Case green, l’Europa tira dritto. E forse è il momento di smettere di considerare l’EPBD4 un problema

8 Ottobre 2026 Luca Baldin


Bruxelles non arretra sull’EPBD4. Per l’Italia la vera sfida non è opporsi alla transizione, ma trasformare la riqualificazione del patrimonio edilizio in una grande politica industriale capace di generare sviluppo, occupazione, innovazione e sicurezza energetica.

Una cosa, a questo punto, appare chiara: sull’EPBD4 l’Europa non cambia rotta. Nonostante le pressioni esercitate da numerosi Paesi membri, con l’Italia certamente in prima fila, Bruxelles tira dritto. E lo fa passando dalle parole ai fatti: la procedura d’infrazione prosegue e l’Italia ha ora due mesi per presentare il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, pena il possibile deferimento alla Corte di Giustizia europea.

Possiamo continuare a chiamarla, con una semplificazione che personalmente considero fuorviante, “Direttiva case green”.

Possiamo continuare a rappresentarla come l’ennesima imposizione europea sulle famiglie. Ma prima o poi dovremo fare i conti con la realtà.
E la realtà è che il nostro patrimonio edilizio è vecchio, energivoro, spesso tecnologicamente obsoleto e sempre meno adeguato a un clima che sta cambiando rapidamente.
L’estate appena trascorsa ce lo ha ricordato in maniera drammatica. Le stime preliminari parlano di almeno 35.000 morti in eccesso in Europa durante le ripetute ondate di calore, mentre gli studi sull’impatto economico degli eventi estremi indicano perdite che, nelle estati più critiche, possono raggiungere lo 0,3-0,5% del PIL europeo. Numeri che trasformano il global warming da questione ambientale a gigantesco problema economico, sanitario e sociale.

È da qui che dovremmo partire.
L’EPBD4 non nasce per complicare la vita agli italiani, ma per affrontare uno dei grandi nodi strutturali europei: gli edifici sono il principale comparto di consumo energetico dell’Unione e il tasso annuo di riqualificazione resta fermo attorno all’1%.

La vera questione, dunque, non dovrebbe essere se applicare la direttiva, ma come farlo.

Se tradotta burocraticamente, scaricando semplicemente i costi sui proprietari, l’EPBD4 rischia certamente di trasformarsi in un problema sociale. Ma se utilizzata con intelligenza può diventare esattamente il contrario: una straordinaria politica industriale per il Paese.
Riqualificare significa infatti mettere in moto edilizia, impiantistica, elettrificazione, produzione da fonti rinnovabili, accumulo, automazione, digitalizzazione, reti e servizi. Significa ridurre strutturalmente le bollette, diminuire la dipendenza energetica dall’estero, migliorare il comfort e la sicurezza delle abitazioni e creare lavoro qualificato. La stessa Commissione indica nella direttiva uno strumento per aumentare competitività, indipendenza energetica e accessibilità dei costi dell’abitare.

È questa la partita che dovremmo giocare.

Non chiedere all’Europa di tornare indietro, ma costruire un grande piano nazionale capace di trasformare un obbligo in un investimento. Perché la transizione energetica del patrimonio edilizio, volenti o nolenti, dovremo affrontarla.
Tanto vale farlo trasformandola in sviluppo.

 

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.