Digital Networks Act: l’Europa tra telco e pluralismo

16 Novembre 2025 Ilaria Rebecchi


Il “DNA” rappresenta una scelta strategica per l’Europa: puntare su reti più forti e digitalmente sovrane, o mantenere un equilibrio tra competitività e pluralismo

 L’Europa si trova a un bivio cruciale: il nuovo Digital Networks Act (DNA) apre la strada a una rivoluzione normativa per il settore delle telecomunicazioni, ma tra entusiasmi e preoccupazioni si profilano tensioni che potrebbero ridefinire il futuro delle reti nel Vecchio Continente.

La spinta delle grandi telco

Il fronte proponente è compatto. I principali operatori europei – tra cui i manager italiani Pietro Labriola e Massimo Sarmi – hanno firmato un appello alla Commissione europea: “Basta rinvii, serve una riforma immediata“. Nel mirino, la deregulation e la creazione di un vero mercato unico per le telco, con l’obiettivo di rafforzare investimenti in 5G, fibra ottica, cloud sovrano, cavi sottomarini e intelligenza artificiale, gettando le basi per il futuro 6G.
Il DNA è visto come lo strumento per mettere in pari gli operatori tradizionali con i giganti digitali (OTT).

I punti chiave 

L’atto normativa, attualmente in fase di consultazione pubblica, ridefinisce un quadro regolatorio datato, risalente al Codice delle comunicazioni elettroniche del 2018. La Commissione punta a semplificare e armonizzare regole e autorizzazioni, con particolare riguardo alle aste per le frequenze, che oggi procedono in modo disomogeneo tra gli Stati. L’obiettivo è sbloccare gli investimenti infrastrutturali necessari a proiettare l’Europa nel futuro digitale.

I rischi potenziali

Non tutti guardano al DNA con favore. Alcuni attori del settore – in particolare i piccoli operatori e i regolatori – temono un’eccessiva concentrazione di potere. Giovanni Zorzoni di Aiip ha lanciato un chiaro avviso: il rischio è che l’Internet aperta venga “soffocata” da pochi attori paneuropei dominanti.
Da parte sua, Francesco Nonno, presidente di FTTH Council Europe e Direttore Regolamentazione di Open Fiber, sottolinea la necessità di non modificare le regole durante il pieno svolgimento degli investimenti: la deregolamentazione anticipata potrebbe minare la fiducia degli investitori e rallentare il completamento delle reti in fibra.

Con l’Europa che ha già raggiunto una copertura VHCN dell’82,5 %, una penetrazione della fibra del 69,2 % e una copertura 5G del 94 %, introdurre nuove misure prima del consolidamento rischia di essere un boomerang: investimenti pubblici e privati potrebbero raffreddarsi, e quei segmenti tecnologici essenziali (edge computing, AI, sostenibilità energetica) subirebbero un rallentamento.

Regolamentazioni e sfida strategica

Thierry Breton – Commissario europeo per il Mercato interno – definisce il DNA come “coraggioso, orientato al futuro e rivoluzionario”, capace di attrarre capitali privati eliminando barriere normative legate allo spettro, alle reti legacy, alla sicurezza CorCom. In parallelo, la Commissione prevede di presentare l’intero pacchetto normativo, compreso il DNA, entro il 10 dicembre 2025 Key4biz.

Pro e contro a confronto

Pro Contro
Semplificazione normativa e armonizzazione europea Rischio di concentrazione del mercato e perdita di pluralismo
Stimolo agli investimenti in nuove infrastrutture digitali Pericolo di disaffezione degli investitori per cambi repentini
Incentivo al consolidamento e rafforzamento telco Timori per un modello d’Internet meno aperto e accessibile

 

Ilaria Rebecchi

Executive Editor della rivista e del portale Smart Building Italia, lavora come Giornalista e Senior Copywriter specializzata in settori come tecnologia e digitale, creatività e social media.