Fotovoltaico, la nuova sfida è il fine vita: 140 milioni di pannelli da gestire entro il 2050
La crescita delle installazioni apre un nuovo fronte per la transizione energetica: secondo REF, occorre ripensare già oggi il sistema di finanziamento del riciclo dei moduli fotovoltaici
La crescita del fotovoltaico italiano porta con sé una sfida destinata a diventare sempre più rilevante: che cosa accadrà ai milioni di pannelli quando arriveranno a fine vita? A porre la questione è uno studio del Laboratorio REF Ricerche, dedicato in particolare ai moduli non incentivati e al modello economico necessario per garantirne raccolta, trattamento e riciclo.
Il tema è tutt’altro che marginale. L’accelerazione delle installazioni, sostenuta dagli obiettivi del PNIEC e dagli interventi di revamping e repowering, determinerà inevitabilmente una crescita dei RAEE fotovoltaici. Secondo lo scenario elaborato da REF, tra il 2025 e il 2050 arriveranno a fine vita circa 140 milioni di pannelli non incentivati. Si passerebbe dai circa 427 mila moduli dismessi nel 2025 a oltre 12 milioni nel 2050, equivalenti a circa 264 mila tonnellate di rifiuti fotovoltaici all’anno.
Un salto quantitativo che pone anche un problema economico. REF stima che, ipotizzando un costo di gestione di 250 euro per tonnellata, tra il 2025 e il 2050 serviranno complessivamente circa 762 milioni di euro. La spesa annuale passerebbe dai circa 2 milioni del 2025 ai 19 milioni del 2035, fino a 66 milioni nel 2050.
Il punto critico riguarda l’attuale sistema di garanzie. Per i pannelli non incentivati viene accantonato un contributo ambientale destinato a finanziare la futura gestione del rifiuto. Ma la concorrenza tra sistemi collettivi ha portato i contributi su valori che REF giudica potenzialmente insufficienti rispetto ai costi effettivi di logistica e trattamento, con il rischio che in futuro una parte dell’onere finisca per ricadere sulla collettività.
Da qui la proposta di passare a un modello “generazionale”, analogo a quello utilizzato per altri RAEE: i produttori presenti sul mercato contribuirebbero alla gestione dei pannelli che diventano rifiuti nello stesso periodo, in proporzione alle rispettive quote di mercato. Una soluzione che, secondo REF, permetterebbe di garantire maggiore equilibrio finanziario e di sostenere contemporaneamente nuovi investimenti nel fotovoltaico.
La proposta comprende anche la creazione di uno specifico raggruppamento R6 dedicato ai pannelli fotovoltaici, superando la distinzione tra moduli domestici e professionali. L’obiettivo è migliorare trasparenza e tracciabilità dei flussi, ridurre gli smaltimenti illeciti e rafforzare la filiera nazionale del recupero delle materie prime seconde.
Gli investimenti del PNRR hanno contribuito a potenziare la capacità impiantistica di trattamento. Ora, sottolinea REF, occorre intervenire anche sul modello finanziario. Perché una transizione energetica può definirsi davvero sostenibile soltanto se considera l’intero ciclo di vita delle tecnologie che la rendono possibile.
Fonte primaria:
Laboratorio REF Ricerche, La gestione del rifiuto fotovoltaico non incentivato in Italia: un nuovo modello di finanziamento,
a cura di Andrea Ballabio, Donato Berardi, Giulia Gadani, Andrea Tenconi e Nicolò Valle.





