Fotovoltaico, lo strano caso dell’agricoltura


Ci eravamo lasciati, in tema di impianti fotovoltaici ed effetti sulle comunità e sul territorio, con alcune confortanti certezze, ovvero i ritorni benefici dell’energia solare a scapito delle fonti fossili in termini economici e ambientali. Eppure, a ennesima riprova della varietà del mondo, sembra che non tutti la pensino allo stesso modo, sebbene risulti quanto meno sorprendente l’ambito, tutto italiano, nel quale il ricorso ai pannelli solari non viene apprezzato se non addirittura guardato con sospetto. Stiamo infatti parlando del settore agricolo anche se, è bene precisarlo subito, le prese di posizione contro il fotovoltaico sono circoscritte ed anzi, come vedremo, hanno suscitato nello stesso ambiente reazioni di senso opposto.

A far riflettere ci sono due recenti fatti di cronaca, localizzati agli estremi geografici del territorio nazionale ma con un protagonista in comune, ovvero Coldiretti. Il primo episodio riguarda un recente pronunciamento del Tar Veneto che ha respinto una richiesta di sospensione della realizzazione dell’impianto fotovoltaico a terra nel comune di Loreo dopo che lo stesso aveva ottenuto il via libera da parte dei competenti uffici regionali. Richiesta di sospensione formulata, appunto, da Coldiretti Veneto, che ha così commentato il no del Tar: “In questa battaglia non ci sono vincitori né vinti, è il territorio a perdere. Il nostro è un atto dovuto verso i cittadini, gli agricoltori, nei confronti della tutela del paesaggio e di chi fruisce della sua bellezza. È una forma di rispetto verso la gente che lo conserva, che lo abita, verso chi lavora la terra e dai campi trae le produzioni di alta qualità per garantire la sana alimentazione alla comunità. Tutto questo non ha prezzo e nessuna carta di credito può restituire quanto andrà perduto come bene a disposizione della collettività e patrimonio agroalimentare”.

Toni duri? Mai come quelli sentiti in Sicilia, dove il fotovoltaico è stato addirittura accostato a comportamenti criminali… “Le ombre del business del fotovoltaico a terra sugli incendi in Sicilia – si legge in un recente comunicato di Coldiretti – rafforzano l’impegno per la difesa del territorio con la petizione contro i pannelli solari mangia suolo”. Una petizione, lanciata in tutta Italia da Coldiretti Giovani Impresa, “a tutela del suolo agricolo chiedendo alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra”. Certo, nel caso specifico ci sarebbe da obiettare che, secondo legge, in territori oggetto di incendi non possono essere realizzate nuove strutture per almeno dieci anni, che diventano quindici nel caso di cambio di destinazione d’uso. Ma in questa sede quel che ci interessa sottolineare è questo singolare sentore nei confronti del fotovoltaico.

Sentore, come detto, che anche nell’ambito agricolo non è sicuramente prevalente. Ad esempio, si può riprendere quanto affermato nel recente paper di Elettricità Futura e Confagricoltura che affronta alcuni dei temi al centro del G20 Ambiente: “La sinergia tra produzione agricola ed energetica genera una lunga serie di benefici, che il Paese può e deve cogliere, in termini di ricadute economiche, attraverso la possibile creazione di imprese agricole energeticamente indipendenti, la rivitalizzazione delle attività agricole in aree oggi a bassa redditività e a rischio abbandono, nonché di recupero anche a fini energetici di aree abbandonate o attualmente incolte”. Senza dimenticare che la questione fotovoltaico nell’agricoltura, se di questione si può parlare, va inquadrata nel corretto contesto dimensionale. Cosa che ha fatto Italia Solare ricordando come il Piano nazionale per l’energia e il clima al 2030 (PNIEC) richiede di installare circa 43 GW di fotovoltaico ed ipotizzando di realizzare il 30% dei nuovi impianti su tetti e coperture, per il resto occorrerà avere a disposizione 39.000 ettari di terreni. Una superficie che equivale allo 0,93% delle aree agricole non utilizzate e allo 0,24% delle aree coltivate. “Visti questi numeri – ha commentato il presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini – è chiaro che lo spazio non è una questione rilevante”.