Roma Smart City si moltiplica per cento


Tanti sono i nuovi progetti appena approvati all’interno del piano promosso dal Comune. Ne parliamo con il Presidente di RSC, Leandro Aglieri, che rivela così il profilo di una capitale altamente digitalizzata nella mobilità, nella sicurezza, nell’alternanza casa-lavoro dei suoi abitanti

Cento nuovi progetti da aggiungere agli ottantuno già avviati ci fanno dire che “Eppur si muove” questa Roma Smart City.

La celebre frase che il grande Galileo avrebbe pronunciato quattro secoli fa a proposito della Terra ruotante attorno al sole, nel 2022 calza a pennello a una capitale italiana che, nonostante i suoi noti problemi strutturali, si sta impegnando a rimuoverli imboccando in modo risoluto e articolato la miglior strada possibile, il cui nome è esattamente Roma Smart City. Si tratta del percorso operativo nato nel 2019 in seno al Comune allo scopo di individuare e praticare le soluzioni digitali più utili alla crescita sostenibile di una metropoli così grande e della comunità che la abita.

Di questa vitalità progettuale diventa utile parlare con il Presidente di Roma Smart City, Leandro Aglieri, manager con ricco pedigree in società di consulenze e servizi come Arthur Andersen, Vates, Cloud of Defence.

Presidente Aglieri, tre anni di attività sono stati sufficienti per vedere questa rapida moltiplicazione di obbiettivi da raggiungere per Roma Smart City: prima ottantuno e poi altri cento, appena sfornati. Come si spiega questo boom?

“Dipende anche dalla virtuosità delle soluzioni già adottate. I primi risultati ottenuti sono stati così concreti da far immediatamente germinare uno step successivo”.

Può farci un esempio?

“La Roma Data Platform, contenitore a suo tempo creato per accorpare la sterminata mole di dati relativi a Roma Capitale, in uno di questi nuovi progetti si accinge a diventare più intelligente. L’idea è quella di una sua versione 2.0 finalizzata, fra i vari obbiettivi, a tutelare la privacy e la sicurezza di ogni singolo cittadino”.

Qualche altro sviluppo analogo?

“Il tavolo appena formato per attuare lo Smart Working 2.0. Finita l’emergenza Covid, che ha costretto milioni di persone a lavorare a casa, si profila l’opportunità di ottimizzare quelle esperienze operando in modo virtuoso sul tragitto casa-lavoro”.

Con quale finalità?

“Quella di realizzare percorsi il più possibile personalizzati, così da conciliare gli utili dell’azienda con il benessere dei propri dipendenti. Ogni lavoratore avrà quindi modo di alternare giornate online e giornate in presenza, con un’attenzione sempre più mirata a proporgli anche comode soluzioni di co-working, ovvero luoghi facilmente raggiungibili dalla propria abitazione, da condividere con lavoratori di altre aziende. L’idea è quella di approntare uno spazio co-working per ognuno dei quindici municipi di Roma”.

Sono previsti riflessi anche sulla mobilità?

“Sì, perché qualsiasi percorso urbano sarà facilitato tramite la Mobility Self Service, una app in grado di indicare in tempo reale come coprire nel modo migliore una distanza utilizzando bus, metro, car sharing, monopattini elettrici”.

Qualcosa di analogo riguarderà la sicurezza?

“Certo, è uno dei progetti più ambiziosi che si pone Roma Smart City, e consiste nell’andare oltre l’attuale software Street Control, che consente alla Polizia di verificare numeri di targhe ovunque in transito o in sosta. L’obbiettivo diventa quello, molto ambizioso, di un’unica piattaforma dove far convergere anche tutti gli altri centri di controllo oggi funzionanti, compresi quelli della polizia urbana, della mobilità urbana e dell’assessorato alla cultura operativo quando si svolgono grandi eventi”.

Tutto fa dunque pensare a un perfetto allineamento di Roma Smart City con gli obbiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030.

“Esatto, sapendo che per centrare questo risultato occorre operare sui singoli elementi, e non solo sui quadri d’insieme”.

Cioè?

“Parliamo di una metropoli che, secondo i nuovi piani, sarà dotata di pali della luce intelligenti, ognuno dei quali destinato a ospitare anche i sensori sulla qualità dell’aria, e nello stesso tempo potrà connettersi in tempo reale con qualsiasi immobile del suo territorio, tramite libretti digitali che fungeranno da carta d’identità per ogni singolo edificio”.

Il turista del 2030 potrà così raccontare di una Roma città non solo eterna, ma anche Smart.