Dopo il PNRR non si torna indietro: ANIE indica la rotta per la crescita tecnologica italiana
All’Assemblea annuale 2026 la Federazione rilancia il ruolo strategico dell’industria elettrotecnica ed elettronica. I dati confermano la tenuta del comparto, mentre lo studio TEHA-ANIE individua investimenti, infrastrutture, competenze e semplificazione come pilastri della fase post-PNRR
«Quale crescita dopo il PNRR?»
È una domanda apparentemente semplice quella scelta da ANIE per la propria Assemblea annuale 2026, svoltasi a Milano il 21 settembre. Ma è probabilmente la domanda che oggi dovrebbe porsi l’intero sistema industriale italiano.
Il presidente Vincenzo De Martino ha dato una risposta molto netta: il PNRR sta finendo, ma i processi che ha messo in moto non possono finire con lui. Energia, infrastrutture, building e industria hanno bisogno di continuità, programmazione e soprattutto di una politica industriale capace di riconoscere nella tecnologia non un accessorio, ma uno dei principali fattori di competitività del Paese. ANIE chiede in particolare programmazione degli investimenti, semplificazione, coerenza delle politiche e un’azione strutturale sulle competenze.
Una posizione che, vista dall’osservatorio di Smart Building Italia, appare particolarmente significativa. De Martino ha ricordato come nell’edilizia la spinta impressa negli ultimi anni debba trasformarsi in una politica strutturale di modernizzazione del patrimonio: edifici non soltanto più efficienti, ma «più accessibili, sicuri e tecnologicamente avanzati», nei quali efficienza energetica, gestione intelligente dell’energia e automazione siano finalmente considerate parti di un unico sistema. È, in sostanza, quella convergenza tra transizione energetica e digitale di cui parliamo da tempo: due percorsi che ormai è sempre meno sensato affrontare separatamente.

Un comparto che corre più della manifattura
A dare forza a questa impostazione sono i numeri. ANIE rappresenta oltre 1.100 imprese, circa 490 mila occupati e 118 miliardi di euro di fatturato aggregato, con un’incidenza della ricerca e sviluppo pari al 4% del fatturato.
Soprattutto, il confronto con il resto della manifattura è eloquente. Nel 2025, mentre la produzione manifatturiera italiana diminuiva dell’1,4%, Elettrotecnica ed Elettronica continuavano a crescere. A fine anno i livelli produttivi dei due comparti risultavano quasi 12 punti percentuali sopra quelli pre-pandemia, mentre la manifattura nel suo complesso restava ancora sei punti sotto. Anche l’export ha mostrato capacità di diversificazione, con incrementi superiori al 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa.
Il 2026 sembra rafforzare la tendenza: nel primo semestre il fatturato dei settori ANIE è aumentato nominalmente del 9% sullo stesso periodo del 2025, contro il +3% della manifattura. Non è difficile leggerci dietro la crescita della domanda di elettrificazione, reti, automazione e digitalizzazione. In altre parole, la twin transition sta diventando mercato.
Rimane però un enorme collo di bottiglia: le persone. Il 75% delle imprese associate ad ANIE dichiara difficoltà nel reperire le competenze tecniche e specialistiche necessarie e la quota delle posizioni difficili da coprire è salita in pochi anni dal 37 al 58%. Senza tecnici, progettisti e nuove competenze digitali, anche la migliore politica di investimento rischia di trovare un limite fisico alla propria attuazione.

Il dopo PNRR secondo TEHA: trasformare l’eccezione in metodo
Ed è qui che diventa particolarmente interessante lo studio “Eredità del PNRR: impatti e prospettive per i settori ANIE”, realizzato da TEHA Group per la Federazione. Il PNRR, con circa 194 miliardi assegnati all’Italia, non ha rappresentato soltanto un gigantesco intervento finanziario: secondo l’analisi TEHA, senza il suo contributo l’Italia sarebbe entrata in recessione già nel 2024. Inoltre, il modello basato su target e milestone avrebbe ridotto di 12 punti percentuali la probabilità di ritardo dei progetti rispetto a quelli non finanziati dal Piano.
L’impatto sui mercati ANIE è stato enorme. Energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti hanno intercettato il 22% dei progetti ma addirittura il 63% del valore dei finanziamenti, registrando nel periodo del Piano una crescita media annua del valore aggiunto 3,4 volte superiore a quella del resto dell’economia.
Il problema, quindi, non è stabilire se il PNRR abbia funzionato come acceleratore, ma come evitare di togliere improvvisamente il piede dall’acceleratore. Otto imprese ANIE su dieci si dichiarano preoccupate per gli effetti della sua conclusione e TEHA riassume la sfida in tre domande: su cosa investire, con quali risorse e attraverso quale modello di governance.
La risposta finale dello studio è forse la vera eredità dell’Assemblea: ciò che serve all’Italia che produce è programmazione pluriennale della domanda e delle risorse; centralità delle infrastrutture tecnologiche, energetiche e digitali; semplificazione amministrativa; valorizzazione di investimenti, innovazione e capitale umano, mobilitando maggiormente anche i capitali privati.
Il punto, allora, non è trovare un altro PNRR. È fare in modo di non averne più bisogno come evento straordinario, trasformando ciò che abbiamo imparato in una normale politica industriale di lungo periodo. Perché elettrificazione, digitalizzazione e modernizzazione del costruito non sono parentesi aperte dai fondi europei. Sono la partita industriale dei prossimi decenni.





