Qui H-FARM Campus: dove il futuro è già iniziato

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Riccardo Donadon, fondatore di uno degli incubatori di start-up più importanti d’Europa, presenta la struttura didattica per creativi dai 3 ai 25 anni appena aperta nel Trevigiano. Vi lavorano 600 operatori, per accogliere 2000 studenti immersi nel verde e dotati della migliore tecnologia digitale.

Il futuro è già qui, a Ca’ Tron, comune di Roncade e provincia di Treviso, dove ha appena aperto i battenti l’H-FARM Campus.

Comunità dell’istruzione e della conoscenza aperta a studenti dai 3 ai 25 anni, lo H-FARM Campus è già da annoverare fra i più grandi poli dell’innovazione europei grazie ai suoi 51 ettari di superficie, con un 10% di strutture che sono state edificate per ospitare duemila studenti in mezzo al verde di oltre 3 mila 500 alberi.

Tutto torna, considerando che si tratta dell’espressione didattica generata da H-FARM, da quindici anni uno dei più virtuosi incubatori di start-up in ambito europeo, ragione per cui risulta sicuramente un piacere parlarne con Riccardo Donadon, fondatore-presidente di H-FARM. Trevigiano, 53 anni, laurea in psicologia Donadon integra alti livelli di human factor con una vocazione per il web dimostrata sin dagli esordi nella galassia di imprese del gruppo Benetton.

– Presidente Donadon, cosa vi ha fatto ritenere indispensabile la creazione di questo campus?

“H-FARM è sempre stata una realtà capace di attrarre giovani talenti. Da quando siamo partiti, nel 2005, abbiamo avuto la fortuna di incontrare moltissime persone che si sono aggregate intorno a noi, generando a loro volta nuove opportunità. Nel giro di pochi anni siamo cresciuti in modo esponenziale e dal 2015, dopo che abbiamo iniziato a investire in modo importante nella formazione con le scuole e l’università, avere un unico campus dove far convivere mondo delle imprese, startup e studenti è stato considerato obiettivo prioritario. Siamo convinti che da questa contaminazione si genereranno opportunità non solo per i singoli, ma per tutto l’ecosistema Paese”.

– In che modo la pandemia di Covid ha impattato sulla mission e i progetti di H-Farm relativi a questo campus?

“L’emergenza Covid ha impattato in modo importante su H-FARM, come su tutte le realtà del mondo. Nel nostro caso abbiamo sicuramente risentito di un rallentamento per quanto riguarda l’area che si occupa della consulenza e dei servizi per le imprese. Anche se per noi lavorare da remoto non si è rivelata cosa particolarmente complessa, è certo che i blocchi di attività subiti dalle aziende per cui lavoriamo si è inevitabilmente riflesso su di noi. Per quanto riguarda il mondo education, invece, devo dire che eravamo preparati: i docenti sono stati meravigliosi, in meno di una settimana si sono riorganizzati e sono stati in grado di non far perdere nemmeno un giorno di lezione agli studenti. La didattica è stata ripensata e rimodulata secondo le logiche del Distance Learining, grazie a cui nessuno è rimasto indietro”.

– Cosa significa quel Welcome Dreamers, Explorers, Pirates scritto all’ingresso della scuola superiore? Con curiosità particolare per la terza parola…

“Significa che non importa chi tu sia, quali siano la tua indole o le tue capacità. La nostra è una scuola che investe sul tuo talento e fa di tutto perché tu emerga e sia in grado di aprirti delle opportunità per il futuro. Non creiamo studenti “omologati”, per cui va bene essere sognatori, creativi, ma anche avventurosi lupi di mare, se è il caso. L’importante è trovare la propria strada e farne qualcosa di meraviglioso”.

– In quale misura la “Home and Building Automation”, settore oggi in piena evoluzione, ha un proprio peso all’interno di un campus totalmente dedicato all’innovazione?

