Il Ministero della Transizione Ecologica e la sfida del Recovery Plan


Introdotto nel governo Draghi, il nuovo dicastero guidato da Roberto Cingolani dovrà gestire una parte importante dei fondi europei per la ripartenza.

Doveva essere un governo inedito, composto da tecnici, ma in realtà nell’esecutivo guidato da Mario Draghi abbondano gli esponenti della “vecchia” politica. Eppure, nella compagine che ha da poco giurato al Quirinale una novità importante esiste. Infatti, davanti al presidente della Repubblica si è presentato anche il ministro Roberto Cingolani, titolare di un dicastero assolutamente inedito, quello della Transizione Ecologica.

Per prima cosa va detto che i cattivi pensieri legati all’italica creazione dei ministeri, spesso rivelatisi dei meri “poltronifici” senza reali competenze, questa volta potrebbero essere smentiti in breve tempo. Un indizio sta in quella che non appare una semplice coincidenza: la definizione di transizione ecologica è esattamente quella che compare in uno dei più importanti capitoli del Recovery Plan, il documento che deve indicare le modalità d’impiego delle ingenti risorse, a fondo perduto o sotto forma di prestito, messe a disposizione dal Recovery Fund europeo per la ripartenza dalla pandemia degli Stati dell’Unione .

Ebbene, il neo premier Draghi rimetterà certamente mano al Recovery Plan, proprio per dar seguito ai numerosi rilievi espressi da Bruxelles sulle prime versioni del documento, ma la nascita del nuovo dicastero rappresenta già di per sé una prima risposta alle critiche. Infatti, al ministero della Transizione Ecologica dovrebbero essere destinati ben 70 miliardi, quelli che dentro il Recovery Plan vengono appunto stanziati nel capitolo green riguardante soprattutto economia circolare, mobilità sostenibile e riqualificazione degli edifici.

Settanta miliardi la cui destinazione potrebbe però suscitare gli “appetiti” di altri ministeri per così dire contigui, come quello dello Sviluppo Economico se non direttamente il dicastero dell’Economia. E la tenuta delle risorse dentro il perimetro della Transizione Ecologica sarà ovviamente il primo test sull’attendibilità del nuovo ministero. Una verifica che peraltro avverrà in tempi molto brevi, se è vero che i vari governi dovranno consegnare in poche settimane i loro piani nazionali per poi spartirsi, una volta approvati, i 750 miliardi complessivi del Recovery Fund europeo.

Le vicende della nuova entità di governo inevitabilmente passeranno anche dall’autorevolezza e competenza che sarà in grado di esprimere il ministro. Laureato in fisica e con un notevole curriculum accademico, il sessantenne Roberto Cingolani può essere definito un tecnico “ibrido”, nel senso che nonostante la sua formazione scientifica l’uomo ha già avuto a che fare con la politica. Già nel 2003 l’allora ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, lo scelse come direttore scientifico del neonato Istituto Italiano di tecnologia con sede a Genova.

Molto più recente è invece l’esperienza che più ha posto Cingolani sotto la luce dei riflettori. Nel 2016 ricevette dall’allora premier Renzi l’incarico di progettare un polo scientifico da realizzare nell’ex area Expo a Milano. Il fisico propose la realizzazione dello “Human Technopole”, un hub per la medicina del futuro. Il governo approvò anche se tre anni dopo Cingolani ha deciso di optare per un altro incarico, diventando responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo. Una storia dunque importante, e presto scopriremo se questo bagaglio d’esperienze sarà sufficiente per vincere la grande sfida della transizione ecologica. Non possiamo fare altro che augurarglielo. Per il bene del Paese.