La Svizzera costruisce una gigantesca batteria nelle Alpi: come funziona il maxi sistema di accumulo energetico
Il progetto Nant de Drance trasforma l’energia rinnovabile in riserva strategica per la rete elettrica europea: 17 chilometri di gallerie, 900 MW di potenza e una nuova frontiera per lo storage energetico
La Svizzera sta scavando una gigantesca “batteria” sotto le Alpi. E no, non è fantascienza.
Il post circolato su LinkedIn in queste settimane è autentico e fa riferimento a uno dei progetti energetici più impressionanti d’Europa: Nant de Drance, nel Canton Vallese, una centrale idroelettrica di pompaggio che rappresenta una delle più grandi infrastrutture di accumulo energetico del continente.
L’idea è semplice solo in apparenza: usare l’energia in eccesso prodotta da rinnovabili – fotovoltaico ed eolico in primis – per pompare acqua da un bacino inferiore a uno superiore. Quando la rete ha bisogno di elettricità, l’acqua viene rilasciata verso valle, azionando turbine e generando energia. Una gigantesca batteria naturale, insomma, che sfrutta la gravità invece del litio.
Ma i numeri fanno capire la scala dell’opera
Per realizzare Nant de Drance sono stati scavati oltre 17 chilometri di gallerie nella montagna, creando una caverna sotterranea lunga quasi 200 metri e alta quanto un palazzo di venti piani. L’impianto, entrato in funzione dopo oltre 14 anni di lavori, può erogare fino a 900 MW di potenza, equivalenti alla produzione di una centrale nucleare di medie dimensioni, e immagazzinare circa 20 GWh di energia.
Per capire perché questo progetto sia strategico bisogna guardare al vero nodo della transizione energetica: non produrre energia rinnovabile, ma conservarla quando c’è e renderla disponibile quando serve. Sole e vento, infatti, sono per definizione intermittenti. Senza sistemi di accumulo efficienti, il rischio è avere energia in surplus in alcune ore e carenze in altre.
È qui che entrano in gioco le nuove tecnologie di storage gravitazionale, oggi considerate una delle frontiere più promettenti dell’energy management. Non a caso proprio in Svizzera sono nate aziende come Energy Vault, che stanno sviluppando sistemi basati sul sollevamento di enormi blocchi di cemento per accumulare energia potenziale.
La logica, in fondo, è sempre la stessa: trasformare l’energia elettrica in energia potenziale gravitazionale e recuperarla al momento opportuno. Cambia il “peso” utilizzato: acqua nei grandi impianti alpini, masse solide nelle nuove batterie gravitazionali modulari.
Il tema riguarda molto da vicino anche l’Italia. Terna stima che nei prossimi anni il fabbisogno di accumulo crescerà in modo esponenziale, parallelamente all’espansione delle rinnovabili. E infatti si stanno studiando applicazioni anche nel nostro Paese, comprese soluzioni ibride da realizzare in miniere dismesse, come il progetto annunciato in Sardegna.
La vera notizia, quindi, non è soltanto che “la Svizzera sta scavando una buca enorme”.
È che stiamo entrando nell’era delle infrastrutture energetiche invisibili: meno iconiche di un parco eolico o di un campo fotovoltaico, ma decisive per rendere davvero intelligente e stabile il sistema elettrico del futuro.
E forse è proprio questa la lezione più interessante: la transizione energetica non si giocherà solo sulla produzione di energia pulita, ma soprattutto sulla capacità di conservarla, gestirla e distribuirla quando serve. Anche scavando nel cuore delle montagne.





