Smart City, è una questione di “dati”


Senza i quali, espressi da numeri verificabili, non esiste una reale spinta innovativa. Lo rammenta il professor Dall’O, del Politecnico di Milano, riferendosi a una realtà globale dove esempi virtuosi arrivano da Washington come da Savona. Mentre decine di migliaia di “led” illumineranno anche le prealpi della Valsabbia

I dati sono, semplicemente, “tutto” già nel presente, e a maggior ragione nel futuro, delle Smart City. Se infatti si avvereranno le linee di tendenza espresse dal più recente report dell’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, nel 2050 il 66% della popolazione mondiale – come dire due abitanti su tre del pianeta Terra – sarà “inurbato”, vivrà dunque all’interno di città. Le quali, alla luce del default ambientale in pieno corso, o saranno Smart City pienamente sostenibili, oppure si trasformeranno in gironi infernali resi invivibili da surriscaldamento globale, inquinamento e alta diffusione di virus.

“Però i dati sono valori numerici, sulla cui base progettare soluzioni, e non chiacchiere da bar” precisa Giuliano Dall’O, 65 anni, bellunese di Mel, docente di fisica ambientale al Politecnico di Milano. “Se non privilegiamo le analisi fondate sui dati – continua Dall’O, che dal 2017 al 2020 è stato presidente di Green Building Council Italia – saremo in balia del caos mediatico, che ora prende una strada, e un secondo dopo imbocca quella opposta. Già in una mia pubblicazione del 2013 osservavo come la stessa città, sulla base di protocolli radicalmente diversi, fosse al primo posto in una determinata graduatoria di sostenibilità, e al quindicesimo in un’altra”.

Calando queste parole in un esempio concreto, le cronache delle ultime elezioni presidenziali americane hanno avuto come teatro, a volte drammatico e altre volte festoso, le strade di Washington, che i telespettatori di tutto il mondo hanno visto percorse prima dai dimostranti fedeli al presidente uscente Donald Trump, e poi dal corteo dei sostenitori del candidato vincente Joe Biden. Quelle carreggiate serenamente occupate, in entrambi i casi, da migliaia di americani più o meno pacificamente in marcia verso il Campidoglio, appartengono a una metropoli dove il 65% dei quartieri è pedonalizzato, o quanto meno “a misura di pedone”, e dove il 58% degli spostamenti quotidiani avvengono in sella a una bicicletta. Sono, questi, due fra i dati che, espressi in numeri percentuali, hanno consentito alla capitale degli Stati Uniti di essere fra le prime città al mondo a potersi fregiare della certificazione “Leed for Cities”, rilasciata dal Green Building Council alle città in grado di dimostrare il conseguimento di determinati obbiettivi.

In particolare, Washington ha reso operativo già nel 2021 il programma “Sustainable DC. 2.0”, teso a raggiungere entro il 2032 risultati tutt’altro che risibili come l’approvvigionamento del 25% dei prodotti agricoli in un raggio di 160 chilometri, o l’aumento del 500% dei posti di lavoro legati all’economia “green”. Inoltre, nel 2015 ha stipulato un accordo ventennale con Iberdrola Renewables per destinare entro vent’anni a impianti eolici il 35% del proprio fabbisogno energetico, e nel 2016 ha lanciato il piano Climate Ready DC, ovvero 77 azioni finalizzate a gestire virtuosamente i cambiamenti climatici in corso.

Passando dall’America all’Italia, i parametri di riferimento di Washington sono gli stessi che hanno fatto di Savona la prima città europea a ricevere il Leed for Cities, e per di più “gold”, ovvero la categoria per importanza seconda solo a “platinum”. A suo tempo, il capoluogo ligure ha inviato alla piattaforma Arc, che calcola le valutazioni previste per questa certificazione, i dati relativi a quattordici categorie fra cui gestione del traffico, raccolta e smaltimento dei rifiuti, risparmio energetico e idrico, Welfare, sicurezza, formazione ecologica dei cittadini, fruibilità dei servizi di trasporto pubblico, equità sociale, reddito e stato di salute della cittadinanza. “Savona è diventato un punto di riferimento per tutte le città italiane che ambiscono a ottenere il medesimo risultato – spiega il professor Dall’O – e trovo importante sottolinearlo proprio perché Leed for Cities non è un banale pezzo di carta da incorniciare, e rappresenta invece un’autentica, autorevole certificazione  basata su dati non contestabili, dove, per fare un esempio, non si esalta genericamente una vaga efficienza energetica, ma si calcola con esattezza la riduzione di ogni impatto ambientale, ottenuta grazie a determinate politiche energetiche”.

Restando nell’ambito delle attività del Green Building Council Italia, i dati tornano protagonisti in occasione della recentissima assegnazione dei GBC Italia Awards, svoltasi a MIND, quartiere quanto mai futuribile di una Milano che sta rinnovandosi a ritmo sempre più sostenuto. Nella categoria “Leadership Design & Performance” il premio è stato assegnato a Binario Lab,laboratorio di bio-architettura a cui si deve la riqualificazione e il restauro sostenibile, a Ferrara, di palazzo Gulinelli, storico edificio di origini settecentesche, a suo tempo sede di un istituto religioso. Si tratta di un’area situata in pieno centro storico: oltre 3mila800 metri quadrati disposti su tre piani, con annesso giardino storico di circa 10mila metri quadrati. Il palazzo, gravemente danneggiato dal terremoto del 2012, e stato sottoposto a un progetto di ristrutturazione realizzato secondo un’ottica di sostenibilità, privilegiando materiali ecologicamente sostenibili e di seconda generazione, nonché l’uso della tecnologia a secco. Se Ferrara vorrà configurarsi come Smart City, potrà farlo solo salvaguardando in modo rigoroso i suoi palazzi storici, secondo una prassi che riguarda in realtà tutte le città d’arte italiane.

“Ma città d’arte o metropoli fortemente connotate hi-tech non fa differenza quando si guarda ai dati, e cioè ai valori numerici che evidenziano i fattori innovativi di qualsiasi centro urbano – conclude il professor Dall’O – tanto è vero che personalmente invito qualsiasi amministrazione civica interessata al tema a verificare i parametri Smart City della propria città nella piattaforma Arc Skoru, a cui il Green Building Council fa riferimento”.

In attesa di capire quanti capoluoghi, anche utilizzando i fondi previsti dal piano governativo PNRR, seguiranno la buona stella di Savona, Smart City è un’idea caratterizzata da una tale forza innovativa da attecchire perfino… nei boschi. Succede sulle alture prealpine della bresciana Valsabbia, dove trentuno piccoli comuni, per un’utenza complessiva di circa 135mila abitanti, hanno sottoscritto il piano di illuminazione pubblica gestito da Enel Sole. In questo modo, sulla base di un Project Financing da 25 milioni, si provvederà a trasformare in led i 27mila925 punti luce del territorio. Così da coniugare  efficienza e risparmio energetico, nel segno della sostenibilità.