Data center, efficienza energetica e AI: il rischio di una strategia europea a metà
L’Europa accelera sulle regole per l’efficienza energetica dei data center, ma la crescita dell’intelligenza artificiale rischia di cambiare completamente la scala del problema. Il tema sarà al centro del dibattito anche al Mediterranean Data Center Forum di Bari.
La transizione digitale europea passa inevitabilmente dai data center. Sono le infrastrutture invisibili che sostengono cloud, servizi digitali e, sempre di più, l’intelligenza artificiale. Ma proprio mentre l’Europa accelera sul fronte della regolazione energetica di queste infrastrutture, emerge una domanda che non possiamo ignorare: stiamo affrontando davvero il problema giusto?
La Commissione europea sta lavorando a una nuova roadmap dedicata alla digitalizzazione e all’AI nel settore energia e a un pacchetto di misure per migliorare l’efficienza energetica dei data center. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’impatto ambientale di infrastrutture sempre più energivore e portare il settore verso la neutralità climatica entro il 2030.
Non è un dettaglio. In Europa i data center hanno già raggiunto consumi stimati intorno ai 70 TWh nel 2024, destinati a crescere rapidamente con la diffusione di cloud e AI.
E le proiezioni indicano che entro il 2030 potrebbero rappresentare una quota significativa della domanda elettrica europea.
In questo contesto la nuova Direttiva europea sull’efficienza energetica (EED) introduce obblighi di monitoraggio e trasparenza per i data center più energivori, mentre altre iniziative puntano a definire standard comuni di sostenibilità e reporting.
Tutto giusto, almeno sulla carta.
Il problema è che il quadro rischia di essere incompleto. Molte delle politiche in discussione sembrano concentrarsi sulle performance energetiche delle infrastrutture esistenti — raffreddamento, gestione dell’energia, recupero del calore — ma dedicano ancora poca attenzione all’elemento che sta cambiando radicalmente lo scenario: l’esplosione della domanda di calcolo generata dall’intelligenza artificiale.
L’AI, soprattutto quella generativa, richiede infatti capacità computazionale enormemente superiore rispetto ai servizi digitali tradizionali. E questo significa data center più grandi, più densi e soprattutto molto più energivori. Non si tratta quindi solo di rendere più efficienti le infrastrutture, ma di interrogarsi sul modello di crescita della domanda digitale.
È un punto cruciale anche per l’Italia. Il nostro Paese è oggi uno dei mercati emergenti europei per i data center, con Milano tra i principali hub continentali e una domanda di potenza in costante crescita.
Per questo il tema non riguarda soltanto il settore ICT, ma l’intero ecosistema delle infrastrutture: reti elettriche, sistemi energetici, pianificazione urbana e, naturalmente, edifici intelligenti.
È esattamente questo il terreno su cui si giocherà la vera partita della twin transition, digitale ed energetica. Una partita che richiede visione sistemica, non solo regolazione tecnica.
Non a caso, proprio di questi temi discuteremo il 27 marzo a Bari, in occasione del Mediterranean Data Center Forum, dove operatori, istituzioni e industria si confronteranno sul ruolo strategico dei data center nello sviluppo delle infrastrutture digitali e sulla loro sostenibilità energetica.
Perché la vera domanda non è se i data center debbano diventare più efficienti — questo è già inevitabile.
La domanda è se l’Europa saprà governare l’impatto energetico della rivoluzione dell’intelligenza artificiale prima che questa ridefinisca completamente le regole del gioco.





