Da Trapani a Bollate, c’è un’Italia che diventa Smart

1 Marzo 2019 Smart Building Italia


Si moltiplicano in tutta Italia segnali di Smart City su cui investire per un futuro più sostenibile. Come ad esempio a Trapani, dove il sindaco Giacomo Tranchida ha appena affidato la delega assessoriale alla Smart City agli studenti dell’istituto industriale Leonardo da Vinci, scuola superiore che da quattro anni partecipa a Zero Robotics, competizione mondiale di progetti robotici applicati all’ambito aerospaziale.
Così è successo anche lo scorso gennaio al MIT di Boston, dove l’istituto Da Vinci è stato degnamente rappresentato dalla squadra degli Space Hunters. Da tempo alla vana ricerca di un assessore dal profilo giovane e intraprendente per questa nuova delega, il sindaco Tranchida ha alla fine rotto il ghiaccio optando per questa scuola superiore, ai cui migliori allievi nelle materie informatiche affidare progetti grazie a cui trasformare Trapani in una Smart City, a cominciare ad esempio dal cablaggio della zona urbana riservata al traffico ZTL.

Trenta telecamere e un sistema di rilevatori dell’inquinamento atmosferico costituiscono invece le prime tappe di un’implementazione Smart che il comune di Bollate, in provincia di Milano, affida anche per il 2019 alla società multiservizi Gaia, totalmente controllata dallo stesso Comune. Altro passo tramite cui adeguare questa cittadina di 35mila abitanti ai massimi standard europe consiste a breve periodo nell’installazione di 4.500 led intelligenti al posto degli attuali lampioni e punti luce dell’illuminazione pubblica.

Infine, una notizia dal forte impatto innovativo in un ambito fortemente Smart come la mobilità urbana. Arriva da Villasimius, comune in provincia di Cagliari, dove, nell’ambito del progetto Stratus, si prevede la realizzazione, entro l’anno, di un primo troncone di pista ciclabile, lungo circa un chilometro, nel cui manto inserire pannelli solari in grado di produrre 600mila kilowatt ora a disposizione di soggetti energivori del territorio circostante. Si tratta di una Best Practice urbana importata dall’Olanda, Paese dove già si pensa alle prime strade per auto destinate a produrre energia solare.