Rinnovabili in Italia, il “tesoretto” salva il 2026: dal 2027 serve cambiare passo

28 Settembre 2026 Luca Baldin


Il margine accumulato negli anni scorsi rende ancora raggiungibile l’obiettivo annuale. ANIE chiede iter autorizzativi più rapidi e un quadro normativo stabile per sostenere investimenti e filiera. Il fotovoltaico residenziale rallenta per il terzo anno consecutivo

L’Italia può ancora centrare il target 2026 sulle fonti rinnovabili, ma rischia di farlo consumando tutto il vantaggio accumulato negli anni precedenti. È questa l’indicazione più significativa che emerge dall’analisi dell’Osservatorio FER di ANIE, elaborata sulla base dei dati Terna.

Alla fine del 2025 il Paese disponeva infatti di un margine positivo di circa 1,6 GW rispetto alla traiettoria definita dal burden sharing. Un piccolo “tesoretto”, frutto delle installazioni realizzate tra il 2021 e il 2025, che oggi consente di compensare il rallentamento del mercato.

Nel primo semestre 2026 l’aumento complessivo della potenza rinnovabile è stato di circa 3,4 GW: 2.918 MW provenienti da nuovi impianti e circa 550 MW da interventi di repowering. Sommando questo risultato al margine pregresso, il progresso raggiunge circa 5 GW. Per conseguire l’obiettivo annuale di 8,3 GW occorrerà quindi installare altri 3,3 GW nella seconda metà dell’anno, replicando sostanzialmente quanto fatto nei primi sei mesi.

Il traguardo appare possibile, ma tutt’altro che rassicurante. Una volta esaurito il vantaggio, l’Italia dovrà infatti confrontarsi con obiettivi sempre più impegnativi: 10 GW nel 2027, 11 nel 2028, 13 nel 2029 e 15 GW nel 2030. A quella data la potenza rinnovabile complessivamente installata dovrà raggiungere 131 GW, contro gli attuali 86: significa aggiungere circa 44 GW in poco più di quattro anni.

A trainare il mercato rimane il fotovoltaico, responsabile di quasi il 90% della nuova potenza connessa nel primo semestre, pari a 2.610,9 MW distribuiti su 83.732 impianti. Il quadro, tuttavia, è disomogeneo: il segmento residenziale rallenta per il terzo anno consecutivo, il Commercial & Industrial resta sostanzialmente stabile, mentre la crescita dei grandi impianti determina una crescente polarizzazione territoriale. Puglia, Sicilia e Lazio si distinguono per gli impianti di maggiore taglia; Lombardia e Veneto per la generazione distribuita.

Secondo ANIE, il problema non è quindi soltanto quantitativo. I continui cambiamenti normativi e regolatori hanno aumentato l’incertezza e la percezione del rischio, frenando una filiera strategica per la competitività industriale e la sicurezza energetica. Restano aperti il nodo delle autorizzazioni, la definizione delle aree idonee e i pareri di valutazione d’impatto ambientale relativi a 13 GW ancora sottoposti alla Presidenza del Consiglio.

Dal 2027 non saranno più sufficienti interventi episodici o accelerazioni dell’ultimo momento. Servono regole stabili, procedure certe, reti adeguate e una programmazione capace di integrare produzione, accumulo, gestione intelligente dell’energia ed elettrificazione degli edifici. La transizione energetica deve diventare finalmente strutturale.

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.