Auto elettriche: a rischio 34 gigafactory e 50mila posti di lavoro
L’industria automobilistica globale accelera verso l’elettrico, ma l’Europa rischia di perdere terreno proprio mentre si gioca una delle partite industriali più importanti dei prossimi decenni. A lanciare l’allarme è Transport & Environment (T&E), che in un nuovo studio evidenzia i rischi legati a un possibile allentamento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di CO2 per le auto.
Secondo l’analisi, un indebolimento delle norme climatiche UE potrebbe compromettere la nascita di 34 gigafactory per la produzione di batterie, mettendo inoltre a rischio fino a 47mila posti di lavoro lungo la filiera europea dell’elettrico.
Produzione BEV dimezzata entro il 2030
Lo studio prende in esame tre differenti scenari: il mantenimento dell’attuale regolamento europeo, la proposta di revisione avanzata dalla Commissione UE e le richieste formulate dalle case automobilistiche. Proprio quest’ultimo scenario viene considerato il più critico.
Se venisse accolta la proposta dei costruttori di calcolare la media delle emissioni su un arco di cinque anni, la produzione europea di veicoli elettrici a batteria potrebbe infatti dimezzarsi entro il 2030, passando dalle 7,4 milioni di unità previste a soli 3,7 milioni. Anche il possibile indebolimento del target 2035, con una riduzione delle emissioni fissata all’80% anziché al 100%, avrebbe un forte impatto sulla produzione industriale europea.
Per T&E, i veicoli elettrici rappresentano oggi il principale motore di investimento dell’automotive globale e proprio gli obiettivi climatici stanno guidando le strategie industriali e produttive del settore.
Batterie e occupazione nel mirino
Il rallentamento della transizione elettrica avrebbe conseguenze dirette anche sulla filiera delle batterie, considerata strategica per l’autonomia industriale europea. Secondo lo studio, la capacità produttiva europea potrebbe ridursi di oltre due terzi entro il 2030, con una perdita potenziale di 1.024 GWh.
A rischio non ci sarebbero soltanto gli impianti produttivi, ma anche l’intera catena del valore, inclusa la produzione di catodi, il componente economicamente più rilevante delle batterie. Con obiettivi climatici più deboli, molti dei progetti industriali oggi programmati potrebbero non vedere mai la luce.
Italia: l’elettrico può invertire il declino produttivo
Lo studio dedica un focus specifico anche all’Italia, dove la produzione automobilistica è scesa negli ultimi anni a circa 230mila unità. Secondo lo studio, mantenere gli attuali obiettivi UE e accompagnarli con politiche industriali mirate potrebbe consentire al Paese di recuperare competitività, riportando la produzione a circa 412mila veicoli entro il 2035.
In questo scenario, il valore della produzione automobilistica nazionale potrebbe superare i 15 miliardi di euro, più del doppio rispetto agli attuali 7,5 miliardi. Anche il comparto della componentistica, che vale oltre 50 miliardi di euro, potrebbe beneficiare della transizione elettrica, a patto di agganciare rapidamente il cambiamento tecnologico.
Più petrolio e maggiore dipendenza energetica
Oltre all’impatto industriale, lo studio sottolinea anche le conseguenze energetiche di un rallentamento dell’elettrificazione. Mantenere gli attuali target europei consentirebbe infatti di evitare il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035.
Al contrario, una diffusione più lenta dei veicoli elettrici comporterebbe per l’UE circa 50 miliardi di euro aggiuntivi di importazioni petrolifere tra il 2026 e il 2035, aumentando la dipendenza energetica del continente.





