Sappiamo veramente dove si trova il collo di bottiglia?


Sulla base della lettera al direttore di Giuseppe Pugliese, pubblicata la scorsa settimana, prosegue il dibattito sul tema cruciale degli impianti di distribuzione dei segnali digitali negli edifici. Ospitiamo quindi volentieri il contributo di Danilo Caloro, membro del Comitato Consultivo Smart Installer.

Prendendo spunto dall’articolo pubblicato su Agenda Digitale a firma di Luca Baldin(Link) e dalla lettera al direttore del dott. Giuseppe Pugliese uscita su queste colonne , provo a fare alcune osservazioni dettate dall’esperienza professionale sul tema cruciale dei cosiddetti impianti verticali.

Il termine Fibra Ottica in questi ultimi anni credo sia uno dei più inflazionati.  È diventato un carro sul quale salire per muovere capitali, risorse, idee… “intuizioni”… e chi più ne ha, più ne metta. L’emendamento alla legge di bilancio di cui ha dato notizia Luca Baldin ne è una ulteriore prova. Si tratta di un problema verticale.

Dopo almeno tre anni di tentativi, il problema che ha avuto come esito la lenta digitalizzazione dei condomini in Italia è diventato il “verticale”… poco accessibile, poco praticabile, completamente da rifare. E se esiste il problema, ecco che creiamo un emendamento per offrire un bonus fiscale a chi accetta di spaccare la tromba delle scale per far passare nuove canalizzazioni, montare scatole e dare la possibilità alle Telco di entrare tranquillamente in casa nostra per fare i loro comodi. Quindi diamo loro la possibilità di rifarsi dopo che il progetto di cablare in modalità FTTH l’Italia è abbondantemente fallito. Tutto questo sempre sulle spalle dei contribuenti.

Va detto, infatti, che il problema dell’infrastruttura verticale all’interno dei condomini è un problema noto ai tecnici sin dall’inizio degli anni ’90, con il diffondersi dei primi impianti satellitari, e non c’era bisogno di scoprirlo ora con la cablatura in fibra. Era già tutto chiaro, almeno a chi aveva provato a portare servizi differenti nelle abitazioni. Insomma a chi una sonda in mano l’avesse tenuta almeno una volta.

Negli anni, diversi condomini hanno provveduto a rifare le colonne montanti secondo criteri lasciati al caso o al sentimento del povero elettricista di turno che si cimentava nella realizzazione, anche se le prime indicazioni normative risalgono al 2003. Ma ciò che si trascura sempre è che, anche nella migliore delle realizzazioni, il problema vero è, e sarà sempre, l’accesso in orizzontale dal pianerottolo all’appartamento.

Immaginate di abitare in un condomino dove viene rifatta una colonna montante e sulla vostra porta di ingresso viene alloggiata una scatola di derivazione, da dove far entrare per esempio i cavi dell’impianto Tv e Satellite che in precedenza entravano dalla finestra o dal muro di confine. Come farete passare i cavi fino ai vostri televisori? Sarete disposti a vedere i cavi sulla cornice delle vostre porte e sui battiscopa per arrivare a destinazione? Oppure installare canalizzazioni a vista o addirittura tracciare per incassare il tutto?

Immagino che anche nel più modesto degli appartamenti questa soluzione sia oggi improponibile. Quale può essere quindi la soluzione?

Il termine Fibra Ottica per tanti rappresenta la connettività, una connettività molto più veloce delle altre… tanto veloce che a molti offusca le idee.

C’è bisogno di fare un salto ideologico a tutti i livelli: chi consiglia, chi propone, chi decide! La Fibra Ottica è si un mezzo trasmissivo ad alta velocità ma soprattutto è un “abilitatore” di servizi tra i quali anche la connessione. Nell’ambiente condominio questo oggi assume una rilevanza fondamentale. Se prendiamo in esame il contenuto dell’emendamento che prefigurava il Digital Bonus 110%, la domanda che sorge spontanea è: perché utilizzarlo per realizzare un nuovo verticale, se poi il problema è sempre l’accesso e la distribuzione all’interno degli appartamenti, che sono di proprietà privata? Perché creare tubazioni e cavedi per tenere divisi i cavi per le reti elettroniche quando sarebbe sufficiente accomunarle in un unico impianto? Perché allontanarsi da quelle che sono le direttive Europee del 2014 e abbandonare il principio di Neutralità tecnologica e convergenza?

Ora, se ipotizziamo di avere un condominio di medie dimensioni (20 unità immobiliari) che potrebbe generare secondo lo schema dell’emendamento un bonus di 20.000 Euro è bene sapere che con questa somma è possibile realizzare un impianto multiservizio in fibra nel rispetto della Norma tecnica CEI 306-, e che è possibile integrarvi quattro servizi distribuiti di altissima qualità come Tv terrestre e satellite, connessione e fonia. Senza rompere muri e usando le canalizzazioni quasi sempre esistenti che entrano già dentro agli appartamenti degli utenti finali.

Considerando tutto ciò, immaginiamo l’impatto che tale tecnologia potrebbe avere in strutture condominiali molto più grandi ed estese: maggiore bonus, sistemi di distribuzione più performanti, aggiunta di servizi oramai ampiamente utilizzati come  videocitofono, videosorveglianza e altri servizi condominiali.

Per concludere, ogni tecnico serio sa che il più delle volte il problema non sono le canalizzazioni da rifare, ma gli impianti contenuti da sostituire, senza rompere nulla (un cavo multifibra ha uno spessore inferiore a quello di un coassiale). I bonus fiscali quindi servono, e molto, ma per lo scopo giusto, ovvero per sostituire gli impianti esistenti in rame dei condomini con altri multifibra di proprietà dei condomini, che poi provvederanno a  metterli a disposizione delle aziende distributrici di servizi. E là dove proprio non ci fossero gli spazi installativi sufficienti, ed è una parte residuale del parco immobiliare nazionale, esistono di fatto già bonus fiscali molto generosi, come il Bonus Facciate, per creare la creazione di canalizzazioni sotto traccia.

Mi chiedo, possibile che a tutto ciò sia così difficile arrivare? Oppure a qualcuno non piace? Ma soprattutto, dove sta il collo di bottiglia?  È davvero nei condomini?