Una piattaforma neutrale per garantire la competizione tra servizi digitali
Fibra ottica in Italia: cosa cambia con FiberCop “wholesale only” e perché la rete all’ingrosso può accelerare concorrenza, investimenti e digitalizzazione di imprese, PA e smart building.
Negli ultimi anni abbiamo imparato una lezione semplice: la connettività non è “solo Internet”, è un’infrastruttura abilitante. Senza rete affidabile, scalabile e accessibile a tutti, il Paese rallenta: dalle imprese ai servizi pubblici, fino alla domotica e allo smart building.
In questo quadro si inserisce un passaggio che, a prima vista, potrebbe sembrare tecnico o addirittura burocratico: il parere dell’AGCOM pubblicato il 12 gennaio 2026, che consolida FiberCop come operatore “wholesale only”, cioè solo all’ingrosso. Tradotto: FiberCop vende accesso alla rete agli operatori, ma non compete direttamente sul mercato retail (quello degli abbonamenti venduti a famiglie e aziende).
Per capire perché è una svolta, basta pensare al modello storico delle telecomunicazioni: per decenni l’operatore “incumbent” possedeva sia i “binari” (la rete) sia i “treni” (i servizi al cliente finale). Questo assetto, inevitabilmente, generava un rischio strutturale: chi controlla l’infrastruttura ha anche l’incentivo — magari non esplicito, ma concreto — a favorire se stesso e rendere più complicata la vita ai concorrenti, anche solo attraverso tempi di attivazione, processi e accesso alle informazioni tecniche.
Il punto interessante è che, con un operatore wholesale only, cambia la logica dei controlli: si può passare da una regolazione “difensiva” (pensata per evitare discriminazioni) a una regolazione più “industriale”, basata su standard operativi, trasparenza e misurabilità. Non basta dichiarare neutralità: bisogna dimostrarla ogni giorno con KPI, procedure e qualità dei dati.
Ed è qui che la questione diventa molto concreta anche per i non addetti ai lavori. Perché la qualità dell’esperienza digitale non dipende solo dalla velocità massima promessa, ma da elementi spesso invisibili: migrazioni tra operatori, gestione dei guasti, affidabilità delle banche dati di copertura, processi di provisioning. Sono questi dettagli a determinare se una linea si attiva “in una settimana” o diventa una piccola odissea e, ancor più, se l’attivazione di un nuovo servizio richiesto dall’utente possa avvenire senza intoppi.
Perché tutto si allinei che ci sia un operatore unico “neutrale” sembra essere quindi scelta condivisibile, soprattutto se nel radar dovessero entrare anche i cosiddetti “verticali”, ovvero quegli impianti “multiservizio” previsti dalla legge per gli edifici nuovi e ristrutturati e che dovrebbero rappresentare ragionevolmente il nuovo standard tecnico per tutti gli edifici italiani, anche per evitare discriminazioni intollerabili. E anche su questo tema cruciale, finalmente, sembra che qualche cosa si stia concretamente muovendo.
Una rete davvero “solo all’ingrosso” può diventare, quindi, una piattaforma neutrale su cui gli operatori competono finalmente su servizi, qualità, innovazione e dove l’operatore Whole sail only costruisce il suo business, fatto non solo di connettività, ma di attivazione di nuovi servizi proposti da terzi. Ma la partita non si vince con un’etichetta: si vince con governance, regole chiare e vigilanza efficace. Perché la neutralità, nel digitale, è un fatto operativo prima ancora che un principio.





