torino le due restanti.

Ma, al di là dei numeri, si intravedono politiche energetiche che danno il pieno significato di una leadership culturale, e non solo energetica. E’ il tema a cui rimanda quanto racconta a Italia Smart Building Michela Tiboni, che a Brescia è assessora comunale all’urbanistica e allo sviluppo sostenibile. “Nell’estate 2021 – racconta Tiboni – il Comune di Brescia ha approvato, nell’ambito del progetto Un Filo Naturale, la Strategia di Transizione Climatica (STC), uno strumento di lungo periodo che si propone di conseguire gli sfidanti obiettivi posti dall’esigenza di adattamento delle città ai cambiamenti climatici. La STC  verrà  attuata attraverso molteplici azioni in termini di adattamento, mitigazione e coinvolgimento della comunità, tra cui ovviamente l’efficientamento energetico degli edifici”.

“La nostra amministrazione – continua l’assessora Tiboni – ritiene fondamentale che il Comune di Brescia supporti cittadini e operatori nel diffondere la buona pratica delle CER, le Comunità Energetiche, e degli AUC, i Gruppi di Autoconsumo collettivo condominiale, attraverso l’attivazione di un servizio a supporto dei cittadini. Mi riferisco a uno sportello ad hoc per promuovere azioni di riqualificazione energetica degli immobili esistenti e sensibilizzare la comunità bresciana verso queste buone pratiche”.

Ed ecco dove il discorso enuclea i fattori di crescita che possono derivare dalla diffusione di queste buone pratiche e dalla loro ottimizzazione amministrativa. “Lo sviluppo di CER e AUC che siano in grado di produrre, tramite fonti rinnovabili, l’energia elettrica necessaria per l’autoconsumo e per la condivisione – conclude l’assessora Tiboni – comporterà per i consumatori associati di Brescia un contributo economico riconosciuto dal gestore dei servizi energetici. Per questo, in parallelo, saranno portate avanti analisi sul territorio per individuare le aree urbane maggiormente soggette a povertà energetica, che riteniamo essere quelle ottimali per la localizzazione di CER e AUC”.

Passando a considerazioni di ordine generale, Alessandro Villa, amministratore delegato di Elmec Solar e membro del Consiglio di Italia Solare  dichiara: “In Italia negli ultimi 10 anni si è passati da poco più di 50 megawatt di potenza installata a poco più di 60 megawatt”.

Lo si apprende nel sito di Elmec, dove sempre Villa precisa che “Il valore totale delle rinnovabili in Italia rappresenta circa il 16,3%, di cui una buona fetta, più o meno il 40%, è occupata dall’idroelettrico, un settore da noi ‘storico’, la cui crescita è rimasta costante nel tempo”. Il fotovoltaico, pur a sua volta in crescita, in Italia arriva attualmente al 6,7% del totale del valore delle rinnovabili, mentre il resto è occupato dall’eolico. La strada è dunque quella giusta ma, se l’obiettivo è quello di dismettere i combustibili fossili, con il loro enorme potenziale inquinante, si evince che bisogna fare di più.

Il trend manifestato dal Barometro del Fotovoltaico è sicuramente incoraggiante, ma è necessario lavorare molto per raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030 fissata dalle Nazioni Unite (ONU) in tema di rinnovabili: a tale fine dovremmo installare circa 70 gigawatt di rinnovabili in 10 anni, ovvero 7 GW all’anno. Questo secondo gli impegni che l’Italia ha preso in documenti come il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) e la “Strategia nazionale di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”.