Elettrificare i consumi, ma prima bisogna adeguare le infrastrutture delle abitazioni
Il Piano Sociale per il Clima mette 3,3 miliardi sull’edilizia e punta apertamente su pompe di calore, fotovoltaico, accumulo e aumento della potenza dei contatori. Una direzione corretta, che riporta però in primo piano un problema troppo a lungo dimenticato: l’adeguatezza delle infrastrutture elettriche dei nostri edifici
La direzione, finalmente, appare chiara: l’elettrificazione dei consumi non è più soltanto uno scenario evocato dagli addetti ai lavori, ma sta entrando concretamente nelle politiche pubbliche.
Il Piano Sociale per il Clima predisposto dal Governo destina circa 3,3 miliardi di euro alla componente edilizia: 1,95 miliardi all’edilizia residenziale pubblica, 1,25 miliardi agli immobili delle microimprese vulnerabili e 95,2 milioni specificamente all’elettrificazione dei consumi domestici. Il Piano italiano è stato trasmesso a Bruxelles ed è sottoposto alla valutazione della Commissione europea.
Particolarmente significativa è proprio quest’ultima misura. Per le famiglie vulnerabili viene prevista la possibilità di finanziare fino al 100% dei costi necessari all’aumento della potenza contrattuale del contatore, passando, ad esempio, dai tradizionali 3 kW a 4,5 o 6 kW. Una scelta tutt’altro che marginale, perché significa riconoscere che la decarbonizzazione degli edifici passerà inevitabilmente attraverso un crescente utilizzo dell’elettricità.
Pompe di calore, piani a induzione, sistemi di accumulo, fotovoltaico, building automation e, aggiungiamo, ricarica dei veicoli elettrici stanno cambiando radicalmente il profilo energetico delle nostre abitazioni.
Ma qui emerge il problema
Possiamo aumentare la potenza dei contatori e incentivare apparecchiature elettriche sempre più efficienti, ma non possiamo dimenticare che una parte enorme del patrimonio edilizio italiano è stata costruita quando tutto questo semplicemente non esisteva.
L’elettrificazione ha bisogno di infrastrutture
E allora sarebbe opportuno recuperare rapidamente un provvedimento che sembra essere uscito dal dibattito pubblico: la Delibera ARERA 467/2019/R/eel sull’ammodernamento delle colonne montanti vetuste degli edifici.
La sperimentazione riguardava in particolare le colonne realizzate prima del 1970 e quelle costruite tra il 1970 e il 1985 che presentavano criticità. ARERA aveva previsto un meccanismo per favorirne l’ammodernamento, coinvolgendo distributori e condomìni e incentivando anche le opere necessarie. Non casualmente, nella documentazione tecnica dell’Autorità veniva indicato tra gli obiettivi proprio quello di mantenere in sicurezza la rete di distribuzione di fronte a un maggiore consumo atteso di energia elettrica, determinato anche dalla progressiva elettrificazione del riscaldamento e del raffrescamento.
Era il 2019. Oggi quella previsione è diventata realtà.
Se vogliamo davvero portare l’elettrificazione nelle case, e soprattutto nelle abitazioni delle fasce più fragili, dobbiamo quindi ragionare sull’intera catena: rete, edificio, montanti, quadro elettrico, impianto domestico e utilizzatori.
È tempo, dunque, di rimettere il tema delle colonne montanti al centro dell’agenda, aggiornando e rilanciando su scala nazionale il percorso avviato da ARERA.
Perché la transizione energetica non si realizza semplicemente sostituendo una caldaia con una pompa di calore. Si realizza costruendo un’infrastruttura capace di sostenerla.