“Un aspetto fondamentale del campus è che, camminando per le sue strade e vivendolo ogni giorno, non si ha la percezione di quanta tecnologia ci sia dietro perché, nel progettarlo e costruirlo, siamo stati attentissimi a rendere il tutto armonico con l’ambiente circostante. Grazie a partner straordinari che ci hanno aiutato con la loro esperienza, siamo riusciti a permeare di innovazione e digitale un luogo immerso nella campagna. Tutto è in realtà aumentato da un punto di vista digitale, ma senza che tu te ne possa accorgere. Puoi prenotare il campo di tennis con un tocco sul cellulare, mentre gli studenti che abitano il boarding controllano la camera dall’app che abbiamo progettato per loro e parlano con Alexa per alzare o abbassare le tapparelle. Inoltre, in ogni angolo del campus funziona il Wifi più potente d’Europa, anche se sei circondato da 3500 alberi e da un parco di 27 ettari”.

– Quali sono le caratteristiche “smart” del campus in ambito tecnologico e architettonico?

“Il nostro campus è autosufficiente per l’85% del suo fabbisogno energetico, grazie a sistemi fotovoltaici di accumulo e di scambio in rete di energia. E’ dotato infatti di un impianto fotovoltaico da oltre 1,2 megawatt che, distribuito sulle coperture dei nuovi edifici, permette di utilizzare l’energia solare, rinnovabile e locale, per coprire buona parte dei propri consumi. Il parcheggio è dotato di colonnine elettriche per incentivare una mobilità a impatto zero, e sono inoltre disponibili 500 tra bike, e-bike, caddy car e monopattini elettrici. Quanto alla sicurezza, è garantita da un sistema di controllo accessi all’avanguardia che, unito alla videosorveglianza AXIS, permette di ottenere i più elevati standard a garanzia di studenti, professionisti e abitanti del campus”.

– E per quanto riguarda le aree comuni?

“Uffici, aule, sale riunioni, spazi destinati allo sport, parcheggi sono digitalizzati e dotati di un software in grado di definire la capienza massima di persone per ciascun ambiente, evitando la formazione di code e assembramenti. Tramite smartphone è possibile fruire di qualsiasi servizio erogato all’interno del campus, dall’apertura della porta della camera nello studentato, al pagamento interno nei locali, fino alla prenotazione di un impianto sportivo”.

– In cosa consiste la dotazione tecnologica per la didattica?

“In soluzioni audiovisive di ultima generazione, finalizzate a un’esperienza di apprendimento unica, e poi periferiche IoT, ampi schermi Apple TV piazzati in tutte le aule didattiche, stampanti 3D, laboratori di realtà virtuale: queste sono solo alcune delle tecnologie che animano il nostro campus, rendendolo uno dei centri più innovativi e tecnologici in Europa”.

– Quali investimenti sono stati necessari per mettere in piedi il campus, e quante persone occupa?

“Per lo sviluppo del campus è stato creato un fondo di 101 milioni, gestito da Finint e sostenuto da Cattolica Assicurazioni e Cassa Depositi. L’iter di approvazione è stato davvero lungo, più di tre anni, mentre poi, grazie a una squadra di operai meravigliosa, messa in campo da un brand leader come Carron, la realizzazione degli edifici è avvenuta in tempi record, in meno di un anno dalla posa della prima pietra. Oggi in H-FARM lavorano circa 600 persone suddivise tra Corporate, area Innovation, ovvero consulenza e servizi per le imprese, e area Education, dove operano docenti e staff.

– Il campus manifesta una vocazione per la formazione permanente: dall’asilo all’università. Il mondo dell’infanzia come viene coinvolto?

“I tre anni di asilo e i cinque anni di scuola elementare nel percorso scolastico internazionale vengono chiamati PYP, acronimo che sta per Primary Years Programme, e rappresentano un percorso davvero importante all’interno di tutto il percorso che porta i ragazzi fino al diploma. E’ in questi primi anni infatti che le menti dei bambini vengono stimolate e arricchite ogni giorno con nozioni, ma soprattutto esperienze nuove, che li aiutano a formare il proprio carattere e a creare la relazione con gli altri. In tutto il percorso scolastico, la tecnologia non è che un mezzo che aiuta a esprimersi e ad apprendere, mentre alla base dell’insegnamento ci sono valori che vanno a lavorare sull’individuo, la sua capacità di stare con gli altri, di conoscere se stesso e il mondo che lo circonda”.

