Smart Building e accessibilità: paradigma per il futuro

Lo smart building secondo una diversa prospettiva: quella demografica. Le statistiche indicano che l’invecchiamento della popolazione (e lo svuotamento delle culle) sta velocemente modificando il tessuto sociale dell’Italia, cambiando in parallelo comportamenti, attitudini e bisogni. E, probabilmente, non è un caso che la recente statistica (fonte Istat) sulla diffusione di internet nel nostro Paese fotografi una condizione che dipende molto all’età della popolazione. Nel 2017 quasi un terzo delle famiglie italiane non ha internet a casa, modesto l’aumento rispetto al 2016: dal 69,2% al 71,7%.

La maggior parte delle famiglie senza accesso a internet da casa indica la mancanza di competenze come principale motivo (55,5%), quasi un quarto (25,3%) non considera internet uno strumento utile e interessante. Il discrimine tra chi internet ce l’ha e chi non ce l’ha «viene ricondotto soprattutto a fattori generazionali e culturali», spiega l’Istat. Un Paese anziano, appunto. Tanto per dire, la mancanza di disponibilità di una connessione a banda larga (il digital divide) incide per appena il 2,9%.

E lo smart building? Lo smart building può essere una risorsa per dare una risposta all’invecchiamento della popolazione, così come può essere un aiuto per le persone disabili. Ne ha spiegato i motivi Luca Baldin, project manager di Smart Building Italia (nella foto), intervenuto a Bari al convegno Barriere architettoniche e condomini organizzato da ANAPI – Associazione Nazionale Amministratori Professionisti di Immobili. «L’invecchiamento della popolazione porta con sé forme più o meno marcate di “disabilità” diffusa – ha detto Baldin – come riduzione della vista e dell’udito, difficoltà motorie, malattie croniche e/o invalidanti, problemi di autosufficienza, solitudine».

E dunque, la digitalizzazione degli edifici, la loro connessione alla rete, è il prerequisito per la creazione di «un ambiente che può favorire l’inclusione sociale, grazie a numerosi ausilii tecnologici che consentono già oggi di superare numerose disabilità», ha affermato Baldin. Non si tratta cioè di fornire il “semplice” accesso a internet, ma di offrire a fasce sempre nutrite di cittadini servizi con interfaccia utente personalizzate per consentire il loro accesso in modo non discriminatorio. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha spiegato nei suoi documenti che uno sviluppo della domotica, intesa come insieme di soluzioni tecnologiche per agire sull’ambiente in modo sicuro e soprattutto autonomo, apre a scenari inediti.

Data, insomma, la tendenza demografica in atto in Italia, lo smart building è un edificio necessario come anche solidale. «Solidale perché consente di erogare a distanza servizi sociali e sanitari, perché facilita l’accesso ai servizi primari anche a distanza come l’home banking, il commercio online, le prenotazioni di servizi e perché, infine, aumenta l’indipendenza del singolo utente, anche svantaggiato e quindi la sua autostima», ha precisato Luca Baldin.

Esempi di applicazioni relative al tema dell’invecchiamento e della disabilità già operative da tempo sono molteplici: sistemi di sensoristica ambientale, compresi sensori di caduta e rilevatori di movimento, telemonitoraggio dei parametri biologici, telecardiologia, supporto alle terapie domiciliari, telesoccorso e telecontrollo H24, accesso ai servizi sanitari territoriali a distanza. Molto si è fatto: nel Veneto, per esempio, l’e-health center della Regione assiste a distanza oltre 25 mila utenti, ma la strada da coprire è ancora tanta anche perché il patrimonio immobiliare italiano non si presta ad essere idoneo a rispondere alle nuove dinamiche: solo 1,3 milioni di edifici ad uso residenziale è stato edificato negli ultimi 25 anni su un totale di oltre 12 milioni. In Italia sono vecchie anche le case.

«Lo smart building è perciò uno strumento importante per favorire l’inclusione sociale e per tale ragione gli edifici devono essere dotati di impianti di tlc costantemente aggiornati come condizione essenziale per accedere ai servizi necessari: un paradigma per il futuro», ha concluso Baldin. Per di più lo smart building “ringiovanisce” gli edifici aumentando il valore!

Scarica la presentazione (in Power Point) di Luca Baldin, clicca qui.

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