Per i semiconduttori una crisi molto difficile da risolvere


Iniziata nel 2020, la scarsa disponibilità dei microchip permane a livello globale e sta penalizzando soprattutto l’industria dell’automobile

La soluzione, limitandoci alla descrizione del problema contenuta in Wikipedia, sarebbe alla portata anche di un bambino: “La crisi dei semiconduttori è un fenomeno nell’industria dei circuiti integrati che avviene quando la domanda di chip di silicio supera l’offerta”. Ma rispondere che allora basta produrne un po’ di più, di semiconduttori, per superare l’ostacolo è ovviamente troppo facile e soprattutto inattuabile, come dimostra il fatto che la crisi va avanti ormai dal 2020 ed ancora non si può dire con certezza che ci si è incamminati verso la via d’uscita. Anzi, dopo la pandemia e l’esplodere del conflitto in Ucraina, l’inasprirsi delle tensioni attorno a Taiwan aggiunge ulteriori nuvole all’orizzonte per il semplice fatto che l’isola nel Mar della Cina è uno dei principali produttori di microchip al mondo…

Diverse tipologie di semiconduttori

Quando un problema si protrae così a lungo, con gravi conseguenze industriali e commerciali, diventa sempre più evidente la sua complessità, dove gioca un ruolo non trascurabile un errore di fondo con una conseguente sottovalutazione. L’errore più grande è quello di parlare di crisi dei semiconduttori al singolare, quando quest’ultimi si dividono in diverse tipologie destinate a impieghi differenziati. Da qui la sottovalutazione, le cui conseguenze appaiono particolarmente evidenti in questi ultimi mesi, quando il faticoso ritorno ai livelli pre pandemia nella produzione dei semiconduttori non riesce a risolvere “localizzati” problemi di scarsità dei microchip.

L’esempio più eclatante è quello del settore automobilistico, dove la carenza dei semiconduttori sta costringendo da tempo i colossi dell’auto alla più draconiana fra le misure, ovvero il taglio della produzione dei veicoli. Il perché di tale situazione si spiega, appunto, parlando al plurale e non al singolare. Nel 2020, sotto l’impatto terribile della pandemia, con il crollo della produzione a livello planetario, nel mondo dei microchip ci sono state delle scelte obbligate da compiere fra i vari settori merceologici. Infatti, i produttori hanno deciso di concentrare le risorse produttive disponibili per la fabbricazione dei semiconduttori destinati all’elettronica di consumo, smartphone e pc per intenderci, richiestissimi per via di lockdown e smart working. Taglio deciso, invece, alla realizzazione di microchip per la stagnante se non recessiva industria dell’auto, quest’ultimi già meno redditizi in tempi “normali” rispetto ai più sofisticati semiconduttori per l’elettronica .

Milioni di veicoli non prodotti

Una situazione che, mese dopo mese, si è incancrenita, tanto che adesso più che di scarsità occorre parlare di squilibrio per descrivere l’attuale momento nella crisi dei semiconduttori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, o almeno di coloro che vogliono guardare. Soltanto nei primi sette mesi di quest’anno è stata annullata la fabbricazione di oltre un milione di veicoli, sia in Europa che negli Stati Uniti e, secondo la stima di “AutoForecast Solutions”, dall’inizio della crisi dei chip non sono stati prodotti ben 13 milioni di veicoli inizialmente preventivati. Ne conseguono, inevitabilmente, pesanti ritardi nell’attività delle concessionarie, con i tempi di attesa dei clienti prima della consegna dei veicoli che si raddoppiano e a volte triplicano.

Infine, al bambino ostinato di cui sopra, che nonostante tutto continua chiedere di aumentare la produzione, ricordiamo che realizzare una fabbrica di semiconduttori non è esattamente lo stesso che aprire una gelateria. Basti pensare al recente investimento deciso da STMicroelectronics, produttore italo-francese di semiconduttori: tre miliardi di dollari per aprire un nuovo impianto nel milanese, peraltro destinato a soddisfare solo una parte dell’elettronica richiesta dal settore auto, ovvero chip per airbag, sistemi di navigazione e sistemi d’apertura keyless. Gli investimenti per progetti industriali più ambiziosi fanno tremare i polsi: Samsung ha stanziato 17 miliardi di dollari per una nuova fabbrica di semiconduttori in Texas, mentre Intel ha deciso di espandere il proprio stabilimento in Arizona mettendo sul piatto 20 miliardi… Una montagna di soldi per impianti che diventeranno operativi fra qualche anno. Nell’attesa abituiamoci a convivere con la crisi.