Data center, serve una strategia nazionale: ok della Camera alla legge delega mentre la Lombardia vara una norma regionale

3 Marzo 2026 Luca Baldin


La Camera approva la legge delega sui data center e avvia il percorso per una disciplina nazionale organica. Intanto la Lombardia anticipa con una propria legge regionale. Il tema impone una governance unitaria: i data center sono infrastrutture strategiche per transizione digitale, sicurezza dei dati, sostenibilità energetica e competitività del Paese.

La Camera dei Deputati ha dato il via libera al testo unificato della legge delega per i data center, riconoscendo con ampio consenso politico l’urgenza di dotare l’Italia di una disciplina nazionale organica per queste infrastrutture strategiche. Il provvedimento – ora all’esame del Senato – affida al Governo il compito di definire, entro sei mesi dall’entrata in vigore, i decreti legislativi per la regolazione, realizzazione e sviluppo dei centri di elaborazione dati (Data Center) sul territorio nazionale. L’obiettivo è chiaro: superare il vuoto regolatorio attuale e dare certezze agli operatori, agli enti locali e alla filiera industriale di un segmento che è al cuore della transizione digitale, della sicurezza dei dati, dell’intelligenza artificiale e della competitività del Paese.

Secondo i relatori, la legge delega non è un semplice strumento tecnico, ma una scelta politica di portata strategica: si punta ad armonizzare procedure autorizzative, facilitare l’accesso alla rete elettrica nazionale, valorizzare siti dismessi e definire criteri per il consumo di suolo e di energia. L’idea è quella di aumentare l’attrattività degli investimenti, ridurre la frammentazione delle regole locali e promuovere soluzioni infrastrutturali sostenibili e competitive a livello europeo.

In parallelo, tuttavia, la Regione Lombardia ha avviato un proprio testo di legge regionale per regolamentare localmente l’insediamento e lo sviluppo dei data center. La decisione nasce – secondo i promotori – dalla necessità di colmare l’inerzia normativa nazionale, offrendo «regole del gioco certe» per un territorio che concentra oltre il 60% delle richieste di nuovi impianti su scala nazionale.

Questa scelta solleva due questioni cruciali. Da un lato, è comprensibile la spinta di una regione ad anticipare risposte normative in presenza di una domanda infrastrutturale elevata. Dall’altro, però, la frammentazione delle regole a livello regionale rischia di disegnare un mosaico di normative locali, con potenziali ostacoli per l’attrazione di investimenti internazionali, per l’omogeneità degli standard di sostenibilità e per la governance di servizi di interesse pubblico e privato.

Nel dibattito parlamentare, infatti, è emerso con forza il richiamo all’autonomia tecnologica nazionale, alla sicurezza dei dati sensibili e alla capacità dell’Italia di giocare un ruolo coerente nello scacchiere digitale europeo. Un quadro normativo nazionale, chiaro e coordinato, non è solo un tema di efficienza burocratica: è una leva strategica per il mercato digitale, per la competitività delle imprese e per la sicurezza collettiva.

Per chi scrive, la vicenda dei data center è emblematica di un’urgenza più ampia: non possiamo lasciare l’innovazione in balia di normative disomogenee o di regolazioni a macchia di leopardo. I data center sono infrastrutture critiche, simili per importanza alle reti ferroviarie o alle dorsali energetiche del passato: richiedono governo nazionale, visione strategica e integrazione tra politiche industriali, energetiche e di pianificazione territoriale. Solo così l’Italia potrà trasformare la sfida digitale in sviluppo concreto, sostenibile e competitivo.

 

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Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.