Piano Casa, la rigenerazione deve essere anche digitale ed energetica

5 Settembre 2026 Luca Baldin


La visione del CNI sulla rigenerazione urbana indica la strada giusta. Ma recuperare il patrimonio pubblico significa anche cogliere l’occasione per accelerare la twin transition degli edifici, in coerenza con la EPBD4 e con una nuova idea di abitare, più efficiente, connessa e inclusiva

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha ragione quando sostiene che il Piano Casa non possa ridursi a una semplice operazione immobiliare finalizzata ad aumentare il numero degli alloggi disponibili. La casa è parte della città e la qualità dell’abitare dipende da servizi, mobilità, accessibilità, verde e dotazioni sociali. È quindi corretta la richiesta di trasformare il Piano in una vera politica di rigenerazione urbana, capace di mettere in relazione recupero del patrimonio, sostenibilità e coesione sociale.

C’è però un tassello che, a nostro avviso, merita di essere posto ancora più chiaramente al centro di questa visione: la twin transition, energetica e digitale, del patrimonio edilizio.

Se una parte significativa del Piano Casa passerà dal recupero e dalla trasformazione di immobili pubblici esistenti, abbiamo davanti un’occasione che sarebbe imperdonabile sprecare. Ogni ristrutturazione profonda dovrebbe diventare un laboratorio della transizione indicata dall’Europa con la EPBD4: edifici meno energivori, elettrificati, automatizzati, capaci di produrre e gestire energia e, contemporaneamente, pienamente connessi.

Rigenerare, infatti, non significa semplicemente riportare in vita un edificio. Significa restituirlo alla società adeguato alle esigenze dei prossimi decenni, non a quelle del secolo scorso.

Questo comporta anche un altro principio che dovrebbe apparire scontato, ma che purtroppo non sempre lo è: quando si interviene profondamente sul patrimonio pubblico, le prescrizioni normative devono essere applicate con assoluto rigore, comprese quelle relative all’infrastrutturazione digitale degli edifici.

Gli impianti multiservizio in fibra ottica previsti dalla normativa non sono un accessorio tecnologico da aggiungere eventualmente a valle. Sono una vera infrastruttura dell’edificio, esattamente come quella elettrica o idrica, e costituiscono la predisposizione indispensabile per servizi che saranno sempre più importanti nell’abitare contemporaneo.

Il tema assume un valore ancora maggiore se il Piano Casa intende dare risposte alle fasce più fragili della popolazione. Pensiamo agli anziani, alle persone con disabilità, ai malati cronici. In queste abitazioni la connettività ad alte prestazioni, la sensoristica, la building automation, il telemonitoraggio, la teleassistenza e i servizi sanitari digitali possono diventare strumenti concreti di inclusione, autonomia e sicurezza. La tecnologia, in questo caso, non è un lusso: svolge una funzione sociale.

Il CNI richiama opportunamente la necessità di integrare competenze tecniche, sociali, urbanistiche ed economiche e di costruire città più accessibili, sostenibili e capaci di rispondere ai bisogni delle persone. Aggiungiamo un elemento: per raggiungere questo obiettivo servirà anche una forte integrazione delle competenze energetiche, impiantistiche e digitali.

Il Piano Casa può quindi diventare qualcosa di più di una risposta all’emergenza abitativa. Può essere il banco di prova di una nuova politica nazionale dell’edificio, capace di dimostrare concretamente cosa significhi rigenerare nell’epoca della twin transition.

Perché se investiamo oggi risorse pubbliche per costruire le abitazioni dei prossimi decenni, abbiamo il dovere di farle nascere già nel futuro.

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.