Una Renovation Wave per rendere sostenibili gli immobili


La Commissione europea prevede di raddoppiare nei prossimi dieci anni il il tasso di ristrutturazione. La parola ora passa agli Stati membri

Quanto sia importante e pervasiva la sfida che dovrà portare l’Europa ad abbassare del 55% le sue emissioni nocive entro il 2030, per poi diventare un continente ad impatto zero nel 2050, ce lo racconta anche il rapido diffondersi di nuove parole e definizioni. Un esempio importante è rappresentato dalla “Renovation Wave”, ovvero la strategia indicata dalla Commissione europea per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici in linea, appunto, con i target generali di riduzione delle emissioni.

Il primo traguardo da tagliare, per realizzare la Renovation Wave del continente, sarà quello di raddoppiare il tasso di ristrutturazione degli edifici nei prossimi dieci anni per ridurne in modo drastico il consumo di energia e risorse. Per raggiungere l’obiettivo sarà però necessario uno sforzo enorme, anche perché il punto di partenza non è dei migliori. Infatti, l’immenso parco immobiliare esistente attualmente consuma circa il 40 % dell’energia e rilascia il 36 % delle emissioni totali di gas serra dell’Unione europea. Ciò nonostante, i lavori di ristrutturazione a fini di efficientamento energetico sono fin qui avanzati al piccolo trotto, appena l’1% annuale.

È necessario quindi un autentico cambio di passo, con la Commissione Ue che sottolinea i benefici a cascata derivanti dalla Renovation Wave sugli edifici: “Migliorerà la qualità della vita delle persone che vi abitano e li usano, diminuiranno le emissioni di gas serra rilasciate in Europa, la digitalizzazione farà un salto in avanti e s’intensificheranno il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali”.

La strategia dell’ondata di ristrutturazioni (traduzione della definizione inglese) prevede tre grandi settori d’applicazione: decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento; ristrutturazione di edifici pubblici quali scuole, ospedali e uffici; lotta alla povertà e all’inefficienza energetiche. Operando in questo modo, la Commissione Ue stima che entro il 2030 potrebbero essere ristrutturati circa 35 milioni di edifici con un’altra conseguenza non trascurabile, la creazione di 160.000 nuovi posti di lavoro nel settore edile.

Non mancano le indicazioni pratiche per agevolare al massimo la gigantesca mole di lavori necessaria alla realizzazione della Renovation Wave. Fra i “consigli” dell’Unione europea agli Stati membri per eliminare i possibili ostacoli nella catena di ristrutturazione degli edifici, ci sono l’adozione di misure politiche ad hoc, la disponibilità di strumenti di finanziamento e la predisposizione dei dispositivi di assistenza tecnica. Con attenzione a tutte le fasi della ristrutturazione edilizia: la concezione del progetto, il suo finanziamento, lo svolgimento dei lavori fino al completamento.

Tutte indicazioni che naturalmente dovranno essere recepite e sviluppate dalle singole nazioni europee, ai nastri di partenza per una “corsa” decennale verso il primo traguardo del 2030. Per quanto riguarda l’Italia, una prima indicazione la si è avuta dalla prima versione del piano presentato dal governo, denominato #Next Generation Italia, per l’impiego delle ingenti risorse messe a disposizione dal Recovery Fund europeo.

Nel documento dell’esecutivo viene innanzitutto rimarcato come “la maggior parte dei 14,5 milioni di edifici del Paese è stata edificata in epoche precedenti alle vigenti normative legate all’efficienza energetica”. Da questa premessa la destinazione di ben 40,1 miliardi di euro per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli immobili. Si tratta della posta maggiore fra tutte quelle presenti in #Next Generation Italia, anche se non è ancora indicata la ripartizione degli investimenti. Specifiche che peraltro andranno effettuate a breve perché attese dagli organismi comunitari.