– I costi d’iscrizione sono inevitabilmente alti. A cosa state pensando per agevolare i soggetti con minore disponibilità economica?

“Le rette di iscrizione scolastica sono in linea con quelle delle scuole internazionali presenti sul territorio italiano, e decisamente più basse rispetto alla media mondiale. Diverso, invece, è per l’università, che è un percorso pubblico/privato e quindi ha rette più basse delle altre università private italiane. In ogni caso, grazie alla collaborazione dei nostri partner, che dimostrano di avere compreso gli obiettivi del nostro progetto e di condividerne i valori, abbiamo a disposizione delle borse di studio che distribuiamo sia alla High School che nei corsi universitari”.

– Italia e start up, un rapporto contraddittorio. Sembrano aziende fatte apposta per il genio italico, ma poi rischiano di perdersi cammin facendo. A causa di problemi culturali o strutturali?

“L’italia è un Paese che patisce ancora sacche di arretratezza, in particolar modo sull’innovazione e sul digitale. Qui non è così diffusa la cultura dell’investimento in nuove idee, in nuove aziende, nei giovani. Non c’è quel movimento di capitali che, finalizzandosi sulle startup, ha proiettato avanti Paesi come gli Stati Uniti o Israele. Noi qui in H-FARM abbiamo visto tantissimi ragazzi pieni di voglia di fare e di grande volontà e abbiamo investito quasi 30 milioni di euro in oltre 120 startup. Ma è anche vero che nel corso del tempo abbiamo dovuto cambiare, evolverci, perché non riscontravamo intorno a noi una mentalità fatta per portare avanti il nostro progetto così com’era. Ma, a questo proposito, quante sono in Italia le realtà che aiutano i giovani? Per questo al campus noi insegniamo business e entrepreneurship ai bambini, fin da piccoli. Lo facciamo perché siano preparati a comprendere il mondo che li circonda e i modelli su cui si basano le imprese, e perché siano in grado di capire quando si possano cogliere nuove opportunità di cambiamento”.

– Come mai la scelta di quella famosa frase di Michael Jordan, il grande campione americano di basket, sui suoi novemila tiri sbagliati?

“Da sempre il luoghi di H-FARM sono pieni di frasi ispirazionali per coloro che li vivono. Ci sono parole di imprenditori, inventori, sportivi, uomini e donne che con il loro pensiero e il proprio esempio hanno provato a lasciare un segno e in qualche caso, a cambiare il mondo. Quella di Michael Jordan, fuori dal nostro palasport, è una frase che vuole essere di incitamento a non mollare e a impegnarsi per ciò in cui si crede, senza temere il fallimento”.

– Cosa di positivo sta incubando la realtà in un momento come questo?

“A tale proposito, il valore e l’unità di H-FARM oggi si riassumono in una immagine che rappresenta il nostro modello. Il campus di H-FARM è un luogo dove imprese, professionisti, manager, startupper, ma anche docenti e studenti convivono, collaborano e si contaminano tra loro. E’ un luogo unico di condivisione, dove è possibile un continuo scambio di idee, oltre alla creazione di nuove opportunità, e alla nascita di stimoli, esperienze e best practice. È un punto di osservazione privilegiato sul futuro, sulle nuove tendenze del mondo del lavoro, sullo sviluppo tecnologico e su come la trasformazione digitale agisce sul contesto sociale: un bacino di talenti a cui può attingere il Paese intero”.

– Presidente, alla fine di una conversazione così interessante, come si può fare sintesi?

“Ricordando che alla base, anzi al centro di tutto ciò, c’è la nostra H, che sta per Human, perché sono solo le persone al centro di tutto ciò che facciamo: nei servizi, nelle relazioni, nelle interazioni. Sì, proprio Human, perché sono le persone che fanno la differenza”.