Piano Casa, il Senato dà il via libera definitivo: un’occasione da non perdere per accelerare la twin transition del patrimonio edilizio
Il provvedimento apre nuove prospettive per la rigenerazione urbana. Ora la sfida è fare in modo che ogni intervento diventi anche un investimento in efficienza energetica, digitalizzazione e inclusione tecnologica
L’approvazione definitiva del Piano Casa da parte del Senato conclude l’iter parlamentare di uno dei provvedimenti più attesi in materia di politiche abitative. Il decreto, già licenziato dalla Camera, diventa così legge con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi accessibili attraverso il recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, il rilancio dell’edilizia residenziale sociale e integrata, la rigenerazione urbana e nuovi strumenti per favorire la locazione e la vendita a prezzi calmierati. Tra le misure più significative figurano il programma straordinario di recupero degli alloggi ERP, la valorizzazione degli immobili pubblici dismessi, il sostegno all’housing sociale e interventi destinati a giovani, studenti, lavoratori fuori sede, giovani coppie, genitori separati e anziani, anche attraverso modelli innovativi di cohousing.
Per chi opera nel settore dello smart building, tuttavia, il valore del Piano Casa va ben oltre la pur fondamentale risposta all’emergenza abitativa. Il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare ogni intervento di recupero e riqualificazione in un’occasione per accelerare la decarbonizzazione e la digitalizzazione del patrimonio edilizio esistente.
L’Europa ci indica ormai con chiarezza la direzione attraverso la nuova EPBD: edifici sempre più efficienti, elettrificati, digitali e capaci di gestire in modo intelligente l’energia. Sarebbe un errore storico limitarsi a rimettere sul mercato migliaia di alloggi senza cogliere questa straordinaria opportunità di innovazione.
Ogni edificio recuperato dovrebbe nascere predisposto per ospitare infrastrutture digitali multiservizio, sistemi di home and building automation, piattaforme di gestione dell’energia, contabilizzazione intelligente, monitoraggio dei consumi, predisposizione per la ricarica dei veicoli elettrici e servizi digitali avanzati. È questa la condizione necessaria affinché il patrimonio immobiliare italiano possa diventare realmente parte integrante della transizione energetica.
Esiste inoltre un importante risvolto sociale. Portare tecnologie intelligenti negli edifici di edilizia pubblica e sociale significa democratizzare l’innovazione, rendendo accessibili anche alle fasce economicamente più fragili quei servizi digitali che fino a ieri erano considerati prerogativa degli immobili di fascia alta. Comfort, sicurezza, risparmio energetico, teleassistenza, gestione intelligente degli impianti e connettività rappresentano oggi elementi essenziali della qualità dell’abitare.
Per questo motivo il Piano Casa dovrà dialogare strettamente con i futuri provvedimenti attuativi della EPBD, con il Decreto Requisiti Minimi e con tutte le politiche dedicate all’elettrificazione e alla digitalizzazione degli edifici. Solo così l’investimento pubblico potrà produrre un doppio beneficio: rispondere al bisogno abitativo e costruire un patrimonio immobiliare più sostenibile, resiliente e pronto ai servizi digitali del futuro.
La vera partita, dunque, inizia adesso. Perché il successo del Piano Casa non si misurerà soltanto dal numero di alloggi recuperati, ma dalla loro capacità di diventare edifici realmente smart, efficienti e inclusivi, in grado di accompagnare il Paese verso la twin transition.





