Ferrara indica la via (obbligata) della provincia Smart

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Non c’è futuro virtuoso, né sviluppo economico diffuso, senza una “provincia Smart”, in grado di interagire nel modo più articolato possibile con le Smart City metropolitane. Questa la visione che ha animato il convegno di giovedì 23 maggio alla camera di commercio di Ferrara: la sala gremita ha accolto, in un pomeriggio ricco di interventi e contenuti, esponenti di spicco dell’amministrazione comunale e regionale, dirigenti di aziende leader nel settore tecnologico e persino investitori esteri interessati al territorio estense. Si segnala inoltre una forte presenza milanese che comprendeva esperti di smart city, protagonisti del mondo della comunicazione e della divulgazione dei temi tecnologici. In un’epoca di trasformazioni rapidissime, nelle quali la tecnologia consente di mettere a valore – attraverso l’assimilazione e l’organizzazione dei dati – anche gli aspetti minimi della quotidianità, è inevitabile una tendenza all’accentramento delle risorse nelle mani di chi controlla queste tecnologie.

A livello geopolitico questo si sta manifestando potentemente nell’opposizione – anche politica, a giudicare dalle ultime elezioni – tra centri e periferie: le grandi città, in buona parte smart city in costante trasformazione, dotate di tecnologie sempre più avveniristiche, si contrappongono a una periferia che perde ogni giorno valore soprattutto a causa della cosiddetta fuga di cervelli. Le nuove generazioni sopportano sempre meno l’arretratezza, tecnologica prima che culturale, dei contesti in cui pure sono cresciuti: vivono in rete (le statistiche in merito sono impressionanti) e si sentono in gabbia in territori privi delle infrastrutture di cui i loro coetanei con i quali interagiscono quotidianamente sul web godono nelle grandi città. È quindi naturale che, giunta l’età lavorativa, i giovani d’oggi sentano l’istinto di trasferirsi nei luoghi che – oltre ad offrire opportunità di carriera irraggiungibili altrove – forniscono tutti i servizi che hanno sempre desiderato.

Invertire questa tendenza è l’obiettivo del Consorzio Ferrara Smart City, animato dal vulcanico CEO&Founder di 22HBG, nonché Marketing Manager di Elenos Group, Gianluca Busi. Riportare la provincia al centro dei processi di evoluzione tecnologica, permettere a chi vive fuori dalle grandi città di godere di un livello di servizi paragonabile e offrire alle nuove generazioni possibilità di crescita lavorativa in linea con quelle disponibili nelle metropoli. Tutto questo per Busi è a portata di mano: confortato dal supporto di investitori internazionali, profondo conoscitore delle competenze presenti sul territorio estense, il Marketing Manager di Elenos è convinto che Ferrara abbia tutte le carte in regola per cogliere le occasioni offerte dalla rivoluzione digitale, fiorendo in un Rinascimento 4.0 che, da più parti promosso anche in ambito economico, fermerà la diaspora dei giovani ferraresi oggi tutti proiettati verso Milano. Competenze e capitali non mancano: quello che è necessario mettere in campo quanto prima secondo Busi è un progetto condiviso dalle realtà imprenditoriali e politiche estensi, in grado di coordinare forze e progetti e dare impulso e programmaticità a uno sviluppo che deve essere organico.

I numerosi interventi hanno approfondito le diverse sfaccettature del concetto di Smart city in relazione a quanto, si auspica, sarà il progetto di sviluppo della città di Ferrara nei prossimi decenni. L’intervento più spumeggiante della serata è stato senz’altro quello del divulgatore Rudy Bandiera che ha affrontato il nodo delle nuove generazioni tentando di tratteggiare un profilo di questi millennials. L’industria dei videogiochi per Rudy è uno dei modelli di business di maggior successo degli ultimi anni e tra i meno conosciuti negli ambienti imprenditoriali italiani: microtransazioni, flessibilità, edonismo sono le direttrici che orientano i consumi di una generazione sempre più connessa e radicalmente diversa dalle precedenti.

Si segnalano inoltre gli interventi del colosso Bosch, per voce di Carlo Mannu e Andrea Dausch: il primo a illustrato le attività in ambito Smart city, sottolineando la natura di fondazione della proprietà dell’azienda che porta a rivestire tutti gli utili in Ricerca e Sviluppo, con risultati straordinari dal punto di vista delle nuove tecnologie. La politica di sviluppo di Bosch segue tre direttrici chiamate “le tre esse”: sensori software servizi che Carlo Mannu ha declinato nelle case history di Bologna, Milano e Bari. Dausch, esperto in mobilità intelligente, ha illustrato le diverse sfaccettature di queste tecnologie anch’esse segmentate su 3 livelli: elettrificazione, automatismo e shared Mobility sono infatti le direttrici che orienteranno lo sviluppo della mobilità intelligente nei prossimi anni, con diversi progetti oggi già attivi che Dausch ha descritto dettagliatamente.

Hanno concluso la giornata gli interventi del project manager 22HBG Aimé Diatta e del prof. Arnaldo Spalvieri, docente di Digital Communication del Politecnico di Milano. Diatta ha ribadito l’importanza dell’intelligenza artificiale come strumento per ottimizzare le risorse, ricordando però che alla base della IA devono sempre esserci l’uomo e i suoi bisogni. Spalvieri ha infine approfondito il tema centrale del 5G, tecnologia rivoluzionaria che permetterà di accelerare le trasmissioni dati consentendo applicazioni ad oggi irrealizzabili, quali quelle che coinvolgono droni e vetture automatizzate in attività di alta precisione.

Tutte queste voci, diverse quanto stimolanti, hanno composto a Ferrara un “coro” in grado di coinvolgere profondamente sul tema di una Smart City sempre più evoluta e diffusa.