SINFI evolve, ma resta un nodo irrisolto: il ruolo (assente) degli installatori
Il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI) compie un ulteriore passo avanti nel proprio percorso di sviluppo, introducendo nuove funzionalità che ne rafforzano il ruolo di piattaforma strategica per la gestione e la pianificazione delle infrastrutture digitali del Paese.
Secondo quanto comunicato dal Dipartimento per la trasformazione digitale, il sistema si arricchisce di strumenti avanzati che ampliano le capacità già disponibili: dal conferimento dei dati infrastrutturali alla pubblicazione di mappe in standard WMS, fino allo scambio di documentazione sugli scavi. Tra le novità più rilevanti spiccano la possibilità di consultare gli edifici Broadband Ready, la gestione di foto georeferenziate e l’accesso alle informazioni sulle terminazioni ottiche, elementi che consentono una rappresentazione sempre più puntuale e aggiornata del territorio.
Un’evoluzione coerente con gli obiettivi del Piano di potenziamento e interoperabilità finanziato dal PNRR, che punta a rendere il SINFI un vero hub informativo integrato, capace di migliorare la qualità e la fruibilità dei dati a disposizione di amministrazioni, enti e operatori.
Tutto bene, dunque? Non proprio.
Il grande assente: gli installatori
A fronte di questo rafforzamento tecnologico e funzionale, emerge infatti una criticità tutt’altro che marginale, che rischia di compromettere l’efficacia stessa del sistema: nella home page del SINFI non si trova traccia, tra i soggetti che possono aderire e usufruire dei servizi, dei tecnici installatori.
Una dimenticanza? Difficile crederlo, considerando che proprio a questa categoria professionale l’art. 135-bis del Testo Unico dell’Edilizia, nella sua versione aggiornata, affida esplicitamente l’obbligo di registrazione degli impianti multiservizio in fibra ottica.
Siamo di fronte a una contraddizione evidente: da un lato, il legislatore individua negli installatori un attore chiave per l’alimentazione del sistema informativo; dall’altro, la piattaforma che dovrebbe accogliere e valorizzare questi dati sembra non riconoscerli formalmente tra i propri utenti.
Un vuoto che alimenta la confusione
Questo “vuoto” non è solo formale. Ha conseguenze concrete.
La mancata esplicitazione del ruolo degli installatori nel SINFI contribuisce infatti ad alimentare la già ampia confusione applicativa che circonda l’art. 135-bis. Una norma approvata ormai dieci anni fa, ma ancora oggi largamente disattesa, proprio per la difficoltà di tradurla in prassi operative chiare e condivise.
Chi deve registrare cosa? Con quali modalità? Attraverso quali strumenti?
Sono domande che, nel quotidiano di progettisti, installatori e operatori, trovano ancora risposte parziali o contraddittorie.
In questo contesto, il SINFI dovrebbe rappresentare il punto di convergenza, il luogo digitale in cui la norma si traduce in operatività. Ma per farlo deve essere inclusivo e coerente con il quadro regolatorio.
Innovazione sì, ma con coerenza normativa
Il potenziamento tecnologico del SINFI è senza dubbio una buona notizia. L’introduzione di nuove funzionalità, l’integrazione dei dati e l’interoperabilità sono elementi fondamentali per lo sviluppo delle infrastrutture digitali e per il raggiungimento degli obiettivi di connettività del Paese.
Tuttavia, senza una chiara definizione dei soggetti coinvolti — e in particolare senza il riconoscimento del ruolo degli installatori — il rischio è che l’innovazione resti incompleta.
Perché un sistema informativo, per quanto evoluto, vale quanto la qualità e la completezza dei dati che riesce a raccogliere. E questi dati, nel caso degli impianti multiservizio in fibra ottica, passano inevitabilmente dalle mani di chi quegli impianti li realizza.
Colmare questa lacuna non è solo un dettaglio operativo: è una condizione necessaria per trasformare il SINFI da piattaforma promettente a strumento realmente efficace per il sistema Paese.





